Il ministero sbatte la porta in faccia alla delegazione di noi genitori e insegnati

Avanti con le azioni legali ma soprattutto ricordiamocene nelle urne.

Roma 31 maggio 2011

Martedì 31 maggio, l’ennesimo pomeriggio sotto il ministero dell’istruzione (un tempo pubblica), a cercare da cittadini una spiegazione agli abusi che si stanno perpetrando contro le scuole romane dei nostri figli.

Due volte ci avevano ricevuto, due volte ci avevano già confermato che abbiamo ragione noi, ci avevano già dato per certi principi sulla formazione degli organici in base ai quali non un solo circolo didattico di Roma ha avuto ciò che gli spetta in termini di docenti.

Un gioco delle parti pirandelliano: il ministero dice che abbiamo ragione ma che non può quantificare gli organici; l’ufficio scolastico regionale si rifiuta autisticamente di parlarci, di spiegarci perché queste dotazioni assurde e fuori legge, e a quanto pare non quantifica alcuna richiesta di docenti aggiuntivi per le elementari del Lazio, che rischiano in questo modo di essere le più penalizzate d’Italia, contro le stesse indicazioni ministeriali.

Di nuovo lì, allora, per 4 ore a sgolarci e a chiedere di poter parlare con qualcuno; magari con lo staff del Ministro, il capo di gabinetto o uno dei suoi vice, il capo della segreteria tecnica o di quella particolare, il portavoce, il capo del legislativo o un suo vice, insomma uno dei tantissimi collaboratori cui noi, proprio noi, paghiamo con le nostre tasse emolumenti aggiuntivi da favola per guidare la struttura ministeriale.

Solo una porta sbattuta in faccia.

Non c’era nessuno, a quanto pare. A quanto ci hanno detto. I nostri dipendenti (perché è questo che sono, dal momento che gli paghiamo lo stipendio) non c’erano o non avevano tempo per parlarci. Troppo occupati per render conto ai cittadini di quel che stanno facendo, in contraddizione con le loro stesse norme, con i loro stessi atti. Mentre la scuola pubblica muore.

Perfino chi ci aveva altre volte ricevuto e dato ragione pareva seccato e non disponibile a parlarci. Come se fosse nostra la colpa se la restituzione di condizioni di legalità alle scuole di Roma non si compie, come se a fronte di ciò noi potessimo accontentarci, cornuti e mazziati, di sapere che abbiamo ragione mentre le nostre scuole perdono il 10 % o anche più dei maestri in un colpo solo.

La reazione è stata allo stesso tempo di rabbia e di compostezza.

Mentre i carabinieri, giovani e un po’ spaesati, venivano assurdamente mandati a bloccare pure un innocuo girotondo di protesta davanti all’entrata del “Palazzo” di pasoliniana memoria, quelle persone, tutte diverse per abbigliamento, estrazione sociale, storia personale, culture politiche, hanno incassato il colpo, arrabbiate ma non rassegnate.

Perché questi due anni di battaglia continua ed estenuante hanno rinforzato in loro il senso della cittadinanza.

E da cittadini continueranno a chiedere conto e ragione di quello che sta accadendo alla scuola pubblica dei loro figli in tutte le sedi.

Come il mugnaio di Potsdam, sono andati via, offesi ma non umiliati, serenamente pensando che ci sarà pure un giudice a Berlino, e comunque pronti a ripetere ancora in futuro il loro paziente esercizio di cittadinanza.

Quei signori del muto Palazzo di un assolato pomeriggio romano li rincontreremo davanti a un giudice, li costringeremo a battersi, cespuglio per cespuglio, in una Cambogia di ricorsi giurisdizionali, evitabilissimi se solo si fosse avuta la correttezza civile di riceverci e di concordare un percorso per restituire alle nostre scuole condizioni di legalità.

Questa correttezza non c’è stata; e allora uno, due, dieci, cinquanta, cento, duecento circoli didattici romani impugnino il loro organico e costringano questi signorotti inconsapevoli della democrazia e dei diritti a battersi nei mille cespugli di questa Cambogia giudiziaria.

Qualcuno si sta già organizzando, è quasi pronto. Altri stanno seguendo. L’invito è che alla fine seguano tutti.

Il Palazzo, muto e tetro, sta sempre lì. Ma ci sarà pure un giudice a Berlino.

.
Giovanni Vetritto


Giovanni Vetritto è presidente del comitato genitori del 139° circolo didattico della XVI circoscrizione di Roma nonché membro della delegazione incaricata di portare avanti le trattative col ministero e di sovrintendere alle azioni legali che il circolo didattico 139 sta per intentare.



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