Il ministro bastone e carota, più bastone che carota

Roma, 19 novembre 2012 – ricevo dalla mailing list del Coordinamento Scuole Elementari di Roma in relazione ai fatti del 14 novembre.

Il ministro bastone e carota, più bastone che carotaIo non c’ero sul lungotevere ma a me sembra si ripeta (magari in piccolo) quello che successe nel 2001 a Genova.

Da una parte c’è l’esigenza di rendere la protesta ‘visibile’ e, per quanto possibile, ‘efficace’. Il che vuol dire che non può bastare, oggi, scendere in piazza, sfilare, scandire due slogan ed essere, nel migliore dei casi, relegati ad essere citati di sfuggita in un TG tra il fidanzamento del principe di turno e l’anteprima del film di Boldi. 

Del resto le parole del ministro Cancellieri sono chiare: “Chi fa manifestazioni le faccia in maniera libera, ma secondo le disposizioni che vengono date: libertà di manifestare nel rispetto della libertà di tutti di vivere una vita serena”. 
Si può, quindi, manifestare a patto che non si disturbi il manovratore. Si può manifestare a patto che poi loro possano tranquillamente continuare a fare, indisturbati, quello che gli pare.
Manifestare così, a mio parere, non avrebbe più alcun senso, oggi come oggi.
Dall’altra parte c’è il problema che bisogna trovare il modo per far sì che l’attenzione rimanga focalizzata sui problemi, sulle proposte, sulle critiche, sulle idee. Ogni volta che c’è questo ‘rischio’, fa molto comodo che avvengano incidenti. Distolgono l’attenzione ed il risultato, se pur con qualche contestazione in più, è raggiunto lo stesso. 
Chi si ricorda oggi di dire che nel 2001 le motivazioni che spinsero tanta gente (generalizziamo, i no global) a contestare le politiche di sviluppo del G8, erano valide? Che chi si rifiutò allora di ascoltarle, consegnò l’Italia e tutti i paesi occidentali alla crisi? Chi chiede oggi conto a quei politici (i nomi li sappiamo tutti) che sono i corresponsabili della crisi e che invece la usano come alibi per i loro fallimenti? Nessuno, perchè, anche giustamente, si parla ancora della Diaz e di Carlo Giuliani.
Anche a voler vedere una predisposizione alla violenza da parte di una minoranza, la polizia, oggi come allora, dovrebbe difendere ‘in primis’ tutti gli altri manifestanti. Invece, complice la formazione fondamentalmente fascista di molti agenti e l’incapacità culturale di uscire dal ruolo di cane da guardia del padrone, si fa regolarmente strumento del meccanismo di ‘distrazione di massa’, con tanto sollazzo di chi si diverte a spaccare teste. Ma se il gioco è questo, il tranello è chiaro e chi vuole o crede di poter incidere con la propria partecipazione alla crescita di un paese più civile deve trovare il modo di non farsi fregare così ancora a lungo.

Sarà molto più faticoso, ma forse almeno non sarebbe inutile.

Andrea


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