Scuola elementare: dalla valutazione globale dell’alunno al ritorno della valutazione numerica

Di Bruna Sferra

Una tappa fondamentale nella storia della scuola è costituita dal la legge n. 517 del 1977 che ha modificato radicalmente il concetto di valutazione del processo educativo-didattico: la legge formalizzò la consapevolezza, già presente nella coscienza professionale più avvertita, che la scuola elementare fosse sempre più fattore di sviluppo e maturazione della persona e sempre meno di distinzione degli scolari sulla base delle capacità e del profitto scolastico. Per ciò che riguarda la valutazione, la legge introdusse i seguenti provvedimenti:

  • abolizione dei voti e della pagella;
  • istituzione della scheda di valutazione.

L’abolizione dei voti e della pagella costituì il superamento della valutazione di tipo selettivo in cui il voto, come premio o castigo, rappresentava l’unico strumento per stimolare l’alunno e, in particolare, il voto in condotta era determinante ai fini del giudizio globale poiché attestava l’attitudine all’obbedienza, la capacità di inserimento nel sistema e il rispetto delle regole.
La legge n. 517 del 1977 istituì, pertanto, la valutazione formativa, momento essenziale nella programmazione educativa, introdotta dalla legge stessa, che aveva il compito di adeguare le modalità dell’insegnamento alle capacità di apprendimento degli alunni. La valutazione entrava in questo processo perché, permettendo di rilevare tali capacità, costituiva la base su cui fondare la programmazione ed era il riscontro necessario per valutarne l’efficacia e per stabilirne eventuali adeguamenti.
Nei Programmi Nazionali del 1985 la valutazione ha assunto una duplice prospettiva:

  • la valutazione riferita all’alunno, cioè al suo processo di apprendimento e di sviluppo
  • la valutazione riferita all’insegnamento, cioè alla validità e all’efficacia delle strategie didattiche per promuovere e agevolare l’apprendimento in senso formativo.

I Programmi, puntualizzando le soluzioni possibili, hanno posto la valutazione come un processo che, insieme alla programmazione, costituisce l’asse portante della realizzazione del curricolo.
Come si è visto, la legge n. 517 del 1977 abolì la pagella e i voti e istituì una “scheda personale dell’alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sui livelli di maturazione raggiunti. Dagli elementi registrati sulla scheda viene desunta trimestralmente dall’insegnante o dagli insegnanti della classe una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione, il cui contenuto viene illustrato ai genitori dell’alunno o a chi ne fa le veci dall’insegnante o dagli insegnanti, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore dell’alunno ai sensi dell’articolo 2 (portatore di handicap)”.
La legge n. 149 del 1990 assegnò al Ministro della Pubblica Istruzione il compito di determinare nuovi criteri, tempi e modalità per la valutazione degli alunni il quale provvide con l’O.M. n. 236 e con la C.M. n. 237 del 1993.
Nell’O.M. n. 236, all’art. 6, si legge:

  1. Il documento di valutazione concerne il processo formativo dei singoli alunni ed ha funzione regolativa, comunicativa, certificativa.
  2. Esso si compone di tre quadri tra loro correlati, riguardanti:
    • il primo, la conoscenza dell’alunno;
    • il secondo, la rilevazione degli apprendimenti conseguiti in rapporto agli interventi didattici, unitamente all’interesse e all’impegno manifestati dall’alunno per ciascuno dei campi disciplinari;
    • il terzo, la valutazione complessiva dei processi formativi, cioè i progressi nell’alfabetizzazione culturale e nello sviluppo personale e sociale dell’alunno.
  3. La compilazione del documento di valutazione è di competenza dei docenti impegnati”.

Sebbene l’Ordinanza ribadisce cheil valutare inerisce il programmare, […] implica la conoscenza approfondita degli alunni […] nella prospettiva di garantire una sostanziale equivalenza dei risultati formativi, […] significa prestare attenzione complessiva alla qualità dei processi attivati ed al progresso nella formazione della personalità di ogni alunno” e quindi predispone nel documento di valutazione i quadri 1 e 2 (comma 3), prevede un secondo quadro, centrale, in cui “sono individuati alcuni aspetti essenziali per ogni disciplina. Rispetto ad ognuno di essi andrà espressa una valutazione utilizzando cinque enunciati, richiamati dalle lettere A, B, C, D, E, corrispondenti a diversi livelli di competenza e processi di apprendimento”.
Questo provvedimento è rilevante poiché fa compiere un passo indietro rispetto alle innovazioni della L.517 del 1977 poichè l’introduzione di lettere corrispondenti a determinati livelli di competenza riavvicina il concetto di valutazione a quello concepito prima dell’abolizione del voto: le lettere, infatti, possono essere facilmente tradotte in numeri.
La Circolare Ministeriale n. 491 del 1996 predispose, poi, un nuovo modello di valutazione che in merito alla rilevazione degli apprendimenti ha compiuto altri passi indietro introducendo il giudizio sintetico attraverso la formulazione: ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente. Ancor più facile, in questo caso, operare un parallelismo tra giudizi e voti numerici.
Il regolamento sull’autonomia scolastica (D.P.R. 275 del 1999) abolì la precedente scheda di valutazione per gli alunni, ma di fatto, fino all’anno scolastico 2004/05, il Ministero ha continuato a inviare alle scuole il vecchio modello in attesa di predisporne uno nuovo.
Il ministro Moratti del governo di centro-destra cercò di stravolgere completamente l’impianto della scuola elementare riconducendola ad un modello di tipo selettivo abbandonato ormai da trent’anni.
Il Decreto Legislativo n. 59 del 2004, applicativo della Legge n. 53 del 2003 (riforma Moratti), istituì il Portfolio delle competenze e introdusse la valutazione del comportamento. La Circolare n.84 del 2005 ne sancì l’obbligatorietà e inserì nel documento di valutazione la valutazione dell’apprendimento della Religione cattolica oltre a quella del comportamento.
Tutti questi gravi elementi determinarono una forte protesta da parte di genitori, insegnanti e varie associazioni. Ne nacque un movimento che si impegnò costantemente con ogni iniziativa possibile contro tutto l’impianto della riforma Moratti. Il TAR del Lazio, con due distinte ordinanze del 1 febbraio 2006, accolse la richiesta di sospensiva della Circolare 84/05 presentata da un gruppo di genitori e, in particolare, riconobbe l’illegittimità sia dell’introduzione della valutazione della Religione Cattolica nella scheda poiché il Decreto Legislativo 297/94 prevede che ne sia compilata una separata, sia di una parte del portfolio poiché il Ministero non aveva ancora emanato il Regolamento sulla Privacy.
Contemporaneamente molti Collegi dei Docenti delle scuole deliberavano di adottare i vecchi modelli di scheda rifiutando la nuova.
Con il governo di centro-sinistra, e Fioroni al Ministero, la struttura formativa-valutativa della riforma Moratti è rimasta sostanzialmente in piedi e anche le nuove Indicazioni (programmi) seppur con una diversa facciata hanno confermato le linee di orientamento morattiano.
Tutto ciò si può evincere chiaramente dalla nota emanata il 10 novembre 2006 nella quale il Ministro Fioroni in nome dell’autonomia scolastica ribadisce che:
le istituzioni scolastiche del primo ciclo, nel rispetto e nell’esercizio della loro autonomia, previa delibera del collegio dei docenti, provvederanno, nel corrente anno scolastico, a predisporre la scheda di valutazione garantendo, comunque, pur nella flessibilità del modello adottato, la valutazione degli apprendimenti conseguiti nelle diverse discipline, ivi compresi gli insegnamenti o attività facoltativo-opzionali, e del comportamento degli alunni”. Quindi, viene riconfermata la scelta di apporre nella scheda il giudizio sul comportamento e legittimata la scheda “fai da te” di cui il ministro Moratti fu anticipatore.
Nel 2008 un nuovo passaggio di consegne: governo di centro-destra e Gelmini al Ministero. Il Decreto Legge 137 del 01 settembre 2008 ha reintrodotto la valutazione espressa in decimi e il voto in condotta. Questa disposizione, insieme all’affidamento alle classi di un unico insegnante e alla riduzione del tempo scuola a 24 ore settimanali previsti nel Decreto, riporta la scuola indietro di più di trent’anni.
La scuola elementare perde tutto ciò che aveva conquistato negli anni ’70 e ’80 e con un lento e progressivo processo iniziato negli anni ’90 si trova a veder restaurate le caratteristiche discriminanti e classiste che tanto faticosamente erano state abbattute.

Dal 1926 al 1977 – Pagella con i voti
Dal 1978 – Giudizi analitici, descrittivi
Dal 1990 – Giudizi sintetici ( A, B, C, D, E)
Dal 1996 – Giudizi sintetici (ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente)
Dal 2000 – Abolita la scheda nazionale ma sono confermati i modelli in uso
Dal 2004 – Potfolio e ritorno al giudizio sul comportamento
2006 – Scheda “fai da te”
2008 – Pagella con i voti

Bruna Sferra

Di seguito pubblichiamo la corrispondenza datata 1976 tra Alberto Manzi e il suo direttore didattico dell’epoca.

DIREZIONE DIDATTICA
DELLA SCUOLA ELEMENTARE
FRATELLI BANDIERA (17° CIRC.)
ROMA, Piazza Ruggero di Sicilia, 2

Roma, li 14/4/76

AL SIGNOR MAESTRO
ALBERTO MANZI

OGGETTO: Pagelle II° Trimestre

Poichè si è concluso già da tempo il II° trimestre, sollecito la S. V. affinché provveda alla compilazione ed alla consegna delle pagelle agli allievi della classe da Lei diretta.
Prego assicurare in proposito.

IL DIRETTORE DIDATTICO
(A. Fulvi)

Roma, 26 aprile 1976
Al direttore didattico
dr. Alberto Fulvi
Scuola elementare Fratelli Bandiera
ROMA

Alberto Manzi

Signor direttore,
la risposta alla sua lettera del 14 aprile 1976, n°740/B3 avente per oggetto “pagelle del II trimestre”, è ovvia: non darò, come sempre ho fatto, le pagelle. Consegnerò le pagelle soltanto alla fine dell’anno scolastico, perché così vuole il regolamento e perché solo in tale momento esse diventano atti d’ufficio. Durante l’anno scolastico le pagelle, così come sono concepite e come debbono essere compilate, sono un insulto all’intelligenza umana, e pertanto un atto ineducativo per eccellenza. È mai possibile realizzare un atto ineducativo in una scuola che vuole educare? Sembra di si, anche se le pagelle (con la relativa classificazione) distruggono il rapporto che intercorre tra insegnante e ragazzi, impediscono di realizzare ogni azione di recupero degli elementi disadattati e realizzano quel tipo di scuole distributrice di semplici informazioni che ogni educatore disapprova, dato che il compito fondamentale delle Scuole e di aiutare degli individui (credo che sia scritto nei programmi ministeriali). Ora, poiché anch’io, così, umilmente, ritengo che la scuola debba essere il luogo dove l’individuo viene educato a pensare, non posso accettare una classificazione che distrugge ciò che intendo realizzare.
Per farmi meglio comprendere, dovrei risalire ad un certo signor Kant che affermava che il maestro non deve insegnare pensieri, ma deve insegnare a pensare. Se non sbaglio questa affermazione è in uno di quei libretti scritti da questo signore, un qualcosa simile ad una critica di non so quale ragione. Ma non voglio tediarla con cose che lei senz’altro sa, per cui mi limito a chiederle:
1° – La scuola tradizionale faceva immagazzinare Conoscenze, allenava soltanto la memoria, ma trascurava di coltivare l’abitudine al ragionamento. È lei d’accordo che la Scuola deve favorire le occasioni per porre gli alunni di fronte a problemi da risolvere per acuire il loro senso critico, per abituarli a riflettere, a giudicare obbiettivamente sulla base delle informazioni, i fatti e gli avvenimenti che accadono?
Se è d’accordo, pensa che si possa classificare da 0 a 10 l’abitudine al ragionamento, il senso critico e così via?

2° – È d’accordo che l’intelligenza, alla nascita, non è uno strumento completo al quale manca soltanto il SAPERE per entrare in funzione, ma è un POTERE di adattamento che cambia e si perfeziona attraverso l’esperienza, l’attività, i contatti con gli altri? (psicologia genetica)
È d’accordo pertanto che esperienza, attività, contatti, sono pertanto scambi che provocano degli accrescimenti intellettuali?
Se è d’accordo, pensa che si possa classificare questo accrescimento intellettuale? E se sì, in base a che cosa? Ad un medium, a qualcosa di inesistente realizzabile soltanto sulla carta?
O forse ritiene che ogni qualsiasi classificazione passa distruggere il desiderio e le capacità di realizzare esperienze, attività, contatti?
È d’accordo che ogni essere ha una propria individualità, un ritmo personale di crescita e una sua intelligenza, un suo carattere, un suo tamponamento?:
Se è d’accordo, ritiene possibile classificare un individuo in base ad un sistema che non tiene conto né della personalità, né del ritmo di crescita, né del temperamento e di tutto il resto?
O ritiene che è meglio classificare così si può distruggere tranquillamente l’individualità e realizzare un tipo medio dotato della stupidità necessaria per vivere accettando ogni imposizione?

3° – È d’accordo che la scuola deve educare alle collaborazione, ossia, per essere chiaro, educare ad essere socievoli, solidali, sentirsi parte della comunità?
Ritiene che possa sussistere una collaborazione in un ambiente dove si tende ad ottenere, in qualsiasimodo, una votazione più alta di quella del compagno?

Signor direttore, lei sa che non ho mai classificato nessun compito, e pertanto i ragazzi hanno appreso a lavorare perché è bello scoprire cose nuove; hanno appreso ad aiutarsi perché – data la mancanza di ogni tipo di classificazione hanno scoperto che da più gioia il dare che il ricevere: hanno appreso ad essere coscienti delle loro possibilità perché non hanno mai avuto il terrore di dimostrare la loro ignoranza.
Ed io ho potuto tranquillamente rimproverare il ragazzo che sbagliava una inezia, ma che POTEVA non sbagliare, ed ho potute dire bravo e chi sbagliava quasi tutto il lavoro, perché non riusciva ancora, per il suo ritmo personale di crescita, a COMPRENDERE. Solo così ho potuto recuperare elementi che erano stati definiti irrecuperabili, o che sarebbero stati veramente irrecuperabili se il voto fosse piombato loro addosso come strumento di tortura e catena che avrebbe impedito di proseguire ad andare avanti.
Non ho mai dato voti, pertanto non ho dato mai pagelle.
Tutte le pagelle, consegnate ogni fine di anno, come attesta la dichiarazione allegata alle consegne di fine anno, sono state realizzate d’ufficio. Tutti i ragazzi hanno avuto la medesima votazione, perché il compilatore non poteva giudicare. Il documento serviva ad attestare la promozione alla classe superiore. Ho firmato queste pagelle perché questo dovere non distorce il rapporto tra i ragazzi e me.
Ora se qualcuno mi dimostrerà che dare i voti e compilare una classificazione (sia pure a parole) è un mezzo che aiuta i ragazzi a crescere in intelligenza, in solidarietà, in amicizia, allora darò i voti, e le relative pagelle.
Ma questo qualcuno deve dimostrarmelo.
Altrimenti, rimango fermo nella mia decisione di non classificare un individuo soltanto perché un regolamento superato lo afferma. Penso che sia più importante difendere l’uomo, che non le cose vecchie dell’uomo.
Lei mi chiede di assicurare in proposto. Credo di averla assicurata.
Cordialmente,

Alberto Manzi


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