Storia di una sanzione disciplinare (puntata 29)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

Il Ministro De Mauro l’aveva previsto 12 anni fa, ma nessuno lo pensava così pervasivo e asfissiante.

Le intenzioni degli aziendalisti scolastici sono cristalline: l’adeguamento alle esigenze del potere economico non passerà piu’ attraverso le mega-riforme ma, come aveva anticipato una dozzina di anni fa Tullio De Mauro – ministro a viale Trastevere nel 2000 per pochi mesi dopo la caduta di Berlinguer, – attraverso la modifica delle prove finali per gli studenti e costringendo tutto il sistema didattico ad adeguarsi alla valutazione a quiz per assegnare premi e punizioni a studenti, docenti e scuole, con la conseguente ristrutturazione su questa base dell’intero ciclo didattico e la sparizione di materie e programmi stabili, alla ricerca di “competenze” che siano improntate a quella massima flessibilita’ cognitiva richiesta dall’impresa capitalista.”

Piero Bernocchi N.51 Giornale dei Cobas della Scuola

Quando nel 2000 il ministro De Mauro formulò questa teoria in pochi ne hanno percepito il carattere distruttivo: non servono grandi e impegnative riforme parlamentari di sistema per la scuola, basta modificare le prove finali dei corsi di studi perché gli insegnanti, gli studenti, i genitori, le scuole si adattino al nuovo regime imposto dalle prove.

E’ proprio quello che sta succedendo sotto i nostri occhi in questi anni: le case editrici adeguano i testi, il rapporto degli insegnanti con gli alunni e studenti si adegua, i programmi cancellati e sostituiti con insulse “indicazioni”, i genitori adeguano le loro aspettative allo svolgimento e all’esito delle prove Invalsi, un incredibile lessico economicistico si sostituisce alla riflessione pedagogica ed alle scelte educative e di politica scolastica (debiti e crediti, produttività, manager, valore aggiunto…). Tutto si adegua e si adatta alla filosofia di quiz impoverendo l’attività scolastica, i contenuti disciplinari, l’attenzione alla persona, alla crescita delle conoscenze e dei saperi…spariscono il senso critico, le complessità, la cittadinanza.

Ma tutto ciò che è restato allo stato embrionale oggi rischia di diventare imposto come una camicia di forza all’intero sistema scolastico e in ciascuna scuola con l’entrata in campo del Sistema nazionale di Valutazione (SNV) già a partire da l prossimo anno scolastico.

L’analisi che segue si limita ad indagare sul testo dell’articolo, 6 “Procedimento di valutazione”, del regolamento (DPR n.80 4 luglio2013) che costituisce una delle parti fondative del SNV.

Ma quale autovalutazione, non potrebbe esistere valutazione più etero diretta e coatta.

Il primo comma dell’articolo sostiene di voler “valorizzare il ruolo delle scuole nel processo di autovalutazione”. Nel periodo successivo si impone che tale Auto(?)valutazione si svolgerà “sulla base dei protocolli di valutazione e delle scadenze stabilite”. Un esordio molto chiaro e perentorio: le scuole dovranno espletare i compiti con le loro risorse ma a decidere quali saranno, i criteri, le prove di valutazione ed i tempi lo decideranno altri.

E chi saranno questi altri? Subito la risposta: “E’ istituita presso l’Invalsi, … la conferenza per il coordinamento funzionale dell’S.N.V., composta dal presidente dell’Istituto, che la presiede, dal presidente dell’Indire e dal dirigente tecnicoE’ importante sapere che all’Invalsi e al suo presidente gli articoli precedenti del regolamento hanno già attribuito una funzione gerarchica preminente sia sull’ Indire che sui dirigenti tecnici , quindi chi detterà legge sull’Auto(?)Valutazione sarà solo e soltanto l’Invalsi!!!

Questa attività di auto (?)valutazione si realizzerà attraverso “un rapporto di Autovalutazione del proprio servizio sulla base… dei dati resi disponibili dal sistema informativo del Ministero, delle rilevazioni sugli apprendimenti e delle elaborazioni sul valore aggiunto restituite dall’Invalsi”.

Ancora una volta non solo è l’Invalsi che stabilisce le regole ma è sempre l’Invalsi che fornisce dati, la loro formalizzazione e dà il suo giudizio perché la scuola proceda a questa farsa di Auto(?)valutazione.

Segue un altro punto attraverso il quale si realizza la valutazione autonoma che riportiamo per intero: “2) elaborazione di un rapporto di autovalutazione in formato elettronico, secondo un quadro di riferimento predisposto dall’Invalsi, e formulazione di un piano di miglioramento;

Alla faccia della liberà d’insegnamento e dell’autonomia, sarà il Quadro di Riferimento dell’Invalsi che deciderà…tutto, anche come deve essere scritta la relazione e quali saranno le proposte per il miglioramento…abbiamo raggiunto la beffa non solo del venir meno della libertà della scienza, della ricerca e dell’insegnamento, ma anche dell’autonomia professionale dei Docenti, degli organi collegiali (Consiglio d’Istituto e Collegio dei Docenti), una semplice messa da parte della democrazia nella scuola per mettere al comando autocrati e tecnocrati. Se questa è la “valutazione interna” figuriamoci che sarà la “valutazione esterna.”

La valutazione esterna

 Chi sarà a svolgere questa valutazione esterna? Saranno appunto “i nuclei di valutazione esterna: costituiti da un dirigente tecnico del contingente ispettivo e da due esperti scelti dall’elenco di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f)…L’Invalsi definirà annualmente i compensi per gli esperti impegnati nelle medesime attività”

Dei Dirigenti tecnici e della loro subalternità all’Invalsi si è già detto, ma chi saranno i due esperti?

Saranno due signori/e (probabilmente anche insegnanti) selezionati dall’Invalsi, formati dall’Invalsi, e Inseriti dall’Invalsi nell’apposito elenco degli esperti A tale fine,…l’Invalsi con propria deliberazione stabilisce, entro sessanta giorni dall’emanazione della direttiva stessa, le modalita’ di costituzione e gestione di detto elenco; esso cura, altresi’, la formazione degli ispettori che partecipano ai citati nuclei;”

Basterebbe già soltanto questo per giudicare definitivamente l’autonomia e la libertà con cui questi soggetti posso verificare e valutare…libertà 0, autonomia 0.

Ancora sempre l’articolo 6 sancisce che:

  1. Sarà l’Invalsi che decide quali saranno le scuole e le situazioni “da sottoporre a verifica, sulla base di indicatori di efficienza ed efficacia previamente definiti dall’Invalsi medesimo;”

  2. Sarà l’Invalsi a disporre le “visite dei nuclei” di valutazione alle scuole programmate dalla Conferenza per il coordinamento del SNV, presieduta… dall’Invalsi;

  3. Ridefinizione da parte delle istituzioni scolastiche dei piani di miglioramento in base agli esiti dell’analisi effettuata dai nuclei; l’Invalsi ordina di fare e disfare i piani di miglioramento educativi e di apprendimento alle scuole.

A questo punto bisogna riconoscere che il regolamento conferisce all’Invalsi non solo l’autocrazia, ma anche totale autoreferenzialità che rende il sistema impenetrabile.

Le azioni di miglioramento:

Questo paragrafo non ha nessuna coerenza con il titolo e il senso dell’articolo 6, ma sanziona il compito dell’Invalsi di dare pubblicità, in nome della trasparenza, dei risultati delle scuole al fine di determinare quel clima di competitività devastante tra scuole, docenti e studenti che hanno devastato altri sistemi scolastici e che erano assenti dall’impianto democratico ed universalistico della scuola italiana che aveva fatto propri, nei suoi momenti e segmenti migliori, la solidarietà, la cooperazione educativa, la collegialità.

Piero Castello


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