Storia di una sanzione disciplinare (puntata 32)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

A VOLTE SUCCEDE

Attualità della lotta e della testimonianza del maestro Flavio

Succede sempre: che un conflitto dia i suoi frutti. Magari nascosti, magari con tempi ritardati, magari perché chissà quanto le cose starebbero peggio se quella lotta, quel conflitto non ci fosse stato. Chi l’ha sperimentato sa che le lotte veramente perse sono quelle che non abbiamo nemmeno intrapreso.

A volte succede che un conflitto aperto mesi fa acquisti un valore aggiunto rispetto a quando lo si è intrapreso. È questo il caso del Maestro Flavio che a maggio non ha “somministrato” le prove Invalsi ai suoi alunni di quinta elementare ed ha presentato una memoria di oltre 100 pagine per motivare le ragioni per cui un maestro responsabile non può e non deve somministrare ai suoi alunni le prove Invalsi e nessuna altra “prova oggettiva e standardizzata” che è contraria alla funzione ed ai compiti di un insegnante.

Ma a Flavio è successo di intraprendere la sua lotta prima che il mostro Invalsi crescesse e si moltiplicasse contro le aspettative di tutti. Infatti, nel mondo della scuola, a maggio, si stava ancora festeggiando la decadenza, con la legislatura, del Disegno di Legge Aprea  – Ghizzoni che conteneva tutto ciò che di peggio si potesse organizzare contro la scuola pubblica in tema di valutazione.

I festeggiamenti erano legittimi, ma non si era valutato al capacità e la forza delle Lobby che in forma extraparlamentare riescono ad imporre il loro potere: Comunione e Liberazione, la Fondazione San Paolo, la Confindustria, l’Associazione treelle… una lobby interpartitica che regolarmente riesce ad aggirare la Costituzione della Repubblica ed il Parlamento, spesso connivente. (A questa forma anticostituzionale di delegificazione dedicheremo una puntata)

Così è successo che il 28 marzo il governo, tecnico, Monti abbia approvato, ormai dimissionario, per regolamento la istituzione definitiva del Sistema Nazionale di Valutazione. Il Presidente Napolitano lo ha sciaguratamente varato definitivamente come Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) il 4 luglio quando il governo precedente era già decaduto ed era in carica l’attuale Governo delle larghe intese: Letta.

Come da alcune puntate stiamo cercando di documentare e argomentare il SNV della scuola non è che uno stralcio della ex legge Aprea – Ghizzoni travasato nel nuovo regolamento di luglio.

Ma che capperi ne sapeva il Maestro Flavio di quello che la lobby extraparlamentare stava tramando? E che ne sapevano le migliaia di docenti e studenti che nel mese di maggio lottavano contro le prove Invalsi? Niente! Non ne sapevano proprio un bel niente! Ma succede, a volte, che quando ci si batte in modo radicale per difendere dei principi e non solo per delle opportunità, quelle lotte rimangano attuali a lungo, anche per decenni e secoli, così la lotta del maestro Flavio è diventata più importante e più attuale di quando l’ha iniziata.

Piero Castello

Un nuovo mestiere: addestratore per i quiz Invalsi

A scuola di bugie – 03-02-2013

Una volta insegnavo, ora faccio l’addestratore di giovani concorrenti per i quiz dell’Invalsi.

Capita a volte di incontrare e conoscere una nuova persona che, per curiosità, mi chiede: “Ma che lavoro fai?”. Allora io rispondo, in modo ironico e quasi insolente: “Una volta insegnavo, ora faccio l’addestratore di giovani concorrenti per i quiz dell’Invalsi”.

Ebbene, la mia risposta, ancorché sarcastica e provocatoria, non è affatto distante dalla realtà, anzi. Il guaio peggiore è che, ovunque mi sia trovato, ovverosia in qualunque ambiente scolastico abbia avuto l’occasione di prestare servizio, ho avuto modo di ravvisare un numero sempre crescente di colleghi e colleghe a cui sembra addirittura piacere questa “mansione professionale”. O, perlomeno, sembra accolta supinamente.

Mi riferisco anzitutto all’obbligo di preparazione degli studenti ai quiz predisposti, ma soprattutto imposti e calati dall’alto, dall’istituto Invalsi. Un carrozzone di stampo assistenzialistico e clientelistico, assolutamente inutile e costoso, gradito soprattutto ai funzionari ministeriali, ai burocrati e ai capi d’istituto, in particolare ad un certo tipo di dirigenti scolastici, cinici e affaristi, paternalistici ed opportunisti, arrivisti e carrieristi.

Penso altresì alle attribuzioni, indubbiamente necessarie, connesse alla vigilanza degli alunni, nonché alle mansioni di “parcheggiatore” per giovani disoccupati permanenti o, peggio ancora, ad una sorta di “ufficio di collocamento” al servizio di giovani “precari cronici”. Purtroppo, l’azione educativa è, per mille ragioni, sempre più avvilita, mortificata e sacrificata nelle sue prerogative, a partire da chi governa (male) la scuola.

Non che io nutra sentimenti di nostalgia per un prototipo di scuola concepita in maniera tradizionalistica, ossia in forme cattedratiche e professorali, come uno strumento di indottrinamento e trasmissione unilaterale (che presuppone un atteggiamento ricettivo assolutamente passivo da parte dell’allievo) di un sapere squisitamente nozionistico, formato da cumuli di contenuti disciplinari aridi, accademici e pedanti, attraverso metodologie didattiche che sono di stampo esclusivamente astratto e verbalistico. Anzi.

Penso, al contrario, ad una professione sociale che sia altamente edificante e gratificante sotto ogni punto di vista, culturale, morale, affettivo e via discorrendo, tanto per i docenti quanto per i discenti, ad un esercizio intellettuale di autentica democrazia diretta, di confronto critico e dialettico tra i soggetti che sono i principali protagonisti del rapporto di insegnamento/apprendimento. Un processo interattivo e consapevole che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbe svolgere un compito altamente formativo a 360 gradi, ovvero una funzione di carattere creativo con finalità educative.

Non a caso, il concetto di educazione discende dall’etimo latino e-ducere, che significa letteralmente trarre fuori e si riferisce ad un ruolo professionale che persegue lo scopo primario della formazione integrale, e non equivale all’atto dell’indottrinare o del riempire la testa di nozioni, bensì al compito di aprire e liberare la mente. In ultima analisi, l’impegno educativo consiste in un’opera di emancipazione globale dei giovani, anzitutto sul versante della coscienza civile e politica, nel senso più nobile del termine.

Lucio Garofalo


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