La potenza degli aspiranti padroni della scuola

Puntata 36 – Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

Un’operazione milionaria

La vicenda è passata sotto silenzio, ma è assai grave per chi ha a cuore la Democrazia nel nostro paese e l’idea di scuola pubblica sottesa ad un paese democratico. L’associazione TREELLE ha pubblicato e Il sole 24 Ore ha distribuito un fascicolo di 51 pagine, dall’aspetto molto accattivante, in quadricromia patinata, un vero lusso intitolato:

I NUMERI DA CAMBIARE
Scuola, università e ricerca
L’Italia nel confronto internazionale

Il fascicolo è un estratto di un più ponderoso volume di oltre 160 pagine, ugualmente lussuoso inviato ad un gran numero di associazioni, scuole e chissà quale altro indirizzario. Il fatto eccezionale è che tanto il libro, quanto l’estratto sono arrivati a centinaia di migliaia di fruitori in forma del tutto gratuita. Non sappiamo quante migliaia di copie del libro sono state spedite tramite l’indirizzario, ma possiamo ipotizzare almeno l’ordine di grandezza del numero di persone a cui è arrivato l’estratto.

Estratto che si trovava cellofanato insieme alla copia de Il Sole 24 Ore di lunedì 16 settembre, non solo la copia del fascicolo era gratuita ma era anche allegata al quotidiano di lunedì, l’unico giorno in cui il quotidiano viene venduto ad 1,5 euro, negli altri giorni il costo è ormai nella maggior parte dei casi è di 2 euro, quindi un gratuito facilitato.

Il Sole 24 ORE (organo ufficiale della Confindustria) ha una diffusione totale di 281.974 copie. Di cui 224.221 cartacee e 75.895 digitali. In più tanto il libro quanto l’estratto possono essere scaricati gratuitamente dal sito:

http//www.inumeridacambiare.it/download

Non ci sembra eccessivo presumere quindi che il fascicolo abbia raggiunto almeno 500.000 lettori e che il costo della sua produzione e diffusione, l’intera operazione abbia avuto un costo intorno al milione di euro. Decisamente una operazione imponente nella quale vale la pena di scavare.

I Protagonisti dell’impresa
associazione treellle

Quella che segue è l’autopresentazione che l’associazione TREELLLE fa di se stessa nella prima pagina del fascicolo dell’estratto. L’auto definizione di “vero e proprio think tank” è piuttosto coraggiosa o forse spudorata visto l’immagine che ai think tank stanno dando negli USA nella lotta contro il presidente Obama e soprattutto nel contrasto alle politiche sociali a partire dal tentativo timido di istituire negli USA un blando diritto alla salute e relativo Servizio Sanitario Nazionale:

l’Associazione TreeLLLe – per uno società dell’apprendimento permanente (Ufe long lemn ing) – è stata costituita nel 2001 ha come obiettivo il miglioramento della qualità dell’education. È un vero e proprio “think tank” che, attraverso un’attività di ricerca, analisi, progettazione e diffusione degli elaborati, offre un servizio all’opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale. Attraverso esperti internazionali TreeLLLe svolge un’azione d i monitoroggio sui sistemi educativi e sulle esperienze innovative di altri Paesi. TreeLLLe è un’Associazione non-profit, rigidamente apartitica e agovernativa. Per un profilo piu ampio dell’associazione e la composizione dei suoi organi direttivi vedi www.treellle.org. Dal sito sono scaricobili gratuitamente tutte le pubblicazioni.

In Italia la definizione di think tank che da Wikipedia è abbastanza benevola:

Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari. ….In Italia le più conosciute think tank sono Italia Futura[1] e Arel/Associazione TrecentoSessanta presiedute rispettivamente da Luca Cordero di Montezemolo e da Enrico Letta[2]. Oltre a queste troviamo altre “fondazioni di matrice politica” nel panorama italiano quali FareFuturo di Adolfo Urso, ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, Nuova Italia di Gianni Alemanno, Magna Carta di Gaetano Quagliariello….”

A nostro parere l’associazione TREELLLE è l’aggregazione che costituisce il motore di tutto il processo di privatizzazione e di controllo esterno del sistema scolastico in atto almeno da 15 anni. Nelle presentazioni che fa di sè, l’associazione risulta composta solo di persone, ma il ruolo che esse rivestono in altre associazioni e fondazioni chiarisce di quali simpatie e sostegni l’associazione gode.

Roberto Renzetti nel gennaio 2011 così presentava l’associazione:

Poiché sembra che la Gelmini (detta anche GeLLLmini) sia particolarmente cattiva, occorre darle il merito che ha: nessuno. Coloro che con metodo, denaro ed un lavoro decennale di lobbying hanno prodotto la riforma nota come Gelmini è la TreeLLLe, un’associazione patrocinata da Confindustria. Poiché poi occorre fare molta chiarezza su come si sono mosse le differenti forze politiche, va subito detto che l’area del centro destra ha fatto passare la Riforma senza che nessuno abbia obiettato nella sostanza, anzi, con la collaborazione sfacciata del PD che non perdona ai presunti avversari di aver tolto a PDL e LEGA il merito di aver iniziato la distruzione della scuola italiana a partire da Luigi Berlinguer con la corte di sostenitori (CGIL Scuola, CIDI, Legambiente Scuola, Proteo Fare Sapere, altri sindacati confederali) ed attivi distruttori pedagogisti.”

A riprova di quanto scriveva Renzetti va segnalato che nel 2012 nel sito ufficiale dell’associazione è leggibile la seguente notizia:

Luigi Berlinguer entra nel Comitato Operativo di TreeLLLe

Sono stati invitati ad entrare nel Comitato Operativo del Forum di TreeLLLE due nuovi membri: Luigi Berlinguer e Maria Grazia Colombo*. Entrambi hanno accolto l’invito.”

La Fondazione Rocca è una potente fondazione bancaria Svizzera che ha sede a Lugano e che si diletta a studiare la scuola.

“La Compagnia di San Paolo è una tra le fondazioni bancarie più importanti d’Italia….Al 31 dicembre 2008 il valore del portafoglio ammonta a 6,2 miliardi di euro…. Attuale presidente Sergio Chiamparino ex PCI, ex Segr. Reg. Piemonte della CGIL, sindaco PD di Torino per 10 anni” (Wikipedia)

*Presidente AGESC, l’Associazione dei genitori degli studenti frequentanti le scuole private cattoliche, militante avversa del referendum tenuto a Bologna contro i finanziamenti, da parte del Comune alle scuole private.

Le connessioni tra il fascicolo divulgato e l’INVALSI

Le connessioni tra questa impresa e l’oggetto del lavoro che stiamo conducendo da almeno 30 puntate e l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI) sono almeno due.

La prima è che tanto le istituzioni che il personale che le dirigono promanano tutti dallo stesso ambiente economico, finanziario e bancario. Abbiamo già detto dell’associazione e delle due fondazioni bancarie che hanno realizzato l’”impresa” ma va ricordato che anche i presidenti più significativi che si sono succeduti alla presidenza dell’INVALSI compreso l’attuale Presidente (ex commissario) Paolo Sestito è a tutt’oggi Direttore superiore della Banca d’Italia con nessun titolo né accademico né professionale attinente le attività educative e di insegnamento, senza nessuna connessione con le scienze sociali che concorrono alle professioni di insegnamento ed educative, sono e restano funzionari e dirigenti della Banca d’Italia e di altre istituzioni finanziarie, che il personale dell’INVALSI ama definirsi prevalentemente “economista” e in qualche caso “statistico”.

I dati utilizzati per redigere tanto il volume quanto l’estratto sono esclusivamente dati rilevati prodotti e collazionati dall’OCSE (L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) … è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati. daWikipedia ott. 2013).

I dati e le analisi contenute nelle principali pubblicazioni dell’OCSE sono tutti dati elaborati direttamente dalla stessa organizzazione o organizzazioni da essa promanate e consimili. (PISA, Program for International Student Assessment, IEA, International Association for the Evaluation of Educational Achievement….)

I dirigenti dell’OCSE dal 1961 in poi sono stati tutti economisti, finanzieri o comunque persone impegnate nel mondo finanziario. Non conosciamo nessuna pubblicazione OCSE che utilizzi dati rilevati o organizzati da organismi nazionali o internazionali che abbiano radici nel mondo educativo, pedagogico o della scuola.

L’OCSE non ha alcuna legittimazione democratica, i rappresentati dei singoli paesi sono designati tutti dai rispettivi governi e scelti in larga parte tra personaggi del mondo economico e della finanza.

La seconda connessione tra i protagonisti della pubblicazione e diffusione del volume e dell’estratto de “I NUMERI DA CAMBIARE” e l’INVALSI consiste nell’impegno che l’associazione TREELLLE ha profuso dalla sua nascita perché in Italia si arrivasse ad un sistema di valutazione per controllare in modo sistematico le scuole. Già nel 2002 nel suo secondo quaderno l’Associazione TREELLLE proclamava:

In Italia a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi europei, non c’è ancora un sistema efficiente ed efficace di valutazione per controllare in modo sistematico ed obiettivo i risultati e la qualità del servizio scolastico”

Ancora nel 2008 negli atti del seminario n.10 dell’Associazione TREELLLE “Sistemi europei di valutazione della scuola a confronto” l’allora presidente dell’INVALSI, Piero Cipollone sembra essere l’unico interlocutore designato a parlare per conto dell’Italia circa i sistemi nazionale di valutazione.

In buona sostanza attività dell’Associazione TREELLLE sembra essere la vera levatrice dell’INVALSI, il percorso normativo che conduce all’istituzione, regolamentazione e messa a regime dell’INVALSI appare essere più suggerito, etero diretto o imposto dall’associazione, e dalle forze che essa raccoglie, piuttosto che da un’attività legislativa parlamentare e governativa autonoma che sia in grado di raccogliere le esigenze espresse dalla società, dal mondo della scuola e dell’educazione.

In questo contesto ci è sembrato opportuno tentare un esperimento di valutazione dei dati utilizzati nelle tabelle della pubblicazione e delle relative considerazioni esposte dai curatori. L’esperimento si riferisce ad una sola pagina e ad una sola tabella dell’estratto quindi tutt’altro che conclusivo o esaustivo, ma certo molto significativo.

I NUMERI DA CAMBIARE: numeri bugiardi

Per fare una verifica dei dati che la pubblicazione “ I NUMERI DA CAMBIARE” (ESTRATTO), abbiamo provato a saggiare la veridicità e l’affidabilità di una pagina dell’estratto: la pagina 15.

Il paragrafo preso in considerazione è quello denominati:Criticità 3: Scuola primaria e secondaria: indicatori anomali rispetto alle medie UE. L’analisi si limita ai dati relativi alla scuola primaria. Come recita il titolo stesso del paragrafo i curatori della pubblicazione hanno l’intenzione di documentare le criticità rispetto ad alcuni fenomeni descritti dai dati.


Validità e pertinenza dei dati esposti

La tabella presa in esame è la tabella: 33- spesa annuale per studente in dollari USA (convertiti in PPP) scuola primaria (pubbliche e private).

Già il solo titolo suscita non poco sconcerto, come mai mettere una tabella in cui sono considerate insieme le spese sostenute dalle famiglie per le rette della scuola privata con quelle per la scuola pubblica in cui le rette non esistono? Questo dato risulta inaccettabile per il confronto tra paesi il cui regime di spesa per la scuole risultano di una composizione molto diversa. Non si spiega come mai l’OCSE non abbia reso confrontabile il dato tra situazioni omogenee o comunque analoghe.

Comunque, i dati riferiscono di una spesa annua, in Italia, per alunno/studente nel 2009, di 8.669 dollari. Una spesa superiore di 907 dollari rispetto la media dei paesi europei, 2.269 euro più elevata che in Francia e 2050 dollari superiore alla Germania. Una spesa in continua crescita dal 1999 al 2009, 5.354 dollari agli 8.669 più 3.315 dollari in cifra assoluta, più 61%, in percentuale.

I dati dell’Eurostat (Istituto di Statistica Europeo ufficiale della UE) dicono assai più significativamente e correttamente che la spesa pubblica per la scuola è in Italia del 4,6% rispetto al PIL, mentre la media UE è del 5,1%, quella della Francia è del 5,6%, quella dell’Inghilterra è del 5,4.

Rispetto alla spesa per alunno/studente più accuratamente e scientificamente i dati di Eurydice/Eurostat riportano i dati della variazione di spesa tra il 2000 e il 2008 depurati dell’effetto dell’inflazione per cui la crescita della spesa reale è significativa in Europa, con un aumento ad alunno di 741 euro, ma un incremento minimo in Italia di soli 61 euro in 9 anni.

Valutazione dei dati ed omissioni inaccettabili

Le considerazioni che l’Associazione TREELLLE e la Fondazione Rocca traggono dai dati sono certamente inficiate dalla natura dei dati stessi non idonei a valutare spese diverse e diversamente composte da quelle della scuola italiana, ma vale comunque la pena di riferirle per cercare di capire le ragioni della loro scelta.

In calce alla tabella 33 il curatore scrive:

Non è stato verificato se la riforma dei moduli… sia stata realmente efficace per migliorare gli apprendimenti o se sia servita piuttosto a mantenere l’occupazione degli insegnanti della primaria nonostante il calo demografico degli alunni. Peraltro, va evidenziato che la Germania ottiene ottimi risultati con una spesa per alunno che è ben 1/3 più bassa della nostra. L’Italia è così uno dei paesi con livelli di spesa per l’istruzione primaria tra i più elevati nell’area OCSE, con una spesa di circa il 20% superiore alla UE 19. In massima parte questo divario di spesa è riconducibile ad una ridotta numerosità delle classi, ad una compresenza di insegnanti nella stessa classe ed una inefficiente distribuzione del tempo didattico (che arriva a considerare ore di insegnamento anche la sorveglianza dei pasti degli alunni). Negli ultimi anni, su indicazione del Ministero dell’Economia, sono intervenuti drastici interventi di riduzione della spesa, che lasciano presupporre un tendenziale riallineamento verso la media della spesa europea.”

Eerrori ed omissioni

  1. Un errore plateale. Il numero degli alunni, nella scuola primaria, non è diminuito, anzi è in costante e graduale crescita. Nell’a.s. 2004/5 erano 2.771.247 alunni, nell’a.s. 2009/10 sono stati 2.822.146 e vengono previsti ulteriori aumenti: 2.885.000, solo i bambini nati in Italia, che la frequenteranno nel 2015. La maggior parte di questo aumento è dovuto al fenomeno dell’immigrazione e alla presenza di bambini nati in altri paesi, ma come documentano i dati previsti nel 2015 sono in aumento anche i soli bambini nati in Italia. Questo tipo crescita dovrebbe, quindi, evocare un aumento consistente di classi ed insegnanti anche perché la scuola è stato l’unico servizio in grado di offrire assistenza ed integrazione ai bambini che arrivavano nel nostro paese per un fenomeno assolutamente inedito. Invece il redattore del testo non solo ha falsato i dati ma ha anche taciuto un fenomeno incombente e attualissimo che ha come riscontro non l’aumento del numero degli insegnanti ma la loro diminuzione nel decennio 2000-2009 di 21mila maestre/i. (Dati Miur- Istat “La scuola in cifre 2009-2010”)

  2. Non crediamo che possa essere considerata una distrazione il fatto che non si sia evidenziato che sul costo della scuola per alunno/studente in Italia, grava il fatto che un’eventuale maggiore spesa in Italia sia dovuta, anche, alla presenza degli insegnanti di sostegno indispensabili per realizzare l’accoglienza e l’integrazione nelle classi, nella scuola e nella società dei bambini/alunni disabili. Che non si tratti di una distrazione è confermato nella tabella 36 dove si chiarisce che nel calcolare il numero di alunni per insegnante sono stati esclusi gli insegnanti di sostegno. Questi docenti erano, nel 2010, circa novantamila per otre 200.000 alunni/studenti disabili. Il loro costo è ammontato a circa 3 miliardi e 150 mila euro l’anno e incideva per poco meno del 10% sul bilancio del Miur. Un costo certo notevole ma probabilmente inferiore al costo che viene sostenuto in altri paesi che non si preoccupano di integrare i bambini nelle normali classi e che però, anche per la sola “assitenza” grava su altre amministrazioni pubbliche: sanità o assistenza in primis o le stesse famiglie.

Certo che non si tratta di una distrazione visto che nella tabella 36 nel documentare il rapporto tra insegnanti ed alunni si dice esplicitamente “esclusi gli insegnanti di sostegno”.

  1. Neppure pensiamo che possa essere una semplice dimenticanza il fatto che nella scuola primaria italiana più di un terzo (35%) delle classi sia a Tempo Pieno. Le classi a Tempo Pieno, circa 52.000, comportano un raddoppio degli insegnanti in organico. Perciò un aumento di spesa rispetto alla sola scuola antimeridiana di 1 miliardi e 800 milioni. Dimenticare questo segmento della scuola primaria è particolarmente grave perché non è solo un mero conto delle ore il Tempo Pieno è un modello educativo che ha radici profonde nella cultura pedagogica italiana e mondiale.

  2. E’ inspiegabile come nel commento degli autori alla tabella si ricorra all’argomento di “una ridotta numerosità delle classi” quando poi nella successiva tabella 36 non si documenta “il numero degli alunni per classe”, ma gli “alunni per insegnante” che è giustamente un rapporto molto più basso (anche a causa del punti 1) e 2) precedenti). Ma restiamo ai numeri nella tabella 36 il numero degli alunni per insegnante è: un insegnante per 11,3 alunni. I dati del Miur e dell’Istat indicano la misura media di 18,8 alunni per classe che assolutamente interno alla forbice europea (min.15, max 26). Un numero molto elevato se si tiene conto del pendolarismo di molti alunni che dai piccoli comuni devono raggiungere la scuola con una o più ore di autobus, dovuto sia la frammentazione della popolazione in oltre 8.000 comuni che all’orografia montuosa di gran parte della penisola. Infatti, è questo un fenomeno diffuso nelle regioni montuose in tutta Europa. In Italia la media degli alunni per classe varia dall’Emilia e Romagna con 20,3 alunni per classe, alla Valle d’Aosta, molto più montuosa, dove il rapporto cala a 14,8, nel trentino è 16, 2. (dati Miur – Istat 2010)

  3. Il fenomeno delle compresenze è un fattore introdotto dal modello pedagogico del Tempo Pieno ed è stato esteso agli altri tipi di tempo scuola proprio perché è stato in grado di realizzare, a basso costo, quell’attività di recupero delle difficoltà temporanee di apprendimento attraverso l’insegnamento individualizzato, la possibilità del lavoro di gruppo, l’attività nei laboratori, il recupero dei bambini stranieri nei primi tempi della loro frequentazione scolastica. La cancellazione delle compresenze, in corso, fa parte proprio di quella politica scolastica evocata e auspicata dai redattori della pubblicazione e che sta degradando viepiù la scuola primaria.

  4. La spesa media ad alunno è certamente incrementata dalla presenza in Italia di un organico di Insegnanti della Religione Cattolica di 26.994 unità di cui più della metà assunti a Tempo Indeterminato.

La spesa per questi insegnanti raggiunge 1 miliardo e 49 milioni l’anno. Spesa che come le precedenti dovrebbe essere tolta dall’ammontare complessivo perchè si possano fare confronti pertinenti con paesi che non conoscono questa categoria di insegnanti. Anche questa omissione è inspiegabile visto che sempre nella tabella 36 nel calcolo degli alunni per insegnante sono stati esclusi gli insegnanti di Religione Cattolica.

Prime conclusioni operative
A Nostro parere gli errori, le omissioni si mescolano con sbagli e insipienze, ma, consapevolmente o no, essi hanno tutte un’unica direzione, un’unica ragione ed effetto: lo screditamento della scuola primaria italiana, l’insofferenza per alcune sue caratteristiche di avanguardia, il disconoscimento del sapere educativo, pedagogico e didattico che la scuola italiana ha elaborato e incorporato, la voluta ignoranza dei processi sociali delle scelte politiche che l’hanno guidata e fatta evolvere.

Ma se come abbiamo ipotizzato committenti, raccoglitori e commentatori dei dati sono omogenei al contesto che li ha prodotti, tutti provenienti dalle istituzioni finanziarie, con la delega e il contributo di Confindustria e il benestare della Banca d’Italia, non c’è molto da stupirsi.

La scelta dei dati errata o distorta è forse dovuta alla scarsa sensibilità e impreparazione che enti e persone protagonisti hanno per i fenomeni sociali, educativi, scolastici e dell’apprendimento. Appare, però, ben solida la razio e la volontà della committenza: approntare una serie di numeri, millantati come scientifici ed obiettivi, tali che possano costituire motivazioni per i tagli che nel frattempo il ceto politico ed il Parlamento avrebbero realizzato: il taglio di 8,5 miliardi di finanziamento alla scuola pubblica 132 mila posti (docenti e non docenti) tagliati dal programma Gelmini in tre anni e i cui esiti pesano come macigni nel degrado, funzionale, organizzativo, pedagogico e didattico in cui naviga la scuola primaria nel nostro paese.

Ma non solo, il rafforzamento dell’INVALSI, la messa a Regime del Sistema Nazionale di valutazione, le ingenti risorse messe loro a disposizione stanno creando le condizioni di totale privazione della libertà di insegnamento e autonomia professionale, una subalternità a tutto tondo della scuola nei confronti di un’agenzia extraparlamentare, autocratica e tecnocratica quale risulta essere l’INVALSI.

Piero Castello


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