Considerazioni circa l’intervento del Prof. Andrea Ichino* al convegno “Educare alla critica: quale valutazione?”

Di Piero Castello

L’intervento di Ichino (è possibile visionarlo nel video pubblicato dell’articolo precedente) è tremendamente rappresentativo di un pensiero ormai dominante nonostante i frutti che sta dando, che affida al mercato, e alla legge del più forte, la regolamentazione e l’imperio sulla società e sui cittadini che la compongono, con un rifiuto profondo e una negazione assoluta di quanto l’umanità ha realizzato grazie alla vita associata e sociale.

Come se la cooperazione, l’organizzazione sociale, la collaborazione, la collegialità, la conservazione della memoria delle generazioni precedenti, l’eredità e la critica di saperi, conoscenze, delle generazioni precedenti, la collaborazione tra gli uomini, gli stati, i continenti… fossero del tutto estranei all’evoluzione sociale e culturale degli umani. Tutti questi fenomeni sembrano essere stati ed essere tutt’ora ostacoli alla prosecuzione dell’evoluzione e del miglioramento.

Così i concetti espressi dal professore si concludono inesorabilmente con l’eliminazione del carattere sociale che hanno avuto tutti i progressi e restano solo gli individui regolati dal mercato salvifico.

  1. Il professore esordisce con un apparente “mea culpa”. Ammette che la valutazione da lui importata e sostenuta fatta di “prove oggettive e standardizzate”, non sta funzionando che ha troppi oppositori, la soluzione non il decentramento, neppure l’autovalutazione è la mera rappresentazione che le singole scuole fanno di sé stesse in un immenso mercato virtuale che le farà scegliere agli utenti. Gli stessi strumenti per valutare, criteri di valutazione rispetto ai quali scegliere “cosa valutare”, le finalità della scuola, quali risultati si vogliono raggiungere ….non ci possono essere Organi Collegiali ad elaborarli, né istituzioni della Repubblica, né parlamenti, né le relative responsabilità, tutto verrà risolto dal mercato degli utenti tutti rigorosamente posti soli davanti ad uno schermo ad ascoltare gli imbonitori.

  1. Le possibili alternative sono chiare al professore “o una scuola che curi e faccia esprimere l’eccellenza o una scuola che perda tempo ad aspettare gli ultimi a preoccuparsi di chi ha difficoltà”. La miseria di questo pensiero così drasticamente esposto lascia allibiti. L’umanità intera, salvo Ichino e soci, non ha dubbi che non esisterebbero geni e talenti, se non avessimo la storia umana e sociale che ci ha preceduti. Ma non esisterebbero geni, talenti ed eccellenze se non ci fossero le scuole e le università che sono la cuspide di una società che le ha inventate le sostiene e realizza. Bisogna riconoscere al professore una spudoratezza unica nel dichiarare cinicamente le scelte antisociali che lo motivano.

  1. Una scuola, la nostra, esecrabile perché a Menù fisso: liceo classico, istituto tecnico, istituto professionale…una vergogna; ci vuole una “scuola à la carte” come nei ristoranti di rango o forse meglio come gli sconfinati centri commerciali.

  1. Il paradigma al quale la scuola si deve attenere è quello della nave con il Capitano che sceglie i marinai, sceglie la rotta, tiene il timone, conduce e comanda: sennò non si regge. Potrebbe essere anche una caserma. Il professore non ce l’ha proprio nel suo orizzonte culturale, la cooperazione, la collaborazione, la partecipazione, l’efficacia.

  1. Ed infine, e qui il professore manifesta il colmo dell’insipienza e dell’ignoranza. “E’ vero che per la scuola in Italia si spende poco rispetto al PIL, rispetto alla spesa pubblica,….ma come ve lo spiegate che la spesa unitaria per studente è altissima tra le più alte? Ve lo spiego io, dice il professore, perché gli alunni sono pochi, non fanno che diminuire, ecco perché la spesa è così alta…e non lo dico solo io, lo dice l’OCSE, l’Europa lo dice (ci mancava il mantra)!!!” Peccato che sia una eclatante enorme falsità (vedi puntata 36 su questo Blog). I numeri degli studenti sono in continua e graduale crescita! Se ha tempo di leggere i dati OCSE provi a dedicarne un po’ anche ai dati Istat o Eurostat. La scuola in Italia se spende tanto per studente è perché inserisce i bambini disabili nelle classi comuni (100.000 insegnanti di sostegno che negli altri paesi sono a carico di altre amministrazioni), perché il 35% delle classi di scuola elementare sono a Tempo Pieno (52.000 insegnanti in più di un tempo antimeridiano), perché la scuola dell’Infanzia al 90%, è a tempo pieno, (80.000 insegnanti in più di un tempo solo antimeridiano). Inoltre in Italia lo stato ha il privilegio di pagare ben 27.000 insegnanti di religione cattolica, onere che non ha nessun altro stato.

In un intervento di 16 minuti il professore non ha dedicato due secondi alla funzione della scuola in termini di educazione e formazione della personalità, crescita… o forse si quando ha parlato di crescita come valore aggiunto. Come se formazione ed educazione non siano i presupposti indispensabili per gli apprendimenti e lo sviluppo del sistema cognitivo. Ma come direbbe un attuale dirigente dell’INVALSI (dott. Ricci) “Io sono un economista uno statistico, non devo sapere di scuola, devo “solo“ misurarla.”

Piero Castello

* Coautore, tra l’altro, del primo documento fondativo in Italia del sistema di valutazione oggettivo e standardizzato degli apprendimenti (INVALSI) redatto in compagnia di G. Vittadini (Prof. Statistica Comunione e Liberazione), D. Checchi (prof. Di economia univ. Milano). Il documento era stato commissionato ai tre professori dal Ministro Gelmini. http://www.invalsi.it/snv0809/documenti/INVALSI_2008.pdf


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