Le buone nuove sull’invalsi non servano ad aggirare i problemi

In realtà la buona nuova è soltanto una: le dimissioni del dottor Paolo Sestito dalla presidenza dell’INVALSI. Le dimissioni non sono state registrate dal sito ufficiale ma sono state confermate dall’iniziativa della Ministra Carrozza che ha nominato una commissione ad hoc per procedere alla selezione e scelta del nuovo Presidente.

Non è confortante sapere che ad essere nominato presidente della commissione sia il prof. Tullio De Mauro (vedi puntata n. 29) che aveva già profetizzato oltre 10 anni fa una riforma della scuola che, che senza tante discussioni e perdite di tempo, si sarebbe realizzata anche soltanto cambiando il contenuto e dalle modalità dagli esami finali.

I membri della Commissione sono: Tullio de Mauro, Benedetto Vertecchi, Clotilde Pontecorvo, Cristina Lavinio e Giorgio Israel. Le polemiche sorgono dal fatto che alcuni hanno mostrato delle posizioni alquanto critiche nei confronti dell’uso dei test.” (Orizzonte Scuola)

Altro fatto poco confortante è che già nel mondo accademico stanno affiorando candidati che piuttosto che impegnarsi nella difesa dell’Università e della Ricerca, contro le angherie dell’ANVUR (vedi puntata n. 35) e contro l’esiguità dei finanziamenti alla ricerca di base condotta dall’università, sembra che si candidino ad una nuova poltrona/baronia.

Certo che però non ci lasciano indifferenti le dimissioni del dott. Paolo Sestito un presidente dell’INVALSI che peggio non lo si sarebbe nemmeno potuto pensare.”Dirigente superiore” della Banca d’Italia (ricordiamo ai lettori che la Banca d’Italia è ormai una banca privata le cui azioni sono detenute soprattutto da altre Banche), con incarichi nell’OCSE, curatore di in libro in collaborazione con la professoressa Fornero sui sistemi pensionistici nel 2005, ma soprattutto coautore con Pietro Cipollone, anche lui presidente dimissionario dell’INVALSI.

Tutti titoli, questi ed altri, che, secondo i nostri parametri, indicherebbero la necessità urgente di estrometterlo da tutti i posti di responsabilità del nostro ed altri Paesi. Ma soprattutto tra i titoli più significativi citiamo il libro scritto insieme all’altro Bankiere Pietro Cipollone: “Il capitale umano” (ed. Il Mulino, Bologna 2010), una testimonianza viva e articolata della profonda ignoranza della scuola, dei processi educativi e d’istruzione di apprendimento, di ogni scienza umana che abbia a che fare con l’educazione, molto impegnato a reificare studenti e docenti con l’aspirazione suprema di farli considerare almeno quanto i bulloni delle viti.

Quindi il fatto che il dottore Sestito si sia dimesso ci causi un qualche piacere ci pare giustificato. Ma non ci consentiamo nessuna consolazione, l’INVALSI è intrinsecamente, nella filosofia che esprime, nelle finalità, nell’impianto un oggetto mefitico per la scuola e per tutta la società.

Se si trovasse qualcuno adatto a farne i presidente sarebbe una iattura come quella di trovare un abile e capace pilota per un F 35 destinato a bombardare la più popolosa città del pianeta. Come qualcuno ha detto del DDL Aprea – Ghizzoni: l’INVALSI è proprio inemendabile e irrecuperabile.

A questo punto ci corre l’obbligo di recitare la nostra autodifesa sennò in quanti direbbero: “Eccoli gli autocrati, la Casta indifendibile, che non vogliono essere valutati e addirittura, per paura, non vogliono che non sia nemmeno valutato il sistema scolastico!”. La valutazione della scuola e del sistema, cui noi teniamo assai è quella di base democraticamente organizzata e formulata dagli organi collegiali della scuola a tutti i livelli e inclusiva di tutte le componenti.

Proprio quella che era prevista dagli organi collegiali scolastici, e da quelli territoriali i quali dal 1974 avrebbero dovuto svolgere questa funzione valutativa che è stata sempre ostacolata e minimizzata da ministri, ministeri e dal ceto politico… tanto che quando gli Organi Collegiali hanno manifestato qualche opposizione al potere politico… quelli territoriali sono stati soppressi (anno 2000 ministro Berlinguer), per quelli scolastici non si contano i tentativi di abolizione e sterilizzazione, ultimo il tentativo della ministra Carrozza.

Dalla elaborazione, l’esperienza, la sapienza di una attività di cooperazione e collegiale, in grado di formulare problemi e ipotesi pertinenti nasce un percorso di valutazione e sviluppo del servizio scolastico con base democratica e di rappresentanze legittimate.

D’altronde gli storici che dovessero prendere in considerazione la storia della scuola Italiana dalla fine degli anni sessanta a tutti gli anni settanta con qualche propaggine negli anni ottanta potrebbero registrare un processo continuo di sviluppo quantitativo e qualitativo, sociale e civile, formativo e di istruzione che solo Cipollone e Sestito (ma anche Bankitalia e la Confindustria) possono negare. Alcune tappe inoppugnabili: La scuola media Unica (1962), la scuola Materna Statale (1968), gli Asili Nido pubblici, libero accesso all’università e liberalizzazione degli studi (1969), il Tempo Pieno (1971), la gestione democratica delle scuole e delle scuole nel territorio(1974), la cancellazione di scuole speciali e classi differenziali’integrazione dei disabili nelle classi comuni, la valutazione discorsiva, la programmazione scolastica (1977), l’evoluzione straordinaria di Istruzione Tecnica e Professionale, i Nuovo Programmi per la scuola elementare (1985)…..Un lungo processo il cui protagonista principale è stata la società nel suo insieme con istituzioni e Parlamento permeabili e a volte esecutori di elaborazioni ed esperienze nate nella corpo vivo della società, con l’opposizione costante della Confindustria.

Un lungo percorso in cui la valutazione profonda e argomentata della scuola esistente costituiva la solida base per una progettazione futura prossima e remota in tema di organizzazione scolastica, ordinamenti, programmi, formazione dei docenti, ruolo delle discipline, collegamenti con il mondo del lavoro, …

Nel processo democratico della valutazione del sistema scolastico dovrebbe avere un ruolo importante la ricerca pubblica e di base a cui Organi Collegiali a tutti i livelli, il parlamento e l’esecutivo potrebbero commissionare ricerche che abbiano lo scopo di proporre soluzioni dei problemi individuati, di migliorare le scuole e il sistema scolastico, .

Essenzialmente si tratta di incentivare e sviluppare l’attività di ricerca che istituzionalmente dovrebbero svolgere cattedre e dipartimenti e facoltà pertinenti. È questo un compito che già dovrebbe essere svolto dalla ricerca universitaria la cui attività didattica si isterilisce progressivamente se non affiancata da un’attività di ricerca permanente.

La stessa università dovrebbe recuperare la propria autonomia e libertà di cui è stata privata, mutilata o condizionata negli ultimi anni. La democrazia, le scienze, le scelte e l’operatività delle scuole e del sistema scolastico, l’intero paese trarrebbero grande vantaggio dalla sinergia tra Università e Scuole

Piero Castello


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