A ridosso della nomina del nuovo Presidende dell’INValSI è iniziato il gioco delle tre carte? O è sincera presa di posizione per alimentare un dibattito che stimoli un’auspicabile riconfigurazione del noto ente predisposto alla formulazione dei quiz per valutare il rendimento dei nostri ragazzi e delle loro istituzioni scolastiche?
Noi, che siamo diffidenti di natura, non ci tiriamo indietro e stiamo analizzando il documento, a firma di persone autorevoli, in maniera doverosamente critica. Volentieri lo pubblichiamo solleciatandone un’attenta lettura invitando tutti a commentarlo sulle pagine di questo blog.

Una “cordata” per il “nostro” INVALSI

La valutazione che vorremmo…

Un promemoria (non richiesto) per il nuovo il presidente

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Una “Costituente” per la valutazione Con le dimissioni dell’attuale presidenza dell’Invalsi e con l’apertura di una pubblica “chiamata” per la nomina del nuovo “Presidente” si apre non solo una procedura per occupare una “casella” significativa della pubblica amministrazione, ma soprattutto una fase “costituente” sulla cultura della valutazione nel nostro sistema educativo (e nel nostro Paese) e sul ruolo che in questo nuovo assetto dovrebbe essere attribuito all’INVALSI e agli altri soggetti del sistema, anche nel confronto con i nostri obblighi internazionali (Ocse, Unione Europea).
Al di là dei nomi che ufficiosamente si fanno (vinca il migliore!), come operatori della scuola e della formazione in servizio impegnati sui diversi versanti della valutazione (degli apprendimenti, delle professionalità, della scuola), a vari livelli di responsabilità, ci preme rappresentare le esigenze, le speranze, ma anche i dubbi che il mondo della scuola esprime nei confronti di un sistema valutativo che in questi anni è stato percepito, spesso, come un elemento ostile e non come una struttura utile al Paese, per la sua indispensabile funzione di conoscenza e arricchimento della qualità dell’istruzione.
Siamo infatti convinti che non basti cambiare il presidente di un Ente di ricerca per rendere più esplicito e chiaro il profilo culturale di una istituzione (l’Invalsi) e di una funzione delicata (la valutazione di sistema). Crediamo che questo processo possa scaturire solo da una condivisione approfondita nella società civile e tra gli addetti alla pubblica istruzione e che, per tale scopo, sia necessario alimentare occasioni di ricerca, formazione, orientamento con il pieno coinvolgimento della scuola e, soprattutto, con scelte politiche che impegnino idee e risorse.
I firmatari del presente documento, tra i quali – en passant – molti potrebbero ben figurare nella rosa dei candidati all’Invalsi, preferiscono invece continuare a impegnarsi nel lavoro quotidiano, ad incontrare docenti e dirigenti, a promuovere percorsi di riflessione e formazione, ad operare per consolidare idee e buone pratiche sulla valutazione.

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L’identikit del candidato ideale
In questo spirito segnaliamo ai potenziali candidati alcune questioni di rilevante interesse per la scuola e per il futuro della valutazione, chiedendo loro di esprimersi pubblicamente in merito.
Nell’avviso di chiamata pubblica alla candidatura per la presidenza dell’INVALSI, apparso sul sito del Miur in data 16 dicembre 2013, si legge, alla voce “modalità”, che il candidato dovrà presentare un “elaborato che illustri sinteticamente, possibilmente in non oltre dodicimila battute, le principali linee d’intervento e strategie di sviluppo sulle quali si intenda orientare la funzione di indirizzo, nel caso in cui si assuma la presidenza dell’Invalsi”.
Proprio per questo vorremmo ricordare ai candidati alcuni passaggi, a nostro avviso determinanti per la scuola, che sarebbe interessante trovare nei loro “elaborati”.
È interesse di tutti valorizzare il faticoso e importante lavoro svolto dalle scuole sulla valutazione, sia in modo autonomo sia stimolato dalle stesse iniziative Invalsi. Non ci appassionano i formalismi tra approcci quantitativi e qualitativi, tra dinamiche censuarie o campionarie, né i distinguo fra pedagogisti ed economisti. Ci preme salvaguardare il difficile cammino della cultura della valutazione nella scuola italiana. Pensiamo in particolare al dialogo quotidiano, non sempre facile, avvenuto in questi anni tra docenti, dirigenti, genitori, tra gli stessi studenti, per cercare di costruire un credibile sistema di valutazione: aspetto determinante e irrinunciabile che va ben oltre lo stesso Istituto di valutazione o le possibili idee rinnovatrici di un “nuovo” Presidente.
Non siamo in presenza di un “algido” concorso di idee, quanto della necessità di dare certezze, affidabilità, trasparenza alle procedure di valutazione, evidenziando così a docenti, dirigenti, studenti e genitori che non si è lavorato inutilmente, sprecando tempo, energie e finanziamenti, ma che l’obiettivo è e rimane quello di migliorare le pratiche valutative, di riconfigurare il loro “senso”, di assicurare il massimo di partecipazione a questa impresa. Si fa una buona valutazione non “contro”, ma “con” e “per” la scuola, in uno spirito di reciproca sincerità di intenti tra le scuole ed il sistema nazionale di valutazione.
Per questi scopi riportiamo di seguito alcuni passaggi (per noi) ineludibili, che dovrebbero figurare in qualsiasi disegno strategico sullo sviluppo dell’Invalsi.

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1. Una valutazione per conoscere e migliorare
Va salvaguardato il principio che ogni valutazione – a tutti i livelli, dagli allievi alle scuole, al sistema – è finalizzata alla conoscenza, allo sviluppo e al miglioramento dei processi educativi, non al giudizio o alla sanzione. Una corretta cultura della valutazione si costruisce attraverso la condivisione, il lavoro di ricerca, la formazione in servizio. Solo attraverso un processo partecipato la valutazione sarà percepita come un “vantaggio” per la scuola. Da qui la stessa attuazione del nuovo Regolamento sul SNV (Sistema Nazionale di Valutazione – DPR 80/2013) che trova nell’Invalsi il ruolo di coordinamento tecnico dovrà essere l’occasione per ricostruire un rapporto positivo della scuola con la valutazione e dell’Invalsi con la scuola.

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2. Valorizzare la dimensione formativa della valutazione
L’attenzione esclusiva e pressante – in questi ultimi anni – verso le sole prove standardizzate, accompagnata dall’ansia comparativa, ha rischiato di impoverire la dimensione formativa della alutazione. La valutazione nella scuola richiede una pluralità di strumenti capaci di “descrivere” la progressiva acquisizione di conoscenze, abilità, competenze e non solo di misurarle indipendentemente dai contesti educativi reali. Proprio per questi motivi dobbiamo chiedere all’Invalsi di costruire prove sempre più affidabili e procedure sempre più semplici e sostenibili. Va inoltre ridimensionata l’enfasi sul peso delle prove, considerandole solo come uno degli strumenti valutativi a disposizione della scuola e del sistema. Da qui nasce l’esigenza di rivedere il DPR 122/2009 (Regolamento sulla valutazione degli alunni) affrontando e definendo questioni ancora aperte o confuse, come la presenza, il senso e l’uso di voti in decimi, le caratteristiche e il peso delle diverse prove negli esami di Stato, l’innovazione delle certificazioni.

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3. L’uso delle prove Invalsi per le scuole
Siamo convinti che le prove Invalsi di rilevazione degli apprendimenti non dovrebbero tornare ad essere solo a campione (come qualcuno pure chiede), perché, in tal modo, risulterebbero strumenti di nicchia, preziosi forse per studiosi e decisori, ma scarsamente influenti per la totalità delle scuole. Magari si potrà discutere della periodicità e della collocazione, ma la loro presenza rappresenta un riferimento significativo per ogni scuola. Le prove, infatti, contengono dati importanti, ricchi di informazioni utili, che tutte le scuole dovrebbero fare oggetto di analisi, sapendole leggere e gestire con attenzione. L’Invalsi sta rendendo più tempestive e articolate le forme di “restituzione” riservate alle scuole. Occorre però rafforzare un presidio interno alle stesse scuole per il miglior uso e la valorizzazione dei dati. L’Invalsi, l’Indire, il Ministero, il Servizioispettivo dovrebbero, quindi, far crescere le competenze valutative, fornire strumenti descrittivi e interpretativi, comunicare il senso e l’utilità delle azioni che si compiono in materia di valutazione. Va ricordato, infatti, che le prove non sono un “metro” per misurare il rendimento scolastico né tanto meno “il valore” dello studente, ma costituiscono soprattutto uno strumento prezioso per conoscere, diagnosticare ed orientare.

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4. La comparazione e la rendicontazione con valore sociale
Va fatto un uso ragionato dei dati Invalsi, per non creare una impropria competizione tra le scuole, che incentiverebbero fenomeni di cheating e teaching to the test, falsando e strumentalizzando tutto il sistema della prove standardizzate. La comparazione più significativa non è tra le diverse istituzioni (semmai essa dovrebbe riguardare il valore aggiunto apportato dall’intervento didattico), ma della scuola con se stessa, nel corso del tempo, per collegare i cambiamenti e i miglioramenti riscontrati alla riflessione interna, alle decisioni ed alle scelte didattiche, organizzative e professionali che ogni scuola compie, avvalendosi degli spazi di autonomia che vanno comunque potenziati.
D’altra parte le scuole devono assumersi la responsabilità di dare conto dei risultati raggiunti con il proprio lavoro, ma senza limitare la rendicontazione alle sole prove Invalsi. Occorre raccogliere e disporre di ulteriori informazioni, con il coinvolgimento delle stesse scuole, per meglio comprendere processi e risultati, anche in relazione alle peculiarità di ogni contesto (si pensi, ad esempio, alla scuola dell’infanzia).

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5. Mettere in gioco i processi, i contesti, le professionalità
È necessario allargare il focus della valutazione dai risultati degli allievi, tramite il testing, ai processi organizzativi e didattici, ai contesti sociali e culturali e ai fattori che fanno qualità. In questa prospettiva sistemica entrano in gioco anche le professionalità degli operatori, da valutare, valorizzare e riconoscere (in termini di capitale professionale, comunità di pratica, clima educazionale, impegni e meriti), quali fattori decisivi per prendersi cura dell’istruzione dei nostri ragazzi e del loro benessere formativo. Per dare respiro “riflessivo” alla valutazione è decisivo il ruolo dei dirigenti scolastici, quello degli insegnanti e di tutte le professionalità che operano nella
scuola.
Così le stesse sperimentazioni in atto (VALES e molte altre intraprese dall’Invalsi) vanno rese più trasparenti e partecipate, anche attraverso una maggiore condivisione delle scelte in materia di strumenti, procedure e risultati. Facendo in modo che la scuola non sia un campo per ricerche che non arrivano mai a compimento, quasi destinataria passiva di progetti fini a sé stessi, ma che all’opposto sia sempre protagonista dei processi attivati e delle ricadute possibili delle azioni intraprese, come si è cominciato a fare nelle iniziative più recenti.

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6. Il Regolamento del SNV va attuato con saggezza
Il Regolamento SNV (DPR 80/2013) presenta una scansione di quattro fasi, che appare coerente, nella sua concatenazione di: autovalutazione, valutazione esterna, miglioramento, rendicontazione sociale. Occorre rimarcare questa scansione, per non far coincidere – nell’immaginario delle scuole – la valutazione di sistema con le sole prove di apprendimento. Va chiarito e potenziato il rapporto tra autovalutazione, miglioramento e rendicontazione, azioni che spettano alle scuole, nell’interazione con le nuove procedure di valutazione esterna messe a punto dal SNV.
Inoltre le priorità del sistema (ad esempio, scuole da sottoporre a valutazione, qualità degli Indicatori, ruolo dei diversi soggetti) non sono questioni di natura tecnica da affidare esclusivamente all’Invalsi, ma implicano una responsabilità politica di alto livello e un dialogo aperto con le parti sociali oltre che con le rappresentanze professionali.
Le stesse scuole devono avere diritto di iniziativa e di partecipazione attiva al Sistema di valutazione e non essere appesantite da adempimenti formali e da compilazione di documenti a volte assai complessi.
Un “sistema” di valutazione integrato deve mostrare in modo evidente le relazioni fra le parti interessate, senza frammentazioni o contrapposizioni, facendo in modo che ogni soggetto sia messo in grado di contribuire allo sviluppo della qualità nella scuola. In questa prospettiva l’investimento sulla formazione in servizio del personale appare ineludibile.

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7. L’autonomia, la terzietà e la affidabilità dell’Istituto Nazionale di Valutazione
Tutti i punti precedenti sono assumibili e realizzabili solo nel momento in cui l’Invalsi avrà sicurezza delle sue risorse e autonomia nelle sue azioni, dentro una cornice di compiti e competenze normate, con orientamenti scientifici condivisi, frutto di un confronto pluralistico e di una trasparente sintesi culturale. Le stesse scuole saranno pronte alla collaborazione nel momento in cui vedranno consolidarsi nell’Invalsi sicure competenze, indipendenza di elaborazione e non banale corrispondenza a qualche cordata politica, sindacale o accademica.
Da qui le candidature e la scelta del presidente dovranno offrire un segnale di chiarezza e di orientamento rispetto alla strada che si intende percorrere. È questo l’unico scopo del presente documento.

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In conclusione
Una scuola credibile, affidabile, che gode della stima e del consenso della comunità sociale, politica ed economica del proprio paese, che risponde ai valori disinteressati della Carta Costituzionale, che sa testimoniare la propria “produttività culturale”, con evidenze di dati e trasparenza di processi, ha bisogno di un sistema di valutazione in cui rispecchiare le proprie virtù, cogliere le proprie criticità, riflettere sul proprio sviluppo.
Non basta affidarsi ad organismi di natura tecnica, pur prefigurati dal DPR 80/2013 (Invalsi, Indire, Servizio Ispettivo), ma occorre sollecitare la presenza consapevole, l’iniziativa intelligente, l’impegno delle comunità scolastiche, delle reti di scuole, dei docenti e delle loro associazioni professionali e sindacali.
Una “buona” valutazione richiede “buoni” strumenti docimologici, procedure corrette, soggetti preparati, ma richiede soprattutto un elevato livello di cultura e di consapevolezza in tutti i protagonisti del processo educativo. È questa sensibilità che ci aspettiamo dai nuovi organi direttivi del “nostro” Invalsi.
30 dicembre 2013

Primo elenco dei firmatari
1. Damiano Previtali (Bergamo)
2. Giancarlo Cerini (Bologna)
3. Mariella Spinosi (L’Aquila)
4. Paolo Mazzoli (Roma)
5. Antonio Bettoni (Roma)
6. Giancarlo Cappello (Roma)
7. Giancarlo Cavinato (Venezia)
8. Giuseppe Desideri (Roma)
9. Gregorio Iannaccone (Avellino)
10. Francesco Macrì (Roma)
11. Silvia Minardi (Milano)
12. Maria Grazia Accorsi (Bologna)
13. Jaime Amaducci (Cesena)
14. Nerino Arcangeli (Bologna)
15. Andrea Avon (Trieste)
16. Francesco Balice (Milano)
17. Roberto Baldascino (Pesaro)
18. Lucio Benincasa (Como)
19. Monia Berghella (Bologna)
20. Antonia Carlini (Frosinone)
21. Ornella Castellano (Lecce)
22. Piero Cattaneo (Lodi)
23. Luciana Ceccarelli (Carrara)
24. Angela Citiolo (Brindisi)
25. Paolo Cortigiani (Genova)
26. Paolo Cosulich (Milano)
27. Fabrizio Da Crema (Roma)
28. Federico De Cillis (Pesaro)
29. Natalina Di Marco (Pescara)
30. Antonio D’Itollo (Bari)
31. Paolo Ferratini (Bologna)
32. Giovanni Fioravanti (Ferrara)
33. Carlo Fiorentini (Firenze)
34. Stefania Giovannetti (Modena)
35. Giulio Gobbato (Treviso)
36. Mariolina Goduto (Foggia)
37. Vito Infante (Torino)
38. Gisella Langè (Milano)
39. Loredana Leoni (Milano)
40. Franco Lorenzoni (Terni)
41. Fiorella Magnani (Reggio Emilia)
42. Federico Marucelli (Firenze)
43. Mario Maviglia (Brescia)
44. Cinzia Mion (Treviso)
45. Vanna Monducci (Ravenna)
46. Walter Moro (Milano)
47. Maurizio Muraglia (Palermo)
48. Giancarlo Onger (Brescia)
49. Marco Orsi (Lucca)
50. Reginaldo Palermo (Ivrea)
51. Daniela Pampaloni (Pisa)
52. Sebastiano Pulvirenti (Palermo)
53. Nicola Puttilli (Torino)
54. Giorgio Ragusa (Catania)
55. Elio Raviolo (Savona)
56. Marco Renzi (Arezzo)
57. Renata Rossi (Milano)
58. Giancarlo Sacchi (Piacenza)
59. Carla Ida Salviati (Genova)
60. Anna Maria Sanna (Cagliari)
61. Patrizia Sciarma (Roma)
62. Paolo Senni Guidotti Magnani (Bologna)
63. Alessandra Silvestri (Roma)
64. Stefano Stefanel (Udine)
65. Ivana Summa (Bologna)
66. Marcella Tinazzi (Pesaro)
67. Maurizio Tiriticco (Roma)
68. Aladino Tognon (Vicenza)
69. Alberto Tomasi (Trento)
70. Aldo Tropea (Milano)
71. Domenico Trovato (Treviso)
72. Gheti Valente (Bari)
73. Antonio Valentino (Milano)
74. Giovanna Zunino (Savona)


3 responses to “

  • Pietro Castello

    Sono molto stupito di vedere alcune firme in calce a questo promemoria la firma di persone come Maurizio Tirittico e Franco Lorenzoni. Soprattutto dopo aver letto l’articolo di Lorenzoni sul numero 18 della rivista “gli asini” è proprio inesplicabile, per me, la sua firma di un documento che vorrebbe “redimere” lìInvalsi che per ragioni istituzionali, normative ed intrinseche è proprio non redimibile. Non solo le sue pratiche “valutative” di questi anni sono decisamente dannose, ma assolutamente spregevole è la filosofia che lo ispira e che ha isperato i due presidenti provenienti da bankitalia, entrambi autori dell’indegno opuscolo ” IL CAPITALE UMANO” (Il Mulino2010).Sono molto interessato a conoscere le ragioni e le motivazioni per cui almeno i due firmatari citati hanno aderito al memeorandum
    Piero Castello

  • Ilaria Damiani

    A me sembra che l’ideologia della valutazione sia uno dei tasselli del generale processo attraverso il quale i lavoratori vengono espropriati di potere sul proprio lavoro; inutile (?) dire che cio’ di cui abbiamo bisogno e’ esattamente l’inverso.
    Mi vengono in mente molte riflessioni, tutte un po’ scoordinate, ma penso che insieme potremmo e dovremmo cercare di mettere a nudo quello che sta succedendo. Penso che molto sia gia’ stato fatto e detto negli anni scorsi dai tanti che hanno contribuito alla battaglia contro l’invalsi, ma e’ vero che questo documento (che mi sembra riflettere piuttosto una battaglia interna all’invalsi, ammantata di propaganda) avvalora le posizioni di una “collaborazione per il miglioramento” della valutazione,
    di un “lavoro dall’interno”, indebolendo ed isolando le posizioni che esprimono una critica piu’ sostanziale. Favorevole a ragionare e riflettere insieme sul come: su quali argomenti siano centrali e su come cercare di essere piu’ efficaci.
    Ilaria Damiani (mamma dell’Iqbal Masih)

  • Renata Puleo

    Il documento è un capolavoro di ambiguità e credo che proprio per questo sarà ben ricevuto da molti docenti e dirigenti, come effetto di una posizione saggia, che non vuole nascondere i problemi, ma che crede che ormai il giro di boa sia stato compiuto: NON SI TORNA INDIETRO, ma tutta l’operazione (scopi, procedure, ricadute, ecc) è migliorabile. Insomma il documento lavora alla ricerca di un ampio consenso. Del resto, molti dei firmatari non sono nuovi a tale posizione. Le tue questioni andrebbero declinate con maggior chiarezza a partire da un confronto ampio. Vedremo
    Renata Puleo ex Direttrice Didattica

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