Storia di una sanzione disciplinare (puntata 42)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

Collaborare non significa essere COLLABORAZIONISTI

Questa che pubblichiamo è l’ennesimo episodio di vessazione da parte di un dirigente scolastico a cui sono quotidianamente sottoposti insegnanti di ogni ordine e grado.
Il protagonista indovinate un po’ è sempre il Maestro Flavio e la protagonista è sempre la sua Dirigente che con una lettera formale richiama il maestro perchè non ha “collaborato” rifiutandosi di prendere in classe un gruppo di alunni la cui maestra era assente e non era stata chiamata la supplente.
Flavio, con la lettera che segue, le ha risposto per le rime come meglio non si potrebbe.
Aggiungo io: genitori fatela girare tra le maestre della vostra scuola per far capire che collaborare non significa essere COLLABORAZIONISTI AL DEGRADO DELLA SCUOLA PUBBLICA CONTRO I BAMBINI.

Piero Castello

Alla Dirigente dell’Istituto Comprensivo

Largo Oriani 1, 00152 Roma

Carmelina Impera

La comunicazione ricevuta il 14 gennaio in merito al mio rifiuto di prestarmi al gioco di sbriciolare un gruppo classe, dividendo i bambini nelle altre aule, parla chiaro. Ma è espressione di una politica scolastica che non posso condividere, per quel suo vizio di guardare colpevolmente il dito e disinteressarsi della luna.

La comunicazione tira in ballo una mia presunta mancanza di collaborazione e comprensione. Bene. Non starò qui a perdere tempo nel tentativo di confutare una tale affermazione e a fare esercizio di bei pensieri sulla mia idea di scuola e sul reale significato del termine collaborazione.

Ottempererò dunque alla richiesta, fatte salve alcune dovute precisazioni.

1) Il personale docente ha l’obbligo di vigilare sugli alunni a lui affidati. La normativa però fa espresso riferimento ai bambini della classe che gli è stata assegnata. Solo in questo caso infatti si è a conoscenza di tutte le importanti informazioni che riguardano i bambini (come gravi allergie o altre peculiari fragilità) e si è raggiunta la necessaria familiarità con le persone incaricate di ritirarli da scuola.

È evidente tuttavia che accogliendo bambini di altre classi nella sua aula il maestro ne divenga responsabile. Tale responsabilità però pesa innanzi tutto sul Dirigente scolastico che ha intimato la spartizione, spendendo un ordine di servizio affinché anche un maestro recalcitrante si allinei al malcostume dominante. Con l’accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione di un bambino nella scuola si instaura un vincolo negoziale. A carico dell’Istituto (nella figura prioritaria del suo Dirigente) c’è l’obbligazione a vigilare sulla sicurezza del bambino per tutto il periodo in cui questi fruisce della prestazione scolastica.

2) La normativa che regola la sicurezza nelle scuole sembra indicare come limite invalicabile la presenza in classe di 26 unità (25 alunni più un docente). La mia classe è composta da 23 bambini, ma due di loro hanno problemi relativi alla deambulazione e una pertinente certificazione medica. Questo ci pone in una situazione diversa, e non solo perché talvolta in classe è presente la figura di un adulto in più (l’insegnante di sostegno o l’Aec).

Mi piace ricordare il decreto del Presidente della Repubblica(DPR 81/09 – articolo 5, comma 2)secondo il quale tutte le prime classi frequentate da alunni con disabilità non dovrebbero superare il numero di 20 alunni. È altresì previsto che tale numero eccezionalmente possa crescere del 10%. Ciò significa che al massimo le prime classi con alunni con disabilità non dovrebbero mai superare il numero di 22 alunni.

3) Mi si dice che la divisione delle classi avviene soltanto come ultima ratio, per risolvere situazioni di emergenza. Si può davvero parlare di emergenza quando si tratta di una circostanza così frequente? Ne dubito.

Tanto per fare un esempio la mia assenza di tre giorni (per il corso di Primo Soccorso che ho frequentato presso la sede della Croce Rossa Italiana) è stata comunicata e protocollata dalla scuola con un mese di anticipo. Arrivato il momento i bambini della mia classe però sono stati divisi. Si trattava di un’emergenza? Direi proprio di no.

Dove sono i supplenti? Apprendo con stupore che non esistono più. Il mondo del lavoro è in crisi, eppure la scuola sarebbe un’ isola felice dove ogni precario trova occupazione. Evviva. Nonostante le indicazioni che arrivano dal Miur permettano di attingere anche alle graduatorie di altre scuole, il supplente ha fatto la fine dei dinosauri. Non sarà magari che dividere una classe è una condotta tanto in voga perché comoda, rapida e oltremodo economica?

A voler risolvere a costo zero la vicenda, perché allora non utilizzare al meglio la risorsa delle ore che i docenti mettono a disposizione? L’organizzazione di tale risorsa, così com’è, appare piuttosto irragionevole. Il alcune ore si concentra la disponibilità contemporanea di molti docenti, molte altre ore sono invece lasciate sguarnite.

L’insensatezza rischia di essere del resto un carattere sempre più distintivo nella scuola. La verità è che continuiamo a nasconderci. E abbiamo smesso di lottare per una scuola migliore. Una scuola migliore sarebbe possibile? Io credo di sì.

Roma, 17 gennaio 2014 Flavio Maracchia


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