Storia di una sanzione disciplinare (puntata 49)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

RISPOSTE A CALDO AD ANDREA GAVOSTO PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE AGNELLI

Prime critiche a caldo e forse utili chiavi per leggere criticamente il rapporto sulla valutazione della scuola pubblica Italiana elaborato dalla Fondazione Agnelli e presentato da Andrea Gavosto il 19 febbraio 2014 a Roma presso la sede della casa editrice Laterza ed anticipato radiofonicamente lo stesso giorno.

Grazie a rai 3 ed alla redazione di Fahrenheit
Complimenti a Mauro Boarelli per la tranquilla e documentata contestazione del Presidente Gavosto.
Grazie ad Eraldo Affinati per i problemi fondamentali che ha fatto emergere.

L’audio del dibattitto radiofonico andato in onda il 19 febbraio 2014

  1. Tentare di applicare al mondo della scuola ed agli apprendimenti dei giovani il concetto economicista e industrialista del “Valore aggiunto” testimonia la incompetenza inaccettabile in materia di sviluppo della mente del pensiero, delle capacità di apprendimento e cognitive degli umani e dei giovani. Questo stesso tema del “valore aggiunto” aveva già provato a cavalcarlo, negli ultimi anni, l’Invalsi manifestando una colpevole ignoranza epistemologica delle linee di ricerca intraprese, e dei risultati raggiunti, almeno da oltre mezzo secolo, da Piaget, Vigotsky, fino alle più recenti neuroscienze. E’ questa linea d’indagine sul “valore aggiunto della scuola” forse l’elemento che più ha contribuito alla reificazione degli studenti e bambini nel percorso di “misurazione” intrapreso dall’Invalsi.

  1. L’estremizzazione del concetto di autonomia cui le scuole dovrebbero progressivamente accedere denuncia il disconoscimento totale della funzione di “sistema” che le scuole e il “sistema scolastico unitario” debbono costituire al di fuori del quale sono condannate al solipsismo e alla sterile autarchia culturale inconcepibile, e forse inattuabile, un isolamento dal carattere sociale della crescita e sviluppo dei saperi e della conoscenza gravemente negativo.

  1. Per quanto riguarda il rischio, paventato da Gavosto, che la scuola proceda sulla strada di una valutazione esclusivamente autoreferenziale, il Presidente testimonia una colpevole non conoscenza della storia della scuola Italiana negli ultimi 50 anni. Dal 1974 con l’istituzione degli Organi Collegiali la scuola ha provato a darsi uno statuto aperto, partecipativo e democratico alla gestione delle scuole. Organi Collegiali, quelli territoriali, che sono stati cancellati dell’allora Ministro (1999/2000) Berliguer oggi sodale d’impresa della Fondazione Agnelli. Mentre gli organi Collegiali scolastici aprivano la gestione collegiale delle scuole a tutte le componenti scolastiche, Genitori, studenti, docenti, presidi personale tecnico ed amministrativo (ATA). Gli Organi Collegiali territoriali (Distretto, Provincia, Nazionale) includevano nella gestione ai vari livelli sia le rappresentanze dell’amministrazione e dei vari Enti Locali, anche le rappresentanze delle forze produttive che insistevano sul territorio. La Fondazione Agnelli, ma non solo, hanno dimenticato che a ciascuno di questi livelli gli organi collegiali avevano il compito di redigere una relazione annuale che presentasse, in modo problematico, la situazione delle scuole incluse nel perimetro territoriale di competenza. Queste relazioni avrebbero potuto costituire l’ossatura di un sistema di valutazione democratico, aperto e dal basso, un sistema mai realizzato. Sin dal primo anno della loro esistenza l’amministrazione (il Ministero e i Provveditorati) hanno manifestato insofferenza e ostilità nei confronti degli Organi Collegiali in generale, una particolare ostilità e ostruzionismo l’amministrazione ha manifestato nei confronti di quegli organi che avevano provato a sviluppare l’attività valutativa ai vari livelli del sistema. Se si vuole disporre di una capacità di valutazione del sistema scolastico in forma democratica è questa la strada da riprendere e non certo di una ripresa dell’Invalsi che è intrinsecamente antidemocratica, tecnocratica, ascientifica.

  1. Minacce e punizioni. Ha perfettamente ragione Mauro Boarelli, siamo ben otre le minacce: le sanzioni disciplinari irrogate dai Dirigenti Scolastici, le sentenze dei tribunali che le confermano e soprattutto ll dettato dell’articolo 16 della legge 127 che commina l’aggiornamento coatto e obbligatorio agli insegnanti le cui classi e alunni non abbiano raggiunto la media dei risultati nazionali alle prove Invalsi costituiscono una macchina repressiva già tutta in atto…ben oltre la minaccia.

  1. Certificazione delle competenze. C’è nelle vocazione da parte del Presidente Gavosto una straordinaria, ma non inattesa, sintonia con la neo Presidentessa dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, che ha dedicato non pochi dei suoi studi a disegnare una nuova “Scuola delle Competenze” come autentico superamento della scuola dei saperi e delle conoscenze. Dalla “filosofia” delle “competenze”, da raggiungere e certificare all’esame finale dei percorsi scolastici, emerge una scuola tipo “falansterio di apprendisti” tutti intenti in una immane opera di apprendistato al fine di conseguire le “competenze spendibili nel lavoro e nella vita professionale”, che, nel migliore dei casi seleziona i saperi utili ad essere declinati sul piano professionale e lavorativo e trascurare tutti gli altri non coniugabili in termini di spendibilità lavorativa.

  1. Idea di scuola, Il presidente Gavosto da inizio al suo discorso partendo dalla necessità che per valutare la scuola bisogna partire da “un’idea di scuola” senza la quale è impossibile anche soltanto approntare un tentativo di valutazione. D’accordissimo ma dovrebbe rivolgere una durissima critica a chi l’”idea di scuola “democratica e condivisa l’ha distrutta in questi ultimi anni dal Ministro Berliguer alla Ministra Gelmini. Era un’idea non da poco, un’idea lucida e condivisa di scuola della Repubblica radicata e disegnata dalla Costituzione, alimentata da movimenti che si sono protratti per decenni, sedimentata in provvedimenti legislativi quali: l’istituzione della Scuola Media Unica e relativi programmi, l’istituzione della scuola materna statale e Orientamenti dell’attività educativa, l’istituzione de Tempo Pieno e i Nuovi Programmi del 1985 per la scuola elementare, i successivi programmi Brocca per le superiori sperimentati in migliaia di classi, la legge 517 che cancellava scuole speciali e classi differenziali, istituiva gli insegnanti di Sostegno, abrogava le pagelle e realizzava le schede di valutazione, e la programmazione scolastica…..pagine decennali della nostra scuola che hanno sempre visto all’opposizione la Confindustria e i suoi associati, che hanno continuato a lamentare una Istruzione Professionale vergognosamente “licealizzata”, che consentiva l’accesso agli studi universitari, o il valore legale dei titoli di studio. Questa idea di scuola, dura a morire nella memoria e nella coscienza di molti italiani è stata cancellata, senza neppure un tentativo di motivazione serio, dai suoi sodali e amici Ministri degli ultimi 20 anni. L’abrogazione di fatto dei Programmi fedeli e coerenti con il disegno Costituzionale, sono stati sostituiti dalle “Indicazioni Nazionali” dal vuoto programmato che viene quotidianamente riempito dai valori del mercato salvifico e dalla “cultura d’impresa”, spesso la più becera. Cultura a cui il presidente Gavosto sembra rigoroso cultore perlomeno quando teorizza che la istruzione professionale, nel finale del suo intervento, non deve avere nemmeno come orizzonte l’accesso all’università.


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