Storia di una sanzione disciplinare (puntata 61)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

La valutazione nella scuola italiana
(parte 2)

LA BANALITA’ DEL BENE: MANZI NON E’ STATO UN EROE

Nel momento in cui Galileo smentisce le proprie idee per paura delle torture, un suo allievo deluso esclama:
“Disgraziato il paese che non ha eroi!”, mentre Galileo risponde:
“Felice il paese, che non ha bisogno di eroi!”.
Vita di Galileo – Bertolt Brecht

È impegnativo citare Hanna Arendt e il suo  “La banalità del male”, ma crediamo che il gioco valga la candela. La Arendt si è prodigata nel dimostrare che i mostri del nazismo non erano tali. Anzi, spesso erano gente perbene: mariti e padri amorevoli, attenti e bravi cittadini, rispettosi delle leggi, ubbidienti alle regole e, soprattutto ai superiori.
Allo stesso modo, non sono eroi il Maestro Manzi nel 1976, il Maestro Flavio nel 2013,  migliaia di maestre e docenti rispettosi dei bambini-studenti, della loro dignità di insegnanti, della giustizia come equità, disposti a trasgredire regole e legalità quando le leggi e le regole violano l’attenzione dovuta ai soggetti loro affidati, e il delicato compito di educatori e di insegnanti.
Non sono eroi e il loro comportamento non è eroico.
Non sono eroi rispetto agli atti di disobbedienza di cui qui parliamo, perché non è necessario che lo siano. Possono invocare la legittimità, che non è la mera legalità¹. Possono motivare e argomentare l’obiezione alla somministrazione di prove oggettive e standardizzate (test, ovvero quiz ridicoli e dannosi)² che, mandanti ed esecutori, millantano come unica possibilità di lettura del sistema scuola e come obbligo di servizio.
A cosa disobbediscono gli insegnanti che non ottemperano al presunto obbligo? Alla messa in atto di almeno due prescrizioni. La prima relativa alla somministrazione di prove che violano ogni principio di valutazione dei comportamenti di apprendimento in età evolutiva; la seconda la chiamata al conformismo a-cefalo i molti colleghi e, soprattutto, di tanti dirigenti più realisti del Re. Di nuovo viene in mente la  zona grigia descritta da Arendt e da Levi: obbedienza come sospensione del giudizio e delega al vertice della catena gerarchica di ogni decisione. Comportamenti paradossali  in chi dovrebbe educare al pensiero critico le creature piccole!
Per questi atti di disobbedienza civile, i Maestri che ancora pensano, non subiranno la decurtazione dello stipendio e il licenziamento; le sanzioni saranno tenui al punto da evitare fastidiose resistenze, e clamorosi ricorsi…Insomma, come accadeva e accade nei regimi, si tratta blandire il popolo rivoltoso con qualche brioches e sospensioni di pena.
La seconda lettera del Maestro Manzi che pubblichiamo, testimonia la sua determinazione a non classificare gli alunni, una determinazione calma e serena, che ha radici in convinzioni profonde. Non ha bisogno del ricorso a giri di parole, ma, in forma diretta, può far appello  a principi condivisi, sia di semplice razionalità, sia derivati da conoscenze scientifiche, alla coerenza tra i principi e l’attività di insegnamento quotidiano.
La caratteristica saliente della lettera è quella di inserire l’attività di insegnamento, peraltro ricchissima, attiva ed articolata, nel contesto di un percorso educativo globale, di tutta la persona. Un legame forte e continuo tra insegnamento, buone pratiche didattiche, educazione ai valori della Costituzione. Un esempio di rigore tra i principi pedagogici e il fare scuola quotidiano, oggi sempre più importante.

¹Leggere a tal proposito il secondo capoverso della risposta del Maestro Manzi.
²Nel rapporto 2014 a cura della Fondazione Giovanni Agnelli, che più volte abbiamo citato, viene pubblicato un inserto per contestare la definizione faziosa di quiz attribuita alle prove Invalsi. Peccato che l’esempio riportato possa essere classificato proprio come un quiz!

 

DIREZIONE DIDATTICA Magazz. Provv. – Mod. 100
DELLA SCUOLA ELEMENTARE Roma, li 14/4/1976
“FRATELLI BANDIERA” [ 17° CIRCOLO]
POSTA IN ROMA- Piazza Ruggero di Sicilia n.2
AL SIGNOR MAESTRO
ALBERTO MANZI
N. 740/B3 S E D E
OGGETTO: Pagelle II° Trimestre
Poiché si è concluso già da tempo il II° trimestre, sollecito la S.V. affinché provveda
alla compilazione ed alla consegna delle pagelle agli allievi della classe da lei diretta.
Prego assicurare in proposito.
IL DIRETTORE DIDATTICO
Dr. Alberto Fulvi
LA RISPOSTA DEL MAESTRO MANZI

Roma, 26 aprile Al direttore didattico
Dr. Alberto Fulvi
Scuola elementare Fratelli Bandiera
ROMA

Signor direttore,
la risposta alla sua lettera del 14 aprile 1976, n°740/B3 avente per oggetto” pagelle del 2 trimestre”, è ovvia: non darò, come sempre ho fatto, le pagelle.
Consegnerò le pagelle soltanto alla fine dell’anno scolastico, perché così vuole il regolamento e perché solo in tale momento esse diventano atti d’ufficio. Durante l’anno scolastico le pagelle, così come sono concepite e come debbono essere compilate, sono un insulto all’intelligenza umana, e pertanto un atto ineducativo per eccellenza. E’ mai possibile realizzare un atto ineducativo in una scuola che vuole educare?
Sembra di sì, anche se le pagelle (con la relativa classificazione) distruggono il rapporto che intercorre tra insegnante e ragazzi, impediscono di realizzare ogni azione di recupero degli elementi disadattati e realizzare quel tipo di scuola distributrice di semplici informazioni che ogni educatore disapprova, dato che il compito fondamentale della scuola è di aiutare la formazione degli individui (credo che sia scritto nei programmi ministeriali). Ora, poiché anch’io, così, umilmente ritengo che la scuola debba essere il luogo dove l’individuo viene educato a pensare, non posso accettare una classificazione che distrugge ciò che intendo realizzare.
Per farmi meglio comprendere, dovrei risalire ad un certo signor Kant che affermava che il maestro non deve insegnare pensieri, ma deve insegnare a pensare. Se non sbaglio questa affermazione è uno di quei libretti scritti da questo signore, un qualcosa simile ad una critica di non so quale ragione. Ma non voglio tediarla con cose che lei senz’altro sa, per cui mi limito a chiederle:
I°- La scuola tradizionale faceva immagazzinare conoscenze, allenava soltanto la memoria, ma trascurava di coltivare l’abitudine al ragionamento.
E’ lei d’accordo che la scuola deve favorire le occasioni per porre gli alunni di fronte a problemi da risolvere per acuire il loro senso critico, per abituarli a riflettere, a giudicare obbiettivamente sulla base delle informazioni, i fatti e gli avvenimenti che accadono? Se è d’accordo, pensa che si possa classificare da 0 a 10 l’abitudine al ragionamento, il senso critico e così via?
2°- E’ d’accordo che l’intelligenza, alla nascita, non è uno strumento completo al quale manca soltanto il SAPERE per entrare in funzione, ma è un POTERE di adattamento che cambia e si perfeziona attraverso l’esperienza, l’attività, i contatti con gli altri? (psicologia genetica)
E’ d’accordo pertanto che esperienza, attività, contatti, sono pertanto scambi che provocano degli accrescimenti intellettuali?
Se è d’accordo, pensa che si possa classificare questo accrescimento intellettuale? E se si, in base a che cosa? Ad un medium, un qualcosa di inesistente realizzabile soltanto sulla carta?
O forse ritiene che ogni qualsiasi classificazione possa distruggere e il desiderio e le capacità di realizzare esperienze, attività, contatti?
E’ d’accordo che ogni essere ha una propria individualità, un ritmo personale di crescita, una sua intelligenza, un suo carattere, un suo temperamento?
Se è d’accordo, ritiene possibile classificare un individuo in base ad un sistema che non tiene conto né della personalità, né del ritmo di crescita, né del temperamento e di tutto il resto?
O ritiene che è meglio classificare così si può distruggere tranquillamente l’individualità e realizzare un tipo medio dotato della stupidità necessaria per vivere accettando ogni imposizione?
3°-E’ d’accordo che la scuola deve educare alla collaborazione, ossia, per essere chiaro, educare ad essere socievoli, solidali, sentirsi parte della comunità?
Ritiene che possa sussistere una collaborazione in un ambiente dove si tende ad ottenere, in qualsiasi modo, una votazione più alta di quella del compagno?
Signor direttore, lei sa che non ho mai classificato nessun compito, e pertanto i ragazzi hanno appreso a lavorare perché è bello scoprire cose nuove; hanno appreso ad aiutarsi perché- data la mancanza di ogni tipo di classificazione- hanno scoperto che dà più gioia il dare che il ricevere; hanno appreso ad essere coscienti delle loro possibilità perché non hanno mai avuto il terrore di dimostrare la loro ignoranza.
Ed io ho potuto tranquillamente rimproverare il ragazzo che sbagliava una inezia, ma che POTEVA non sbagliare, ed ho potuto dire bravo a chi sbagliava quasi tutto il lavoro, perché non riusciva ancora, per il suo ritmo personale di crescita, a COMPRENDERE. Solo così ho potuto recuperare elementi che erano stati definiti irrecuperabili, o che sarebbero stati veramente irrecuperabili se il voto fosse piombato loro addosso come strumento di tortura e catena che avrebbe impedito di proseguire di andare avanti.
Non ho mai dato voti, pertanto non ho dato mai pagelle.
Tutte le pagelle consegnate a fine anno, come attesta la dichiarazione allegata alle consegne di fine anno, sono state realizzate d’ufficio. Tutti i ragazzi hanno avuto la medesima votazione, perché il compilatore non poteva giudicare. Il documento serviva ad attestare la promozione alla classe superiore. Ho firmato queste pagelle perché questo dovere non distorce il rapporto tra i ragazzi e me.
Ora se qualcuno mi dimostrerà che dare i voti e compilare una classificazione (sia pure a parole) è un mezzo che aiuta i ragazzi a crescere in intelligenza, in solidarietà, in amicizia, allora darò i voti, e le relative pagelle.
Ma questo qualcuno deve dimostrarmele.
Altrimenti, rimango nella mia decisione di non classificare un individuo soltanto perché un regolamento superato lo afferma. Penso che sia più importante difendere l’uomo, che non le cose vecchie dell’uomo.
Lei mi chiede di assicurare in proposito. Credo di averla assicurata.
Cordialmente,
Alberto Manzi
(trascrizione dal dattiloscritto di Beatrice del Giudice)

La lettera è del mese di Aprile 1976, un anno dopo verrà varata la legge 4 agosto 1977, n.517.
La legge, dal punto di vista della valutazione, realizza in obiettivi giuridici quanto già nella scuola di base circolava:
a) Abolisce le pagelle la valutazione decimale e introduce la scheda di valutazione con i giudizi (discorsivi).
b) Abolisce gli esami di riparazione. La “non ammissione all’anno successivo” diventa “un caso eccezionale” “sulla base di una motivata relazione “approvata dal Consiglio d’Interclasse” .
c) Introduce la valutazione collegiale in tutti gli ordini di scuola.
Per altri aspetti contigui alla valutazione e per i processi di integrazione scolastica:
d) Abroga le scuole speciali e le classi differenziali.
e) Istituisce la figura dell’insegnante di sostegno per l’integrazione dei bambini portatori di handicap.
f) Integra i bambini portatori di handicap nelle classi normali.
g) Riduce a venti il numero massimo di alunni nelle classi in cui siano integrati alunni portatori di handicap.
Per aspetti ordinamentali generali:
h) Istituisce le attività integrative, deliberate ed organizzate dai Collegi dei Docenti
i) Introduce la programmazione didattica collegiale ad inizio e nel corso dell’anno scolastico.
j) Introduce la possibilità dell’adozione dei libri alternativi a quelli di testo e quindi la possibilità di costituire le biblioteche di classe
k) Consente l’uso dei locali scolastici per la realizzazione di attività culturali sociali e civili. L’uso dei locali viene concesso, su richiesta, dal Consiglio di Circolo, che ne valuta la congruenza con le finalità della scuola pubblica.
l) Attribuisce al Collegio dei Docenti il compito di programmare e realizzare le attività di aggiornamento dei docenti.

La legge 517 è molto contenuta, 17 articoli, succinti e molto chiari, un raro esempio di organicità. Il Parlamento raccoglie ed elabora le migliori esperienze didattiche, le pratiche che si vanno realizzando in una scuola attiva e vitale, le risultanze di un dibattito che dilaga nella società relativamente alla esclusione e all’oppressione manicomiale, tanto che precede di un anno la legge 13 maggio1978 n.180, cosiddetta Basaglia, dal nome del suo ispiratore.
Questa legge è particolarmente emblematica di un periodo della storia del nostro paese nel quale, il protagonismo dei cittadini, il conflitto sociale, le lotte dei lavoratori e del movimento operaio, riuscìrono ad elaborare valori e pratiche sociali istituenti. Infatti, esse resero permeabile il Parlamento che, ripetutamente, legiferò proprio ispirato dalle istanze sociali e politiche, ancora radicate nei valori costituzionali.
Sui contenuti della legge-517, bisognerà continuare ad esplorare. Si potranno evidenziare i nessi che legano obiettivi civili, attenzione alla didattica e all’ambiente per l’apprendimento, risorse da destinare ad insegnamento ed educazione, con l’esercizio della valutazione.

Il contributo che venne dalle contestazioni del maestro Manzi alla soppressione delle pagelle ed alla valutazione con i voti decimali, e alla loro funzione “classificatoria” è evidente, tanto che alcuni insegnati vedono nella legge un primo approccio alla valutazione qualitativa e narrativa, caposaldo della valutazione scientifica dei comportamenti umani.
Nonostante il successo delle sue idee contro le classificazioni, il maestro Manzi non si quietò.
Di nuovo, nel 1981, contestò la valutazione imposta dalla legge, non compilò i giudizi previsti nella scheda di valutazione e subì una sanzione disciplinare più forte delle precedenti: la sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio per due mesi (riduzione del 50% circa dell’importo).Dalla relazione del Consiglio di Disciplina, non si evince altro che la reiterazione del mancato obbligo.
Non siamo riusciti a trovare il documento con il quale Alberto Manzi motivò questa nuova opposizione. Speriamo che le buone talpe che ci leggono lo ritrovino. Siamo sicuri che non siano state ragioni banalmente ripetitive come le motivazioni della sanzione. Conoscerle ci sarebbe di aiuto.


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