Storia di una sanzione disciplinare (puntata 62)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

Per interrompere il tempo del “sempre peggio”

Scuola elementare: dalla valutazione globale dell’alunno al ritorno della valutazione numerica

Una tappa fondamentale nella storia della scuola è costituita dal la legge n. 517 del 1977 che ha modificato radicalmente il concetto di valutazione del processo educativo-didattico: la legge formalizzò la consapevolezza, già presente nella coscienza professionale più avvertita, che la scuola elementare fosse sempre più fattore di sviluppo e maturazione della persona e sempre meno di distinzione degli scolari sulla base delle capacità e del profitto scolastico. Per ciò che riguarda la valutazione, la legge introdusse i seguenti provvedimenti:

– abolizione dei voti e della pagella;

– istituzione della scheda di valutazione.

L’abolizione dei voti e della pagella costituì il superamento della valutazione di tipo selettivo in cui il voto, come premio o castigo, rappresentava l’unico strumento per stimolare l’alunno e, in particolare, il voto in condotta era determinante ai fini del giudizio globale poiché attestava l’attitudine all’obbedienza, la capacità di inserimento nel sistema e il rispetto delle regole.

La legge n. 517 del 1977 istituì, pertanto, la valutazione formativa, momento essenziale nella programmazione educativa, introdotta dalla legge stessa, che aveva il compito di adeguare le modalità dell’insegnamento alle capacità di apprendimento degli alunni. La valutazione entrava in questo processo perché, permettendo di rilevare tali capacità, costituiva la base su cui fondare la programmazione ed era il riscontro necessario per valutarne l’efficacia e per stabilirne eventuali adeguamenti.

Nei Programmi Nazionali del 1985 la valutazione ha assunto una duplice prospettiva:

  • la valutazione riferita all’alunno, cioè al suo processo di apprendimento e di sviluppo, e

  • la valutazione riferita all’insegnamento, cioè alla validità e all’efficacia delle strategie didattiche per promuovere e agevolare l’apprendimento in senso formativo.

I Programmi, puntualizzando le soluzioni possibili, hanno posto la valutazione come un processo che, insieme alla programmazione, costituisce l’asse portante della realizzazione del curricolo.

Come si è visto, la legge n. 517 del 1977 abolì la pagella e i voti e istituì una “scheda personale dell’alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sui livelli di maturazione raggiunti. Dagli elementi registrati sulla scheda viene desunta trimestralmente dall’insegnante o dagli insegnanti della classe una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione, il cui contenuto viene illustrato ai genitori dell’alunno o a chi ne fa le veci dall’insegnante o dagli insegnanti, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore dell’alunno ai sensi dell’articolo 2( portatore di handicap)”.

La legge n. 149 del 1990 assegnò al Ministro della Pubblica Istruzione il compito di determinare nuovi criteri, tempi e modalità per la valutazione degli alunni il quale provvide con l’O.M. n. 236 e con la C.M. n. 237 del 1993.

Nell’O.M. n. 236, all’art. 6, si legge:

1. Il documento di valutazione concerne il processo formativo dei singoli alunni ed ha funzione regolativa, comunicativa, certificativa.

2. Esso si compone di tre quadri tra loro correlati, riguardanti:

– il primo, la conoscenza dell’alunno;

– il secondo, la rilevazione degli apprendimenti conseguiti in rapporto agli interventi didattici, unitamente all’interesse e all’impegno manifestati dall’alunno per ciascuno dei campi disciplinari;

– il terzo, la valutazione complessiva dei processi formativi, cioè i progressi nell’alfabetizzazione culturale e nello sviluppo personale e sociale dell’alunno.

3. La compilazione del documento di valutazione è di competenza dei docenti impegnati”.

Sebbene l’Ordinanza ribadisce che “il valutare inerisce il programmare,[ …] implica la conoscenza approfondita degli alunni […]nella prospettiva di garantire una sostanziale equivalenza dei risultati formativi, […] significa prestare attenzione complessiva alla qualità dei processi attivati ed al progresso nella formazione della personalità di ogni alunno” e quindi predispone nel documento di valutazione i quadri 1 e 2 (comma 3), prevede un secondo quadro, centrale, in cui “sono individuati alcuni aspetti essenziali per ogni disciplina. Rispetto ad ognuno di essi andrà espressa una valutazione utilizzando cinque enunciati, richiamati dalle lettere A, B, C, D, E, corrispondenti a diversi livelli di competenza e processi di apprendimento”.

Questo provvedimento è rilevante poiché fa compiere un passo indietro rispetto alle innovazioni della L.517 del 1977 poichè l’introduzione di lettere corrispondenti a determinati livelli di competenza riavvicina il concetto di valutazione a quello concepito prima dell’abolizione del voto: le lettere, infatti, possono essere facilmente tradotte in numeri.

La Circolare Ministeriale n. 491 del 1996 predispose, poi, un nuovo modello di valutazione che in merito alla rilevazione degli apprendimenti ha compiuto altri passi indietro introducendo il giudizio sintetico attraverso la formulazione: ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente. Ancor più facile, in questo caso, operare un parallelismo tra giudizi e voti numerici.

Il regolamento sull’autonomia scolastica (D.P.R. 275 del 1999) abolì la precedente scheda di valutazione per gli alunni, ma di fatto, fino all’anno scolastico 2004/05, il Ministero ha continuato a inviare alle scuole il vecchio modello in attesa di predisporne uno nuovo.

Il ministro Moratti del governo di centro-destra cercò di stravolgere completamente l’impianto della scuola elementare riconducendola ad un modello di tipo selettivo abbandonato ormai da trent’anni.

Il Decreto Legislativo n. 59 del 2004, applicativo della Legge n. 53 del 2003 (riforma Moratti), istituì il Portfolio delle competenze e introdusse la valutazione del comportamento. La Circolare n.84 del 2005 ne sancì l’obbligatorietà e inserì nel documento di valutazione la valutazione dell’apprendimento della Religione cattolica oltre a quella del comportamento.

Tutti questi gravi elementi determinarono una forte protesta da parte di genitori, insegnanti e varie associazioni. Ne nacque un movimento che si impegnò costantemente con ogni iniziativa possibile contro tutto l’impianto della riforma Moratti. Il TAR del Lazio, con due distinte ordinanze del 1 febbraio 2006, accolse la richiesta di sospensiva della Circolare 84/05 presentata da un gruppo di genitori e, in particolare, riconobbe l’illegittimità sia dell’introduzione della valutazione della Religione Cattolica nella scheda poiché il Decreto Legislativo 297/94 prevede che ne sia compilata una separata, sia di una parte del portfolio poiché il Ministero non aveva ancora emanato il Regolamento sulla Privacy.

Contemporaneamente molti Collegi dei Docenti delle scuole deliberavano di adottare i vecchi modelli di scheda rifiutando la nuova.

Con il governo di centro-sinistra, e Fioroni al Ministero, la struttura formativa-valutativa della riforma Moratti è rimasta sostanzialmente in piedi e anche le nuove Indicazioni (programmi) seppur con una diversa facciata hanno confermato le linee di orientamento morattiano.

Tutto ciò si può evincere chiaramente dalla nota emanata il 10 novembre 2006 nella quale il Ministro Fioroni in nome dell’autonomia scolastica ribadisce che:le istituzioni scolastiche del primo ciclo, nel rispetto e nell’esercizio della loro autonomia, previa delibera del collegio dei docenti, provvederanno, nel corrente anno scolastico, a predisporre la scheda di valutazione garantendo, comunque, pur nella flessibilità del modello adottato, la valutazione degli apprendimenti conseguiti nelle diverse discipline, ivi compresi gli insegnamenti o attività facoltativo-opzionali, e del comportamento degli alunni”. Quindi, viene riconfermata la scelta di apporre nella scheda il giudizio sul comportamento e legittimata la scheda “fai da te” di cui il ministro Moratti fu anticipatore.

Nel 2008 un nuovo passaggio di consegne: governo di centro-destra e Gelmini al Ministero. Il Decreto Legge 137 del 01 settembre 2008 ha reintrodotto la valutazione espressa in decimi e il voto in condotta. Questa disposizione, insieme all’affidamento alle classi di un unico insegnante e alla riduzione del tempo scuola a 24 ore settimanali previsti nel Decreto, riporta la scuola indietro di più di trent’anni. La scuola elementare perde tutto ciò che aveva conquistato negli anni ’70 e ’80 e con un lento e progressivo processo iniziato negli anni ’90 si trova a veder restaurate le caratteristiche discriminanti e classiste che tanto faticosamente erano state abbattute.

Dal 1926 al 1977 Pagella con i voti
Dal 1978 Giudizi analitici, descrittivi
Dal 1990 Giudizi sintetici ( A, B, C, D, E)
Dal 1996 Giudizi sintetici (ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente)
Dal 2000 Abolita la scheda nazionale ma sono confermati i modelli in uso
Dal 2004 Potfolio e ritorno al giudizio sul comportamento
2006 Scheda “fai da te”
2008 Pagella con i voti

Bruna Sferra – insegnante elementare

Il puntuale e minuzioso lavoro di ricostruzione storica della vicenda della valutazione nella scuola elementare realizzato dalla Maestra Bruna consente di individuare all’interno della vicenda alcuni punti emblematici e significativi che si sono abbattuti sulla scuola pubblica negli ultimi 25 anni.

Nel corso di tutti gli anni 60 e 70, nella società italiana, e non solo, si è realizzato un livello di partecipazione, e conflittualità diffusa, capillare e radicata. Non di rado al centro o preminente nell’attenzione, della partecipazione e dei conflitti c’è stata la scuola. Nella scuola si sono realizzate trasformazioni grandiose: dalla scuola Media unica alla scuola materna statale. Dai primi nidi comunali finanziati dallo stato, alla liberalizzazione degli accessi all’università. Dal Tempo pieno nelle scuole elementari alla democrazia scolastica con l’istituzione degli Organi Collegiali

La legge 517, da cui parte la cronologia della maestra Bruna è stata uno dei frutti più maturi e profondi di una stagione di partecipazione e di lotte sociali e politiche che spesso ha imposto al parlamento ed alle istituzioni le trasformazioni che già stavano avvenendo nella società. Una legge i cui cambiamenti istituzionali erano in presa diretta con un pensiero pedagogico democratico avanzato ed una ricerca scientifica (Linguistica, psicologia, storia, modelli matematici e logici) che mentre diventava norma si cimentava nelle pratiche di insegnamento che si andavano generalizzando.

La parabola discendente ha inizio nei primi anni 90, quando il livello di partecipazione e di conflitto si abbassa tremendamente, la scuola democratica ed avanzata comincia ad essere attaccata partendo anche dai suoi contenuti più profondi altre che negli aspetti materiali, organizzativi e ordinamentali. Le schede di valutazione cominciano ad essere manipolate e in un ventennio si regredisce alla valutazione/classificazione decimale e al ritorno delle pagelle con i voti.

C’è anche un altro fenomeno da considerare:l’evoluzione della valutazione negli anni 60 e 70 era accompagnata da un fermento sociale ed intellettuale che si manifestava quotidianamente attraverso l’iniziativa dal basso (vedi le puntate n.60 e n.61 sul maestro Manzi), le associazioni professionali, le riviste pedagogiche, la società civile, il punto di approdo istituzionale e parlamentare era il compimento di riflessioni e percorsi molecolari diffusi nella società spesso già metabolizzati in esperienze pluriennali.

Al contrario il ventennio di smantellamento delle conquiste educative, sociali e civili è avvenuto per iniziativa dei poteri senza dover motivare e argomentare alcunché come esercizio incontestato del potere che pure in molte circostanze si è rilevato contestabile e perdente come è avvenuto per alcune delle iniziative fallite del ministro Berlinguer e Moratti. La partecipazione, il conflitto i movimenti non sono stati in grado di fronteggiare la vastità e la continuità di azione dei poteri reazionari che stavano demolendo la scuola.

La fase nella quale ci troviamo in questi anni sta raggiungendo l’acme su tutti i fronti: la demolizione materiale, con il definaziamento e la dismissione della scuola pubblica da una parte e dall’altra lo svuotamento dall’interno delle scelte educative, ugualitarie e democratiche ispirate dalla Costituzione della Repubblica.

Una condizione indispensabile per interrompere questo ciclo distruttivo, secondo noi, è la ripresa della parola, del protagonismo, della conflittualità, rinunciando alla apparente comodità della delega.


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