Storia di una sanzione disciplinare (puntata 73)

Storia a puntate in tempo reale a cura di Piero Castello

Malgrado i voti

Il resoconto che segue è frutto della conversazione con due Maestre di Scuola Primaria, Barbara e Caterina. La prima insegna in provincia di Roma, in una delle poche sezioni rimaste a tempo pieno “normale” (due docenti in compresenza e due ambiti non sempre distinti), la seconda, da qualche anno in pensione, ha svolto attività di sostegno nelle classi con alunni diversamente abili.

Malgrado gli sforzi di compensazione, sia Barbara che Caterina, ritengono che il voto abbia rappresentato una regressione negli stili di insegnamento e il rischio di alzare la competizione fra i bambini. Non solo, ma sono convinte che attribuire un numero, un punteggio ad una attività infantile, non sia più chiaro – come ritengono in molti – dell’attribuzione di un giudizio semantico. Semmai si può dire che anche quest’ultimo, quanto burocratizzato in pratiche standardizzate, è ampiamente insufficiente a far capire al bambino e alla sua famiglia, dove è arrivato lungo il

cammino, quanto abbia già camminato, quali altre potenzialità siano in serbo per lui.

[a cura di Renata Puleo]

Barbara.

Da quando sono di nuovo in vigore i voti, abbiamo cercato, la mia collega ed io, di trovare un sistema di compensazione, di riequilibrio. Volevamo fare in modo che questa prassi di misurazione numerica dei processi e degli esiti non cozzasse con il nostro stile di insegnamento basato, non sulla comparazione, ma sulla valorizzazione delle abilità e delle competenze dei bambini, acquisite in maniera cooperativa.

Nella classe dove attualmente lavoro, abbiamo lungamente discusso con i bambini la “faccenda dei voti”, quelli che per obbligo mettevamo sulla scheda di valutazione. Visto che spesso anche gli adulti sono obbligati a fare qualcosa che a loro non piace, volevamo almeno far sì che la loro consapevolezza sui limiti di questa modalità fosse il più possibile chiara, anche per poter spiegare alle famiglie le nostre scelte.

Ne sono scaturite alcune convinzioni, provvisorie e spesso ridiscusse ma, sostanzialmente, basate su alcuni principi:

1 –  i voti sono utilizzati solo nella valutazioni ufficiali, sul documento ministeriale

 

1.1 – la scala 0/10 viene ridotta a 6/10; tutti siamo d’accordo che nessuno è insufficiente, deve solo ancora “camminare”

 

1.2 – la valutazione formativa, quella diciamo quotidiana, durante il percorso è sempre di tipo semantico (sufficiente, buono, distinto, ottimo) e ciascuna voce fa riferimento ad un parametro generale di attribuzione di valore, sempre ridiscusso a secondo della tipologia di lavoro ( si accettano come buone le prove relative a compiti nuovi, si è più esigenti per lavori consueti)

 

1.3 – vengono accettati come sufficienti, in taluni casi come buoni, i lavori che dimostrano che è avvenuto un progresso rispetto ad una prestazione precedente

 

2 – ogni attività importante, significativa nel percorso didattico, è svolta nel piccolo gruppo (disomogeneo per competenze e sempre diverso: per scelta autonoma dei bambini, spesso orientata da noi insegnanti)

 

2.1 – la prestazione viene valutata sia globalmente (qualità del lavoro di gruppo rispetto al compito) sia individualmente

2.2 la valutazione del lavoro prodotto dal gruppo tiene conto della risposta pertinente alla consegna, della divergenza –la capacità di creare soluzioni originali – e della qualità estetica del lavoro ( in matematica: ordine, soluzioni grafiche efficaci, ecc; in lingua: coerenza e coesione del testo, vocabolario appropriato, introduzione di usi metaforici, ecc)

2.3 la valutazione individuale si basa su:

a) la motivazione, come “attaccamento al compito”, il fatto che non venga abbandonato e come capacità di domandare spiegazioni, tornare alle questioni irrisolte, chiedere aiuto, essere disponibili a modificare punti di vista

b) l’apporto personale al lavoro cooperativo

c) indipendentemente dall’apporto personale – magari debole – la comprensione di come si è arrivati a concludere il lavoro e la capacità di spiegare il percorso scelto dal gruppo

Come si noterà un lavoro sempre in fieri, puntato alla valorizzazione delle capacità di ciascuno e sul principio che il lavoro di gruppo consenta un apprendimento più efficace per tutti i suoi membri (sviluppo della “zona potenziale”, di Vygotskij).

Caterina.

Ho fatto esperienze molto diverse a seconda dei contesti in cui – come insegnante di sostegno – mi sono trovata ad operare. Quando ho lavorato in una sola sezione, o al massimo in due, quindi con orario settimanale disteso, la con-titolarità era piena, dunque era possibile che la valutazione dei bambini fosse concordata con i colleghi. Sia quella dei bambini diversamente abili, sia degli altri sui quali, come intera classe, ero chiamata ad operare. Non ho mai, in queste situazioni, fatto interventi di separazione dal gruppo del bambino con handicap, ma semmai di individualizzazione e di rinforzo per alcuni percorsi, anche rivolti ad altri alunni, in piccolo gruppo. In questi casi, i principi di cui parla Barbara sono stati anche i miei, i nostri.

Purtroppo, mi è capitato di lavorare con orari spezzettati su più situazioni e di trovare colleghi poco disponibili al lavoro di discussione con i bambini e fra di noi. Capitavano allora due cose, fonte di equivoci ed errori. Mi veniva lasciata la responsabilità unica del rendimento dei bambini a me “affidati” e della loro valutazione. Gli “altri” erano spesso insoddisfatti del paragone che veniva loro spontaneo, in una logica di misurazione competitiva, tra la valutazione del loro lavoro e il voto da me attribuito ad una prestazione di un compagno con handicap (“Perché X e Y hanno preso 9 se non sanno ancora leggere bene?”).

In conclusione, penso che discutere con la classe sia un esercizio fondamentale per ogni questione. Nella valutazione, in particolare, la messa in discussione delle scelte svolge un ruolo determinante per la qualità della relazione educativa. La cooperazione fra colleghi, l’incrocio degli sguardi, delle opinioni, abbassano la soglia dell’errore nel valutare il lavoro infantile e quello di noi docenti.

L’INTERVENTO DELLE MAESTRE HA UN REGISTRO COLOQUIALE CHE SPERIAMO FACILITI I LETTORI AD INTERVENIRE NELLO SPAZIO COMMENTI APERTO QUI SOTTO.

È ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE, SE VOGLIAMO RIPRENDERE ED ESTENDERE L’OPPOSIZIONE ALLE PRATICHE DANNOSE ED INSENSATE DELL’INVALSI, CHE LE/GLI INSEGNATI RIPRENDANO LA PAROLA SU TUTTI GLI ASPETTI DELLA VALUTAZIONE: COME SE LA VIVONO E QUELLO CHE PENSANO.

Anche in questo campo se non diventiamo protagonisti vince la delega, scompare la dignità del nostro lavoro. (Piero)


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