Lip ( legge di iniziativa popolare ) vs. la buona scuola di Renzi

Adotta la lipDa settimane sui social network, sulle mailing list tematiche e in generale sul web che si occupa di scuola è partito un tam tam per sostenere la LIP, ovvero la legge di iniziativa popolare nata ormai otto anni fa e ripresentata di recente al Senato e alla Camera da un gruppetto trasversale di senatori provenienti da diverse formazioni politiche.
Anche noi abbiamo deciso di adottarla anche perché tra pochi giorni si chiude la campagna di “ascolto” seguita alla pubblicazione da parte del governo Renzi dell’ennesimo progetto di riforma dell’Istruzione nazionale denominato “La buona scuola”.
Lo facciamo pubblicando e commentando una scheda facilmente reperibile anche su altri
siti in cui le due “visioni” vengono messe schematicamente a confronto.
Ma confrontare nel “merito” i due documenti ha e avrà senso solo rispettando anche le diversità di “metodo” che hanno caratterizzato, ed erano sottese, ai due testi.
Sul piano del metodo è rilevante che la Lip sia stata una proposta di legge popolare con caratteristiche rare anche tra le esperienze di iniziative di base che vogliono occupare il ruolo “legislativo” che la Costituzione affida al popolo (Art. 71, comma 2): ”
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”.
La prima importante caratteristica dei redattori della Lip è stata quella di essere un movimento diffuso, radicato nel territorio, formato da centinaia di gruppi, (anche di diversa estrazione) che intenzionalmente si incontrarono al fine di redigere una proposta di legge. Solo dopo questo lavoro minuto, articolato, puntuale e lungo si è arrivati alla redazione del testo finale su cui si sono raccolte, con relativa facilità, ben più delle 50mila firme necessarie per la presentazione.
Un’altra caratteristica della Lip è stata che i suoi promotori e redattori appartenevano ad “un popolo della scuola” che si era formato nella lotta contro il tentativo devastante e controriformistico del ministro Moratti. Questo popolo del tutto autorganizzato diede vita ad una delle lotte più importanti di quegli anni, basta ricordare le due grandi manifestazioni, Bologna e Roma, con decine di migliaia di partecipanti e migliaia di scuole con i loro striscioni. Una lotta che è stata in larga parte vincente e che ha rallentato non poco le “controriforme” che ancora vanno attuandosi nella scuola. Questo periodo di mobilitazione aveva un centro “la difesa del Tempo Pieno alle elementari”, un argomento ricco e complesso che ha avuto una funzione formativa eccezionale su tutto il popolo della scuola.
Un’ulteriore caratteristica del processo di formazione della Lip è costituito dalla partecipazione dei genitori e delle mamme in particolare. Per tutto il movimento è stata una grande lezione, una verifica che la scuola è argomento serio che non può essere lasciato in gestione ai soli addetti ai lavori. La partecipazione dei genitori ha costituito non soltanto la moltiplicazione dei partecipanti, la scesa in campo della “società”, ha avuto anche il grande ruolo di rendere gli insegnanti autonomi dalle sirene partitiche e sindacali che, se avessero preso piede, avrebbero frantumato un movimento tanto partecipato e capace.
Ci limitiamo a descrivere queste tre caratteristiche del movimento della Lip perché crediamoo siano sufficienti per spiegare all’attuale movimento l’idea che la prima lezione da dare al governo Renzi, ma anche a tanti di noi, è quella che la scuola è, ripetiamo, argomento serio: senza i tempi necessari ad una partecipazione effettiva, diffusa, senza quel lavoro di elaborazione e gestazione di lunga durata un documento non può che essere inadeguato al compito che un paese democratico dovrebbe dargli.
Per quanto riguarda la genesi del documento “la buona scuola” del governo Renzi poco si sa, l’unica cosa macroscopica è la sua totale coincidenza con il famigerato disegno di legge Aprea/Ghizzoni di due anni fa affossato grazie ad una grande mobilitazione di tutti i movimenti in difesa della scuola pubblica. “Lo abbiamo studiato, vagliato, incubato negli ultimi mesiquesto è ciò che viene dichiarato sul sito web creato ad hoc dal governo perché “sia oggetto di dibattito e confronto“, in una consultazione telematica che non ha niente né del dibattito né del confronto e, soprattutto, non ha niente di trasparente, mentre appare come uno strumento propagandistico orchestrato ad arte per dar fiato alle fanfare plebiscitarie.
Ultima considerazione: se alla LIP dovesse mancare il sostegno dei conflitti, delle lotte, di una mobilitazione di lunga durata necessaria per accompagnarla e guidarla, l’esito non potrebbe che essere un’ennesima sconfitta coronata dalla muffa dei cassetti di qualche parlamentare, magari anche di buona volontà.

 

Confronto sintetico per punti

La Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica (LIP) la “Buona Scuola” di Matteo Renzi
Genesi

È una proposta di legge già presentata in Parlamento, si chiama: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia”. È stata depositata alla Camera, per la prima volta, nel 2006. E’ stata ripresentata in questi ultimi due mesi sia alla Camera che al Senato, sottoscritta da parlamentari di diverse forze politiche; volendo, potrebbe essere discussa da subito.
Può essere letta integralmente, sostenuta nel suo percorso “adottandola” e commentandola qui:

http://adotta.lipscuola.it/

È un “rapporto” che indica alcune proposte, si chiama: “La buona Scuola”. È stato presentato in una conferenza stampa nel settembre 2014. Il nome è copiato pari pari dalla sua diretta antagonista nata ben 8 anni prima.

Può essere letto integralmente, “giudicato” e commentato fino al 15 novembre 2014 qui: https://www.labuonascuola.gov.it/

Principi La proposta afferma i principi costituzionali del pluralismo culturale e della laicità, della formazione democratica dei cittadini, del perseguimento dell’uguaglianza dei cittadini e della partecipazione democratica al governo della scuola.

In essa non ci sono riferimenti ai principi costituzionali.
La proposta si ispira a logiche di mercato volte a differenziare le scuole ed a mantenere le disuguaglianze, limitando peraltro con un modello aziendalista la libertà di insegnamento.

Finalità Riconosce alla scuola statale la funzione istituzionale che la Costituzione le assegna per garantire un effettivo diritto allo studio e realizzare condizioni di uguaglianza per tutti. Si concentra sui docenti e la loro carriera, proponendo un sistema di scuole-azienda al di fuori di un modello culturale nazionale con un conseguente degrado complessivo.
Metodologia e didattica Si definisce la pratica scolastica come un’alternanza di lezioni frontali, attività laboratoriali, momenti ludico-educativi, lavoro individuale e cooperativo, organizzazione di scambi culturali tra istituti e con scuole di altri Paesi, interventi educativi aperti al territorio. Si punta soprattutto sulle tecnologie per la comunicazione
Apertura al territorio È favorevole all’apertura delle scuole oltre l’orario curricolare. È favorevole all’apertura delle scuole oltre l’orario curricolare.
Organici Prevede l’assunzione di tutti i docenti necessari per coprire i posti vacanti e la creazione di organico aggiuntivo per la lotta alla dispersione e all’abbandono scolastico, per il sostegno all’integrazione degli alunni con disabilità, per l’alfabetizzazione degli degli alunni migranti. Prevede di assumere 148.100 precari nel settembre 2015 (ciò era già indicato dalla legge europea) sostanzialmente per far fronte alle supplenze.
Scuole pubbliche e private La legge disciplina l’offerta scolastica statale ai sensi degli art. 33 e 34 Costituzione. Vengono messe sullo stesso piano le “Scuole pubbliche statali e paritarie.” Omettendo che queste ultime sono per la grande maggioranza a gestione privata e prevedendo la detassazione delle spese per le rette.
Reperimento delle risorse per il funzionamento Le scuole sono Istituzioni finanziate dalla fiscalità generale. Le scuole devono reperire fondi sul mercato vendendo prodotti o servizi attraverso la costituzione di fondazioni in collaborazione con imprese e privati.
Risorse pubbliche e investimenti privati Investire il 6% costante del PIL da destinare all’istruzione pubblica (come da media degli altri Paesi OCSE); richiamando l’articolo 33 della Costituzione, prevede risorse pubbliche per le sole scuole statali ed il funzionamento delle scuole private senza oneri a carico dello Stato.

Affermando che “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola.” certifica il venir meno dell’obbligo costituzionale e tende a scaricare sui genitori parte dei costi.

Prevede lo stanziamento di 2,7 miliardi di euro in tre anni e un reintegro solo parziale del fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa da differenziare tra le scuole a seconda della loro valutazione; interventi dei privati tramite un pacchetto di vantaggi fiscali (“School Bonus”, “School guarantee”) e crowdfunding e “Social Impact Bonds”.

Obbligo scolastico Effettivo obbligo scolastico dai 5 (terzo anno della scuola dell’infanzia) fino ai 18 anni di età Rimane l’obbligo d’istruzione dai 6 fino ai 16 anni di età.
Integrazione Indica forme di sostegno per il processo di integrazione scolastica degli alunni con disabilità ma anche per combattere il disagio in tutte le sue forme e per l’ alfabetizzazione e l’integrazione degli alunni migranti. Parla solamente di sostegno agli alunni con disabilità.
Formazione classi e n° alunni Indica in 22 studenti il numero massimo consentito (19 in presenza di un alunno certificato). Non parla di abbassare il numero massimo di alunni per classe rispetto agli attuali valori (a seconda degli ordini da 26 fino a 33).

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