INVALSI: GLI INCOMPRENSIBILI SILENZI DELLA FLC-CGIL

Storia di una sanzione disciplinare (puntata 77)

A cura di Piero Castello

Sono mesi, forse un anno che, tra i docenti attenti e preoccupati delle vicende INVALSI, gira la voce di un ricorso promosso dalla Flc-CGIL contro il DPR 28/03/2013 n.80, il Regolamento relativo al Sistema Nazionale di Valutazione.
Chi di noi è intento ad opporsi all’INVALSI e alle sue pratiche distruttive, si rende conto di quanto sarebbe importante rendere pubblico questo ricorso, di come esso costituirebbe un grande aiuto per chi sta lottando, con pesanti costi personali, contro le pratiche di valutazione standardizzate.
Mediante una ricerca attenta sul sito ufficiale della Flc, abbiamo riscontrato solo due tracce dell’esistenza di tale ricorso e del suo deposito ufficiale, per cui rimane
l’incomprensibile riserva mantenuta dal sindacato sul contenuto.
 Il gruppo No INVALSI, di cui facciamo parte, è formato da docenti e genitori. Non abbiamo fra le nostre fila né giuristi, né avvocati. Eppure, da gente di scuola, da oltre un anno facciamo controinformazione sull’Istituto INVALSI e sul suo operato. Soprattutto, cerchiamo di evidenziare l’ illegittimità e l’illegalità di un corposo pacchetto di norme secondarie che consentono all’INVALSI di assumere iniziative che travalicano gli stessi suoi compiti di Agenzia Nazionale e di Istituto di Ricerca (per altro poco chiari).
Ora, anche la Flc/CGIL pare essersi accorta della discrasia fra fonti di rango primario, fra cui la stessa Costituzione agli artt 3, 23, 97, 92, 117, e provvedimenti subordinati adottati per far funzionare l’INVALSI come
organo di controllo sull’attività educativa e didattica e sul lavoro della Dirigenza Scolastica.
Infatti, abbiamo avuto modo di conoscere, per vie molto traverse (alla Wikileacks..), il testo del ricorso che il sindacato ha presentato al TAR-Lazio avverso la suddetta normativa, per vizio formale e sostanziale, iniziativa che prevede – se accolta – l’annullamento del Regolamento 80/2013 e delle disposizioni susseguenti. Insomma il crollo dell’intero sistema-INVALSI.
Ciò che stride in tutto questo è che il maggior sindacato di categoria, mentre balbetta di moratoria sui test della prossima primavera, organizza convegni in cui nemmeno gli stessi organizzatori sembrano credere (si veda quello presso l’Istituto Mamiani di Roma, di cui ab
biamo già parlato sottolineando la schizofrenia fra le relazioni dei professori Pinto e Cingari e le conclusioni del Segretario), mantiene il più rigoroso silenzio sul ricorso depositato al TAR. Perché? Ci sfugge la ratio, vorremmo evitare di fare i complottisti, ma crediamo che gli iscritti e lavoratori della scuola tutti abbiano diritto di sapere come si muove la Flc.
Nel merito, sarebbe importante che emergesse se il ricorso contiene non solo ragioni di carattere formale e procedurale, ma affronta anche argomenti sostanziali (la libertà di insegnamento costituzionalmente protetta).
Ribadiamo che il suo eventuale accoglimento avrebbe un impatto clamorosamente positivo per la scuola italiana. Lo avrebbe anche se il TAR si esprimesse negativamente: almeno la questione dell’incompetenza per un Governo dimissionato a emanare normativa, sarebbe ineludile.
Ovviamente, l’iniziativa legale non può sostituire il conflitto. La delega conferita dal Governo ad un’agenzia esterna, tecnocratica, insipiente e non certo dotata di caratteri di terzietà (e dunque di oggettività), ad effettuare la valutazione degli apprendimenti e – solo per questo tramite – del sistema scolastico pubblico e statale, deve essere contrastata sul piano politico e sindacale
L’Flc/CGIL – lo ripetiamo – deve ai lavoratori e ai suoi iscritti la prova di onestà politica e intellettuale di documentare, e soprattutto pubblicizzare, il testo del ricorso. 

Antonia, Renata e Piero Gruppo No INVALSI


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