RAV: Testimonianze dalle scuole

RAVBarbara, maestra di Reggio Emilia, ci ha scritto per raccontarci come sta andando la storia del Rapporto di Autovalutazione nella sua scuola.
La prima cosa che si percepisce dal suo racconto è che come vanno le cose nei Collegi dei Docenti è molto più complessa e ricca di quanto lo siano le nostre schede, proposte di delibere, tessere di mosaico.
Anche per questo pensiamo che sia indispensabile che questi racconti entrino nel circuito, molto spesso esprimono realtà molto diverse e comunque complesse. Le esperienze, anche quelle degli altri ci possono insegnare cose che le schede o le tessere nemmeno potrebbero.
Quindi ci auguriamo che arrivino molte testimonianze, a volta bastano cinque righe per dire cose importanti, e che questo circuito di narrazioni prenda il via e si sviluppi.

Gruppo NoINVALSI – Roma

NON E’ MAI TROPPO TARDI?

Resoconto di una seduta di Collegio Docenti sul RAV

Per il terzo anno consecutivo abbiamo un DS reggente; al primo collegio di settembre la nuova preside esordisce proponendoci una diversa articolazione del Collegio Docenti: quattro incontri da 2,5 ore, fino a febbraio, divisi in commissioni di lavoro “proprio come succede in Parlamento”, dice. Sorride, si sbraccia per convincerci ad accettare questa sua proposta. Io prendo parola e comunico la mia contrarietà, spiegando il perché: temo un depotenziamento degli organi collegiali, già sotto attacco, vorrei invece più spazio di discussione e confronto dove poter decidere e approfondire…dico che negli ultimi anni si sono ridotti i collegi e quei pochi in calendario avevano così tanti punti all’ o.d.g. da diventare comunicazioni di servizio lette a gran velocità. Votiamo, noi contrari siamo solo dieci. Le commissioni saranno: inclusione, continuità, POF, valutazione, web e… autovalutazione. La preside da tre anni fa parte di una commissione di ricerca sull’autovalutazione e si dice certa dell’importanza che questo aspetto ricoprirà in un piano di miglioramento qualitativo. “Fidatevi di me”.
Contro la mia propensione a ricoprire incarichi di istituto, decido però quest’anno di propormi come referente dell’inclusione; è mia intenzione tentare di introdurre una discussione su temi che riguardano educazione al genere e buone pratiche inclusive. Tutti i docenti delle sei scuole si iscrivono liberamente nei gruppi. Il mio è il più numeroso (60) e non sarò l’unica referente, ma insieme a me ci saranno due colleghe delle medie.
A ottobre ci incontriamo con la preside, noi referenti di tutte le commissioni. Scopro che per la valutazione c’è un’unica prof e per l’autovalutazione solo due. Chiedo come è possibile che di argomenti tanto importanti se ne occupino solo poche insegnanti. La preside non mi risponde e cerca di spostare l’attenzione su altre questioni…quando accenno al documento del SNV uscito a fine settembre mi risponde che deve ancora leggerlo.
Intanto i lavori delle commissioni procedono e nell’inclusione riusciamo anche ad organizzare momenti di bella formazione.
Arriviamo all’assemblea sindacale di metà febbraio in vista della contrattazione d’istituto.
Le OO.SS si presentano leggendo e scorrendo velocemente le attribuzione del FIS. Ai referenti delle commissioni verrà dato un contributo forfetario (perché non sono pagati come funzioni strumentali facendo parte di un’articolazione del collegio docenti!). Poi noto che alla voce autovalutazione c’è un pagamento di 1.200 euro. La delegata CISL risponde prontamente dicendo che era “stato deciso”. Da chi? Chiedo io. Dopo un piccolo battibecco tra me la sindacalista si alza dal pubblico una prof. delle medie che dice: “Ma no, sono io che sto lavorando al RAV e faccio parte del nucleo di autovalutazione. E’ un lavoro enorme, non credevo!”. Chiedo ai presenti di dirmi cos’è il RAV e se si ricordano di aver approvato qualcosa di simile in un collegio. Poiché rimangono quasi tutti basiti, dico che non è obbligatorio e spiego quali conseguenze potrebbe avere se lo deliberassimo in un collegio. La prof. in questione inizia ad urlare “Ma insomma! Sono andata all’assemblea della CISL e mi hanno detto che era obbligatorio! Allora, decidetevi!”. Mentre davo il mio parere negativo sull’impianto del rapporto di autovalutazione la delegata CGIL sosteneva, come me, la pericolosità di un’adesione spontanea e, in vista delle imminenti elezioni RSU, ha mostrato un volto inedito di sindacalista, invitando le docenti a non approvare nulla e a bloccare il RAV.
Arriviamo al 25 febbraio, ultimo giorno di commissioni/articolazione del collegio docenti. La preside, insieme alle altre referenti di commissioni, chiede di poter “utilizzare” l’ultima mezz’ora per un collegio unitario. Solo io ero contraria, quindi si fa. Tema: autovalutazione. Alle 18.00 ci riuniamo e la DS fa un comizio di 20 minuti dicendo che ha scelto un’unità di autovalutazione, che il nucleo e il RAV sono legge quindi non si può che approvare; l’unica cosa che si può deliberare è la scelta dei docenti…”perché vorrei condividere con voi i nomi”. Nell’elencare la egge sull’autonomia, dpr, circolari per dare forza all’obbligatorietà, balbetta visibilmente.
La interrompiamo io e Marco, un collega dei COBAS, diciamo le ragioni per cui rifiutiamo in nucleo di autovalutazione e chiediamo che venga messo a verbale che la circolare 47 sancisce che è il collegio che deve legittimare ed eventualmente nominare i membri…ma prima, si deve esprimere a favore o meno dell’unità di autovalutazione. Dico che molti ora sono chiamati ad accettare qualcosa che nemmeno conoscono e non è possibile deliberare senza aver approfondito e discusso nulla. Dal pubblico una prof (alquanto discutibile sul piano professionale e umano…nota fascista, in causa con genitori perché “avvezza a bocciare” un numero considerevole di alunni) si alza urlando “Basta! E’ da dieci anni che la Bertani mi dice che non penso con la mia testa! Basta cambiare gli odg, siamo qui per votare, non per fare comizi! Finiamola”. Grazie a questa idiota che, come dice Marco, ha palesato a tutti la sua essenza, ne è seguito un voto favorevole nel respingere il nucleo di autovalutazione. Gli astenuti erano un buon 50%. La preside continuava a balbettare “Beh, …lo farò io. Non è giusto, secondo me…”. Poi, in chiusura ha ripreso il microfono: “Possiamo almeno votare perché la commissione continui a studiare e discutere del documento?…” Le colleghe hanno votato a favore (che coerenza!). Però, almeno a verbale, nella prima votazione risulta che il collegio si rifiuta di procedere nelle operazioni – RAV e non nomina alcun docente.

Barbara Bertani, Reggio Emilia


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