Albino Bernardini. Se ne va un altro pezzo di scuola militante

Albino Bernardini

Desidero condividere la brutta notizia che ho appreso stamattina: è morto a 98 anni Albino Bernardini.
Un grandissimo maestro, non conosciuto quanto don Milani, Alberto Manzi e Gianni Rodari, ma che come loro ha dedicato la sua vita alla scuola, ad una scuola diversa, fondata su nuove metodologie, su una didattica viva.
A partire dalla militanza politica, la scuola sarà per lui il terreno sul quale continuare la lotta a favore degli ultimi, dei senza voce. È riuscito a tradurre Il suo senso di comunità e della dimensione sociale in pratica di vita, dentro e fuori la scuola, ovunque abbia operato e oltre.
Spesso in conflitto con i/le colleghe/i, i direttori didattici e le autorità, ha portato avanti il suo impegno con semplicità, determinazione e coraggio. L’essere contro la scuola selettiva e autoritaria gli è costato continui trasferimenti d’ufficio.
Ha sempre contrastato la scuola “tradizionale”, il perbenismo di facciata e l’immobilismo pedagogico sia come maestro che come cittadino.
In pensione nel 1977, ha continuato la sua opera di educatore incontrando migliaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi nelle scuole.
Bernardini ha raccontato le sue esperienze nella scuola, ricordo Le bacchette di Lula, Un anno a Pietralata, La scuola nemica, La supplente, ma ha anche scritto libri per l’infanzia.
Tra le grandi maestre e i grandi maestri, Bernardini è stato per me una guida professionale di cui ho sempre condiviso e sposato ogni istanza pedagogico-didattica.
Vi allego un mio lavoro di qualche anno fa su Albino Bernardini, di cui copio e incollo le ultime righe.

L’auspicio è quello di una riscoperta di tutta l’opera di Bernardini, non solo nel campo dell’editoria, ma anche in quello della formazione magistrale, poiché, non soltanto rappresenta un tassello fondamentale della storia della scuola italiana, ma potrebbe dare una “scossa” al nuovo immobilismo pedagogico in cui è tornata la scuola pubblica odierna.
Grazie, Mastru Bernardini.

Bruna Sferra


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