CHI COMANDA CHI?

LA CONFINDUSTRIA ANCORA UNA VOLTA IN DIFESA DELL’INVALSI

il sole 24oreÈ cominciata con toni preoccupati la campagna della Confindustria, sul suo quotidiano Il Sole 24 Ore, in difesa della tornata 2015 dei test-INVALSI che si svolgerà ai primi di maggio.

Le Organizzazioni Sindacali, i Cobas prima di altri, avevano già indetto da mesi lo sciopero in opposizione alle prove “oggettive e standardizzate”. Ci si aspettava una mobilitazione molto più estesa, visto il carattere autoritario, antidemocratico, anticostituzionale del Disegno di Legge n. 2994 presentato dal governo Renzi alla Camera dei Deputati, ed in effetti altre sigle hanno rotto gli indugi, aderendo allo sciopero.

La connessione tra l’attività certamente non neutrale dell’INVALSI rispetto alla valutazione e la ridefinizione della figura dirigenziale, improntata più al caporalato che alla managerialità, proposta dal Ddl, ha conseguito il risultato di allargare la partecipazione agli scioperi del 5 e del 12 maggio.

Domenica 26 Aprile, su Il Sole 24 Ore, si poteva leggere che lo sciopero avrebbe messo in mora la prima fase della tornata dei “quiz”, e che si imponeva dunque una manovra difensiva.

Il titolo dell’articolo, su cinque colonne, appariva perentorio:

DOCENTI IN PIAZZA, SLITTANO GLI INVALSI”

Per nulla preoccupato di suggerire al Governo manovre che annullano degli effetti degli scioperi, definite come comportamento antisindacale dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori*, il testo recitava: “Da quanto si apprende, prima di ufficializzare lo slittamento del 5 e 6 maggio, la numero uno dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, informerà la ministra Stefania Giannini.

Ancora una volta a ridosso dell’approvazione del JOBS ACT, il Presidente Renzi avrà possibilità di manifestare la sua vera natura di fantoccio della Confindustria.

Non soddisfatto dal diktat, il giornale affiancava al testo un breve e significativo corsivetto firmato da tal Eugenio Bruno, che così recitava:

LA UE CI GUARDA

Niente passi indietro sulla valutazione

Se è vero che servono tre indizi a fare una prova basta guardare il calendario per farsi venire il sospetto che dietro la scelta dei sindacati ci sia anche la volontà di boicottare l’Invalsi. Le tre manifestazioni contro la “Buona Scuola”, calendarizzate per il 5, 6, 12 Maggio coincidono con i giorni decisi a Ottobre 2014 per le prove di valutazione. Un terreno su cui l’Italia non può permettersi altri passi indietro visto i ripetuto solleciti dei UE e OCSE a iniziare a valutare seriamente il lavoro di Docenti e Dirigenti. Bene allora che il MIUR e Invalsi puntino allo slittamento di 24 ore dei test. Meglio un decisione irrituale che l’ennesima concessine all’Italia dei “no”. (Eu.B)

Docenti in piazza, slittano i test Invalsi

Eugenio Bruno, 26 aprile 2015

Uno strano “scherzo” del calendario: le giornate di sciopero contro il Ddl «Buona Scuola», ufficialmente proclamate dai sindacati per il 5, 6 e 12 maggio, coincidono esattamente con le date scelte dall’Invalsi a ottobre scorso per svolgere le consuete rilevazioni nazionali in italiano e matematica nelle scuole primarie e secondarie.
Una scelta, non casuale, che probabilmente avrà l’effetto di far slittare i test (un paradosso proprio l’anno che sta per decollare il sistema nazionale di valutazione). Nel mirino c’è essenzialmente…
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*ART. 28. (REPRESSIONE DELLA CONDOTTA ANTISINDACALE)

Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l’esercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il pretore del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.
L’efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla sentenza con cui il tribunale definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo.
Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al tribunale che decide con sentenza immediatamente esecutiva.
Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma, o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale.
L’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall’articolo 36 del codice penale.


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