Meritevoli?

Anna Maria Ajello - Presidente Invalsi Anna Maria Ajello – Presidente Invalsi

La professoressa Anna Maria Ajello, Presidente dell’INVALSI, rilascia un’intervista a Il Corriere della Sera il 15 giugno scorso, in cui, alla domanda su come sceglierebbe la scuola dei figli, risponde, con buon senso comune, che la vorrebbe vicina a casa, con tante attività interessanti e non darebbe mai la sua fiducia ad un istituto solo in base ai risultati conseguiti ai test INVALSI.

Nel corso del suo discorsetto semplice-semplice sottolinea i meriti dell’INVALSI come aiuto, come supporto, non certo come unica via per la valutazione della buona scuola; inoltre, ricorda i 49 indicatori del RAV (Rapporto di Autovalutazione) come contributo al lavoro dei docenti. In linea con la pacatezza da buona madre di famiglia che ha scelto come stile per l’intervista, con furbizia condita ad apparente ingenuità, afferma che le schede lì contenute valutano il lavoro dei docenti in base ai contesti sociali e culturali. Che cosa sia il RAV lo sanno tutti coloro che seguono il nostro blog. La parte di schede denominata “contesto” è composta di tre risicate e banali paginette che vengono seguite dalla più importante sezione “esiti”, la cui fonte per la compilazione sono proprio le prove INVALSI. La Ajello per aderire al tema cita Roger Abravanel, la cui tesi sull’importanza della pubblicità dei risultati dei test come orientamento per le famiglie non la convince totalmente, ma il suo ragionare rimane sempre un po’ sotto le righe come se non godesse dell’autorità conferitale dal ruolo per contestare apertamente l’ennesimo esperto. Abravanel è autore del libro “Meritocrazia”, saggista tuttologo, ingegnere, advisor (consulente) di varie aziende tra cui l’israeliana Wanaka Capital, agenzia che si occupa di tecnologie applicate a settori sensibili come la farmaceutica, l’energia, ecc. Nel suo testo, come in molti articoli, critica la scuola e l’università italiane che non preparano al lavoro, loda Renzi e considera scriteriate le proteste di insegnanti e studenti contro la riforma approvata qualche giorno fa.

Seguendo gli effetti dell’intervista concessa dalla professoressa, arriviamo al dottor Giovanni Bocchieri. Dalle pagine de Il sole 24 ore e del sito Il Sussidiario, si occupa di smentire le affermazioni della Ajello: non ha mai detto questo, non ha detto quest’altro, nemmeno vere le dichiarazioni fatte sulla pochezza dei quesiti per la scuola primaria all’indomani della nomina a Presidente dell’INVALSI. È un costume nazionale, ad ogni affermazione segue smentita, c’è sempre qualcuno che non ha capito bene, perfino quando le conversazioni sono registrate, figurarsi con le interviste. Le smentite di Bocchieri “sulla strana intervista” (sic) sembrano un minaccioso monito alla stessa Ajello, che viene rimessa al suo posto. Ah già, ma qual è il suo posto visto che non fa che commettere errori e non ha fornito finora alcun contributo alla discussione intorno all’INVALSI e alla situazione in cui versa la scuola italiana? Lei e Paolo Mazzoli, Direttore dell’Istituto, si erano ripromessi di rinnovare questo ente emerito, patrimonio di tutti gli italiani, come recitava il documento “Il nostro INVALSI” nei giorni che precedevano il rinnovo delle cariche, ma è seguita la solita ordinaria gestione sorda a qualsiasi critica.

Giovanni Bocchieri, a che titolo smentisce il testo dell’intervista all’Ajello? Di lui sappiamo che dopo 7 anni di corso universitario si laurea in Economia e Commercio e consegue la specializzazione come Dottore Commercialista, conosce un po’ di francese e un buon inglese, stando al curriculum; come ci ricorda costantemente Tullio De Mauro, masticare l’inglese finanziario e commerciale è ormai un obbligo. Bocchieri riesce a ricoprire dal 1993, anno di specializzazione fino ad oggi, un cospicuo numero di incarichi, dividendosi fra il mondo aziendale e quello della formazione, lavora per l’INVALSI ed è stato collaboratore, come membro della Segreteria Tecnica, della Ministra Gelmini. A quanto pare la carriera lo titola a guardaspalle dell’INVALSI.

Nella rassegna dei meritevoli scovati leggendo la sequela giornalistica arriviamo così a Mariastella Gelmini. Ricordiamo le sue nefandezze da Ministro dell’Istruzione (2008-2011) e non possiamo dimenticare anche il suo immeritevole curriculum vitae: licenza liceale conseguita in un istituto privato dopo essere passata da due pubblici, esame di stato come avvocato a Reggio Calabria (ricordate le ridicole giustificazioni della sua discesa al Sud?), cacciata dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Desenzano sul Garda con successivo occultamento delle relativa delibera (pare non sia stata più ritrovata con le sue motivazioni a carico…). Ne abbiamo sorriso come delle malefatte di Berlusconi; distratti dal gossip non abbiamo lavorato abbastanza rispetto a quello che già dalla fine degli anni novanta si andava preparando per la scuola e per il paese grazie a questi personaggi.

Tornando al merito del nostro ragionare, notiamo che non è un caso che l’intreccio che si intravede nel rincorrersi degli interventi sui giornali sia sempre merito-valutazione-azienda e che nelle pagine dei fogli confindustriali il commento sull’attuale lotta degli insegnanti venga affidato a individui saldamente legati al mercato del lavoro, ridisegnato dal Jobs Act. Con qualche eccezione e uguale acredine. Ieri su Il sole 24 Ore si poteva leggere, nel commento di spalla al resoconto sui tempi di decretazione della riforma, che “la domanda di meritocrazia” è impellente dopo “un cinquantennio di palude … contro le rendite di posizione…i sindacati cani da guardia dell’esistente…la manipolazione dei ragazzi…delle famiglie preda di una retorica della congiura”. Chi scrive è Paolo Pambeni, storico, germanista, commentatore politico.

Concludiamo, come sempre, sottolineando che l’INVALSI anche quando non nominato è il caposaldo del nodo di cui su, è ormai diventato la metafora della mala scuola ed è il filo rosso che attraversa gli interventi che qui abbiamo commentato. Il tanto vagheggiato a destra e a sinistra Sistema Nazionale di Valutazione, nelle sue diverse articolazioni, è inemendabile a partire dai membri dell’INVALSI medesimo, dai consulenti, dagli insegnanti redattori di test, dai sostenitori tuttologi. Soprattutto dagli immeritevoli, dai mai–valutati, i cui meriti risultano infatti piuttosto oscuri .

Piero Castello, Renata Puleo Gruppo NoINVALSI


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