Lettera aperta a Matteo Renzi

Bonus di 500 euro agli insegnantiRiceviamo e pubblichiamo la lettera che il maestro Flavio ha scritto al Presidente del Consiglio per spiegargli le ragioni del rifiuto del bonus una tantum di 500 euro.
Piatto di lenticchie destinato agli insegnanti, pensato nell’ottica ruffiana di riconquista di questa parte di elettorato ormai perso. 

 

Caro Presidente,

(ammetto che chiamarla Presidente mi costa fatica. Del resto essere cittadino in un Paese dove per la terza volta consecutiva un governo si è insediato facendo a meno del diretto consenso dell’elettorato fa uno strano effetto)

chi le scrive è un maestro elementare.

Quello che vorrei dirle è che rifiuto il bonus di 500 euro che presto arriverà nella busta paga dei docenti. Un aiuto una tantum che lei ha definito un incentivo all’aggiornamento a beneficio di tutti coloro che entro l’anno scolastico presenteranno le opportune ricevute, a testimonianza dell’acquisto di libri, dell’ingresso in teatri o musei, della partecipazione a corsi di perfezionamento.

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One response to “Lettera aperta a Matteo Renzi

  • Piero Castello

    UNA SOGLIA INVALICABILE

    Caro Flavio,
    non mi provo nemmeno a farti l’elenco delle ragioni per cui ritengo che la tua lettera a Renzi sia molto importante anche per la sua tempestività, mi limito ad esporne tre che ritengo più importante di altre.

    1) I 500 euro concessi agli insegnanti dal presidente del consiglio attraverso la legge 107 (che di questo si tratta: una “legge presidenziale”, nemmeno governativa e tantomeno parlamentare come denuncia il suo iter e l’opposizione manifestata dalla scuola tutta) come evidenzi tu il carattere “beneficiario” del bonus si contrappone all’esercizio dei diritto costituzionale “ad una retribuzione…in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art.36).
    E’ questo un caso particolarmente evidente della sua opera di governo tutta volta ad incentivare un atteggiamento di rinuncia alla cittadinanza e all’esercizio dei diritti anche attraverso “concessioni servili” che ad essi malamente si sostituiscono.

    2) Il Comma 121 della legge costituisce un concentrato della politica scolastica manifestata dall’intera legge e dalle leggi dei precedenti governi da almeno 25 anni: dismettere la scuola pubblica statale e lasciare che sia il “mercato” ad indirizzarla e darle indicazioni di valori e di rotta.
    Io ho cominciato a fare il maestro nel 1971 e in 40 anni di scuola ho contribuito alla sua evoluzione, insieme a milioni di altri: maestre, genitori, cittadini, studenti; in molti casi le iniziative di cambiamento partite dalla scuola avevano un riconoscimento parlamentare diventavano provvedimenti…addirittura leggi. Quando queste leggi sancivano cambiamenti importanti si concludevano tutti con un articolo o comma in cui la Repubblica si faceva carico ed assumeva la responsabilità del buon esito delle trasformazioni e incaricava il Ministero della Pubblica Istruzione a dare il via ad attività di “aggiornamento” spesso pluriennali e in orario di servizio.
    Per la legge 107 (la buona scuola) e in particolare per il comma 121 il sistema scolastico è ridotto ad un pulviscolo di scuole, gli insegnanti a delle monadi consumatrici che dovranno provare la quantità e la qualità dell’aggiornamento esibendo degli scontrini di pagamento…mentre il mercato orienta e dirige tutto.

    3)Perché ciò accada il presidentucolo Renzi ha visto lungo: il primo obiettivo da realizzare con qualsiasi provvedimento è quello di distruggere la libertà e la dignità sanciti dalla Costituzione per tutti i cittadini. Se si vuole incardinare una nuova società servile stabile e quiescente, vanno bene le regole, le normative i comportamenti indotti dall’obbedienza acritica, ma se si vuol radicare l’effetto servitù qualche “picciolo” bisogna pur metterlo amministralo in maniera inequivocabilmente ingiusta, magari un po’ mafiosa.
    I lettori della tua lettera probabilmente non tutti sanno della vicenda parallela che si sta svolgendo: quella del Contratto del pubblico impiego bloccato da oltre 6 anni. I numeri da soli parlano delle mille ingiustizie che incombono. Gli stanziamenti del Governo ammontano, per 3,5 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione, a 300 milioni, se il contratto andrà in porto ogni lavoratore potrà godere di 10 euro lordi al mese.
    Per la “mancetta” a 700 mila insegnanti verranno spesi 381milioni di euro.
    Questa ulteriore prova di miserabile austerità costituisce anche un ulteriore schiaffeggiamento della Corte Costituzionale che due mesi fa aveva sentenziato, servilmente, che va bene il blocco degli stipendi ma l’ulteriore blocco sarebbe stato incostituzionale. Il governo ubbidiente si accinge ad aggirare la Corte con dieci euro al mese, possono andare bene?
    Si andranno bene se non saremo in grado di rimettere in moto la mobilitazione e il conflitto perlomeno nella misura dell’anno scorso… con in più una forte unità tra lavoratori di vari settori e cittadini…che non lasci scampo al presidentucolo ne ai presidenti futuri.
    Un abbraccio forte da Piero

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