Una agenzia di rating mascherata: l’OCSE. Ovvero, chi riconosce chi

OCSELE PREMESSE

Una perplessità nasce spontanea dopo la lettura della dichiarazione, riportata da molti quotidiani, che Maria Elena Boschi, Ministra per le Riforme Costituzionali (addirittura!), intervistata a Parigi dai giornalisti della Rai, ha dichiarato: “Un riconoscimento come quello di oggi è importante e ci spinge ad andare avanti” (sic). È successo che, lunedì 9 novembre, la Ministra “super star”, tailleur scuro e capelli sciolti, come ci informa la giornalista de Il Fatto Quotidiano Luana De Micco, è stata invitata dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)¹ ad aprire il dibattito nella sede dell’OCSE stessa, sul tema dal titolo How to think to long terme in 2015 (come pensare a lungo termine nel 2015).

Chi ha riconosciuto, e cosa ha riconosciuto, la potente organizzazione mediante una mossa retorica tesa chiaramente a indicare la parte per il tutto (Boschi per Renzi)? Quel che l’OCSE, ribadiamo organizzazione di natura economica, ha riconosciuto alla Boschi con una nota favorevole destinata all’intero Governo, è di aver fatto votare una riforma del lavoro “che nessuno prima era riuscito a far avanzare”. Riforma che ha fatto rialzare le stime sulla attuale crescita economica del nostro paese.

Per inciso, ricordiamo che il manifesto del 10 novembre scorso, leggendo fra le righe del rapporto OCSE, evidenziava che si tratta di una annotazione complessivamente non proprio lusinghiera: consolidamento al ribasso e sostanziale stagnazione almeno fino al 2017. Alle felicitazioni per i risultati sugli effetti del Jobs Act e sugli sgravi fiscali ( le cui stime sono assai controverse e cambiano di giorno in giorno), si debbono accostare le valutazioni, che certo l’OCSE non ignora, sul preoccupante tasso di disoccupazione legato proprio all’austerità, sull’inasprimento della polarizzazione del reddito da lavoro, sull’impoverimento delle fasce più deboli (rilevazioni dell’Economic Outlook)

LA DEMOCRAZIA DELL’OCSE

A porgere l’ambito riconoscimento alla nostra Ministra, o meglio loro Ministra, è stato Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE dal 2006, carica che dunque già supera i dieci anni. A suo tempo, fino al dicembre del 2000, Ministro messicano delle Finanze e del Credito Pubblico, come ci si aspetta da chi guida una organizzazione eminentemente economico-finanziaria, non ha grilli democratici per la testa. Infatti, nonostante l’OCSE venga definita anche dai social network il rappresentante degli interessi dei paesi democratici affiliati, in realtà è tutt’uno con la casta degli economisti e dei finanzieri dei diversi paesi, che ne fanno parte pur non essendo mai stati eletti, né delegati dai cittadini. Aspetto che caratterizza anche la Commissione Europea, malgrado con le sue decisione detti l’agenda politica ai parlamenti e ai governi europei.

Tornando alla Ministra Boschi, i complimenti glieli avrebbe potuti porgere a Palazzo Chigi direttamente il “tanto serio e compreso” Pier Carlo Padoan ², ministro dell’Economia e Finanze dello stesso Governo, oggi forse distratto dai 3500 emendamenti presentati sulla Legge di Stabilità, manovra economica che pare sia stata consegnata al Consiglio dei Ministri in un risicato formato per IPad, espediente che non ha evitato le proposte di modifica più svariate.

Ma qual è la connessione tra la Ministra e il milieu finanziario, confindustriale, che le attribuisce l’onore di partecipare alle riunioni di una casta tanto riservata? Certo, la partecipazione al Governo Renzi che annovera tra i suoi ministri Padoan, non a caso vicesegretario generale dell’OCSE e, sicuramente, non sarà stato privo di influenza l’essersi laureata a Firenze in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Societario ed essere rimasta nella stesso dipartimento universitario come cultore della materia, o l’essere stata componente del Consiglio di Amministrazione della Società Publiacqua-Spa mentre Renzi era Sindaco di Firenze. Chissà, tutte tappe per diventare l’esperta costituzionalista volta, in buona compagnia, all’attuale massacro della Costituzione Repubblicana.

C’ENTRA ANCHE L’INVALSI

Noi, Gruppo NoINVALSI, vediamo un nesso forte fra la cornice che brevemente abbiamo delineato e l’attività dell’INVALSI. Per gli insegnanti, ma anche per l’intero mondo della scuola, l’OCSE è noto soprattutto per i risultati dei nostri studenti alle prove OCSE-PISA, rilevazione periodica degli apprendimenti cui vengono sottoposti gli studenti dei 34 Paesi affiliati (più qualche volenteroso).

Naturalmente le prove sono i soliti test-quiz, modalità oggettiva, prove standardizzate in forma rigorosamente ed esclusivamente quantitativa, con i quali si presume di poter rilevare conoscenze, competenze, processi.

Va riconosciuto all’OCSE di aver manifestato, molto in anticipo rispetto ad altri ambienti, un’attenzione ossessiva ai sistemi di istruzione pubblica e formazione dei paesi economicamente sviluppati, più recentemente anche di quelli considerati in via di sviluppo, ovviamente laddove è vigente il modello socio-economico neoliberista.

L’organizzazione ha svolto il suo compito con solerzia e capacità, è riuscita a suscitare con il suo interesse per i sistemi scolastici pubblici la campagna demagogica della valutazione oggettiva, dell’efficacia della comparazione agli standard sovranazionali attraverso i quiz sugli apprendimenti, misure atte a valutare i sistemi scolastici dei singoli paesi, dare consigli ai decisori politici per riformarne l’impianto mediante economie sugli investimenti e messa a valore del lavoro degli insegnanti. Tutti sotto la logica del rating (come quello di tipo economico!), della classificazione a criterio puramente numerico: i sistemi scolastici, gli studenti, gli insegnanti. Valutazione-merito-premio-supremazia dei meritevoli. Controllare e punire, come è stato fatto notare efficacemente da accademici non prezzolati. Classifiche di facile uso da parte dei decisori politici per giustificare l’opera di demolizione di depressione dei sistemi di istruzione pubblica, atti ad allargare e ad accelerare la privatizzazione delle scuole pubbliche, nel caso italiano, definite dalla Carta Costituzionale Istituzioni della Repubblica, specificazione non poco significativa per la tenuta della democrazia.

CONCLUDENDO

Il grande circuito si conclude, l’OCSE come le altre società di rating in campo finanziario, sceglie, classifica, impone sul mercato i suoi giudizi. Nessuno, visti anche gli esiti degli ultimi anni, dovrebbe attribuire valore scientifico alle prestazioni di questi dirigenti-competenti, burocrati dell’organizzazione di mercato, sfaccettatura attuale della classe dominante, come li definisce Jacques Bidet (il manifesto 25 ottobre 2015)

L’INVALSI, una delle creature peggio riuscite dell’OCSE, riesce a millantare il titolo di istituto di ricerca, intascando decine di milioni di euro dai cittadini, imponendo il pensiero unico della valutazione stranamente censuaria-campionaria (??) senza nemmeno dare minima prova di attività scientifica. C’entrerà qualcosa il potere finanziario visto che è riuscito ad imporre per anni Presidenti INVALSI scelti tra i dirigenti della Banca d’Italia e del Fondo Monetario Internazionale? Oggi, consolidato il modello, non ne ha nemmeno più bisogno, bastano ai vertici un ex Dirigente Scolastico (Paolo Mazzoli, Direttore) e una ex ricercatrice (Anna Maria Ajello, Presidente), dimentichi del loro non disonorevole passato, votati al compito di una riverniciatura della facciata peggiore dell’Istituto. Per chi ci crede, o non è più in grado di fare le giuste connessioni individuando gli interessi economici che l’istituzione scolastica muove.

Piero Castello, Gruppo NoINVALSI

¹ Organizzazione di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato”. Fondata dal 18 Paesi ne 1948, ai quali se ne sono aggiunti via-via altri 16

² “Laureatosi in Economia presso l’Università La Sapienza di Roma, in giovane età criticava, sulla rivista Critica marxista, la “logica keynesiana (cioè borghese)”. In particolare negli anni settanta prese parte al dibattito eco­no­mico della sini­stra, apparendo influenzato dalle tesi dell’economista polacco Michał Kalecki” Visto che il Pier Carlo nazionale riveste la carica di vicesegretario generale dell’OCSE in forma non accidentale o clientelare, perché nell’OCSE ci sta dal 2007 e dal 2009 riveste anche la carica di Capo economista: Ma il “tanto serio e compreso “ ministro non è che si faccia mancare le cariche visto che dal 2001 1l 2005 è stato anche Direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2005 (con responsabilità su Grecia (sic!), Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est).


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