Maturità, fisica allo scientifico. Medie, l’INVALSI non pesa più sul voto

Il commento di Renata Puleo (R.P.) del gruppo NoInvalsi all’articolo del Corriere della Sera.it di Antonella De Gregorio (A.D.G.)

Qui l’articolo in originale sul Corriere della Sera online

La stampa italiana affronta temi cruciali per l’attuale crisi della scuola e dei sistemi formativi in generale in modo molto superficiale. Ovviamente per un foglio on line come questo che ospita l’articolo della De Gregorio la brevità è connaturata al mezzo e dunque anche una certa banalizzazione di approccio è ammissibile. Il problema è che accade anche per la stampa cartacea. Insieme alla televisione e ai social network costruisce l’opinione diffusa, quella di cui dovremmo tener conto anche per affrontare future battaglie come l’eventuale campagna referendaria.

Nel caso specifico di questo piccolo pezzo, i temi messi in campo dalla “non notizia” (nel senso che era prevedibile) sono fra loro eterogenei ma tutti ugualmente importanti: 

  1. il significato che oggi assume nella mente dei nostri governanti l’esame di stato e dunque il problema del valore legale del titolo di studio sollevato da molti fautori anti-statalisti; questione che porta con sé altri aspetti spinosi, quali il ruolo dello Stato come sistema di garanzie per ciò che conosciamo come settore pubblico (sanità, scuola, sevizi, ecc);

  2. la marginalizzazione della categoria dei docenti a tutti i livelli di istruzione per depressione salariale e professionale (sono in grado di valutare i loro alunni e il proprio lavoro?), operazione utilissima al sostegno della privatizzazione dell’istruzione e della valutazione svolta da esterni;

  3. la mutazione della struttura del lavoro per tipologia, per forma di accumulazione, per distribuzione: fattori della crisi che lo attraversa nel capitalismo maturo; eppure il lavoro – genericamente inteso – viene introdotto nel sistema scolastico, minando la necessaria gratuità della finalità formativa, tra l’altro nella forma peggiore dello sfruttamento a titolo gratuito, ammantato come tirocinio utile ad un futuro lavorativo per i giovani studenti (meno che mai all’orizzonte!)

  4. il problema delle deleghe al Governo contenute nella legge 107/ 2015 di cui nel pezzo né l’intervistata né la giornalista sembrano avvertire il ruolo di rottamazione della democrazia parlamentare (altro tema critico su cui comunque dovremmo lungamente ragionare…)

Molto altro si annida in questa “non notizia”, ci limitiamo a qualche breve commento interlinea, ma invitiamo chi legge a riandare ai commenti ben più articolati sui quattro aspetti di cui su pubblicati nel nostro blog.

Crediamo che al di là del commento a caldo, delle considerazioni che affrettatamente si possono fare per non perdere il carattere effimero della notizia, in questi quasi due anni il Gruppo NoINVALSI abbia fatto lo sforzo di non dimenticare le questioni politiche di cornice. Senza una valutazione di fondo sulla lettura che il neoliberismo nostrano fa intorno al carattere “improduttivo” del lavoro di educazione, istruzione, formazione delle giovani generazioni, sul tentativo di mettere a valore, non solo in Italia, i saperi, non si capiscano nemmeno i processi minori, tipo quello sulla tipologia di una prova d’esame.

A.D.G.
La notizia è che non cambierà niente: la Maturità 2016 sarà una partita da giocare con le stesse regole degli ultimi anni. Restano i commissari esterni, la tesina, le prove scritte. E anche quella prova orale che un sito satirico aveva già mandato in soffitta nell’ultima edizione dell’esame. Una bufala, certo, ma l’attenzione era e resta alta. Perché a sentire il ministro, l’esame di maturità, prima o poi, deve «perdere l’impostazione da giudizio divino e riprendere il ruolo di appuntamento di sintesi di un anno scolastico»

R.P.
Cosa vorrà dire la Ministra utilizzando questa metafora ambigua? Il giudizio divino sta per onnipotente, l’onnipotenza corporativa dei docenti a cui spesso fa riferimento l’ideologia INVALSI, oppure evoca la magia e l’irrazionalità del Maestro contro il Soggetto Razionale costituito dal Valutatore Esterno e dall’Economista della Statistica Numerica?
Di quale sintesi parla? Non solo di un anno di scuola, visto che afferma che dovremo attendere il decreto delegato, la certificazione delle competenze e la valutazione prevista nel format allegato al documento sull’alternanza scuola-lavoro. Tutto sembra, fuorché una sintesi, quanto piuttosto un insieme di dispositivi di valutazione fra loro incoerenti. A cui aggiungere ovviamente anche una prova INVALSi, al momento “sperimentale”. Ciò che per L’INVALSI è sperimentale, senza riscontro dal mondo della scuola e nel silenzio delle parti politiche e sindacali, diventa subito “norma”.

Come ci informa la giornalista nel passaggio qui sotto il PD “convoca le parti sociali. Siamo al partito unico della nazione? Il Parlamento, le sue commissioni, il Ministro come si guadagnano ruolo e compensi?

A.D.G.
La delega

La legge 107 di riforma della scuola contiene una delega al governo ad attuare le modifiche sulla «Valutazione e certificazione delle competenze degli studenti»; e cioè a «ripensare» l’esame di Stato e quello di terza media, sulla linea del modello educativo della riforma. Ma il governo sembra intenzionato ad utilizzare tutti i diciotto mesi a disposizione, senza stravolgere le prove conclusive dell’anno scolastico in corso. «Anche perché i ragazzi stanno già lavorando sulla falsariga del vecchio esame e non vorremmo che le regole cambiassero all’ultimo minuto», dice Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd. Il Partito Democratico ha organizzato nei giorni scorsi un tavolo di confronto con le parti sociali per «ragionare con tutti» sui cambiamenti possibili. «Prima si sperimenta, poi si parte con le novità – dice Puglisi -. Tra l’altro entrano in vigore il curriculum dello studente e l’alternanza scuola-lavoro e bisogna capire come inserirli nella valutazione, come integrare le esperienze dei ragazzi nell’esame».

R.P.
La Puglisi si muove come se fosse la Ministra, parla come PD per conto delle Istituzioni.
Un esempio della sua alacrità: si veda il disegno di legge che porta il suo nome sul sistema 0/6 anni, operazione di eliminazione della Scuola d’Infanzia Statale e di ulteriore respingimento del Nido al solo aspetto assistenziale. La questione porta con sé la distruzione di saperi e di esperienze decennali (ad esempio l’insegnamento di Loris Malaguzzi, citato nell’introduzione del testo La Buona Scuola, di cui si dimostra di non conoscere né il pensiero né l’azione) e il via libera alla entrata in campo delle associazioni private e confessionali come gestori del servizio.

A.D.G.
Via l’Invalsi dall’esame di terza media

La novità più consistente in arrivo potrebbe riguardare l’esame di terza media: «Come Pd pensiamo che l’esame che chiude il ciclo delle superiori di primo grado sia troppo ricco di prove e crediamo che andrebbe alleggerito». Come? «Spostando la prova Invalsi a un diverso momento dell’anno». Quella standardizzata è una prova molto avversata, ma «importante e utile per rilevare le competenze. Ed è bene che le famiglie sappiano quali sono gli apprendimenti acquisiti dai loro ragazzi», dice la parlamentare. Qualche altro cambiamento potrebbe riguardare la seconda prova dello scientifico, dove Fisica potrebbe diventare l’alternativa a Matematica già per i maturandi 2016.

Cambiare nel senso previsto dal Direttore dell’INVALSI Paolo Mazzoli: la prova “oggettiva” è tale per definizione, quindi se un esercente la potestà genitoriale vuole sapere quali sono i risultati raggiunti dal proprio figlio in termini di saperi acquisiti (e di maturità affettivo-relazionale, no?) deve leggere il responso standardizzato a marchio INVALSI.Rimandiamo alla lettura delle risposte di Mazzoli e del suo schemino sull’utilità del raffronto fra l’oggettività della prova INVALSI e il giudizio sempre debole e non razionale formulato dai docenti.

A.D.G.
I commissari

La commissione della maturità 2016 invece resterà mista, ossia formata per metà da commissari esterni e per metà da commissari interni. Anche se tagliare i commissari esterni farebbe risparmiare 140 milioni l’anno. Ma sul punto il Miur aveva fatto marcia indietro già a ottobre 2014, anche in seguito alla sollevazione di un gruppo nutrito di professori, educatori, presidi ed esperti del mondo della scuola che hanno lanciato una petizione online nella quale contestavano il rischio di consegnare l’esame di Stato alla totale discrezionalità e autoreferenzialità del consiglio di classe. Con buona pace di ogni ambizione a un sistema di valutazione che sia il più possibile oggettivo.

R.P.
La giornalista cade nella solita trappola della presunta opposizione fra oggettivo e soggettivo. Cosa vogliano dire sia l’uno che l’altro aggettivo nel complesso e non riducibile ad algoritmo esito del processo insegnamento-apprendimento, lo ignora, ma sta al gioco, come buona parte dell’opinione pubblica. Del resto, sul testo della legge 107/2015 La Buona Scuola, malgrado il coinvolgimento della scuola reale nella stagione di lotte a ridosso dell’approvazione, il maggior sindacato degli insegnanti la FLC-CGIL mette in atto solo mosse debolmente difensive. Pensiamo ai commi 129 e 130 dell’articolo unico della Legge, sui Comitati di valutazione interni e esterni. La parola d’ordine sembra sia quella di “occuparli” per orientarne i criteri. Niente strategia complessiva di lotta, nessuna analisi sullo spirito neoliberista di tutta la legge, contraddittorie le indicazioni di lavoro alle proprie RSU: più che un assalto sembra un’ irresponsabile manovra di accreditamento di questi organismi, un rinforzo della loro utilità ai fini di un sistema di valutazione orientato alla premialità e alla messa a valore del lavoro docente, ormai praticamente privo di tutele.

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI


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