Deliberare si può! Deliberare si deve.

no invalsiNoi del Gruppo NoINVALSI di Roma amiamo tutte le manifestazioni di opposizione alla demolitrice azione delle prove INVALSI nei confronti della scuola pubblica: cheating, diffide degli studenti, degli insegnanti dei genitori, manifestazioni, sabotaggi, flash mob, video, scioperi, obiezioni di coscienza, testi teatrali, irrisioni, derisioni…

Tutto può servire a fa crescere la conoscenza e la coscienza della funzione demolitrice delle conoscenze, dello spirito critico, delle curiosità, delle culture, dell’ottundimento cerebrale causato una pretesa valutazione “oggettiva e standardizzata perseguita attraverso i quiz”. Ognuno nella situazione in cui si trova, con gli strumenti che ha, non apprezziamo le gerarchie tra forme di lotta o, in qualche caso, l’ostilità tra chi propugna iniziative di contrasto diverse.

Ma questo non vuol dire che tutte le contestazioni siano uguali e indistinte. Pensiamo che anche nelle contestazioni ci sia una evoluzione per cui quelle che riescono ad avere una visibilità pubblica abbiano un livello più alto di incidenza. Che le lotte che manifestano una convinzione più radicale, una coralità più pronunciata siano un passo avanti nel percorso della liberazione, dell’autonomia, dell’intelligenza sociale e diffusa, dell’autogestione… insomma un passo avanti nella crescita della scuola e degli studenti, una crescita della società e della cittadinanza.

Per questo la delibera di un organo collegiale, di un Collegio dei Docenti è miele per le nostre orecchie, .La delibera del liceo Mamiani, secondo noi non è solo la vittoria dei docenti contro l’oscurantismo, l’autoritarismo educativo e didattico, che già non sarebbe poco, è molto semplicemente anche una vittoria per la democrazia, la partecipazione, la cittadinanza attiva che la nostra Costituzione ha sancito e che in pochi ma potenti e danarosi vorrebbero demolire.

Gruppo NoINVALSI – Roma

Mozione e delibera del Collegio Docenti del Liceo Mamiani di Roma sui Test dell’INVALSI

Posted on 13 febbraio 2016

Sottratti dieci miliardi di euro ad un sistema scolastico nazionale già impoverito da decenni di cattiva gestione, continua la cosiddetta “riforma” della Scuola pubblica statale. Prossima tappa: la misurazione “obiettiva” della preparazione degli studenti italiani mediante la somministrazione dei test Invalsi (=quiz) di italiano e matematica nelle classi seconde e quinte delle Scuole Superiori, cercando di spacciare il tutto per “obbligatorio” (mediante la Nota 30 dicembre 2010, Prot. N. 3813). È un metodo di valutazione nel quale la maggioranza degli Insegnanti non ha finora mai creduto. Metodo buono per il conseguimento della patente di guida, non per saperi complessi quali quelli impartiti dai veri esperti della Scuola, che sono (ovviamente) i Docenti.

Per affibbiare ai Professori la responsabilità dei malfunzionamenti (veri o presunti) del sistema scolastico, sembrerebbe sport nazionale accusare i Docenti di trasmettere il proprio sapere in modo “troppo nozionistico”, “difficile”, “classista”, di non sapere interessare gli alunni, di non esser preparati nelle tecniche pedagogiche. Ritornelli per sparare nel mucchio, senza distinguo, accomunando tutti nella medesima condanna. Non stiamo qui a ripetere la nostra ferma critica ad una politica di denigrazione della scuola statale, che nonostante tutto, per la resistenza dei lavoratori della conoscenza che vi operano (in primis i Professori), resiste nella qualità e nella professionalità della formazione per mantenere alto il valore irrinunciabile della cultura in un paese civile e democratico. Pertanto qui ci limitiamo ad esprimere quanto meno il nostro disorientamento di fronte a questa sorta di quiz, i quali, benché considerati negli anni Sessanta e Settanta la panacea della valutazione, in effetti lasciavano cadere l’alto valore del pluralismo delle competenze e delle capacità, e con essi i saperi analitico-critici: saperi che certo non si misurano su pacchetti quantitativi (punteggio quiz). Non sarà piuttosto l’uso ideologico del test a prevalere? Non si profila piuttosto un ingabbiamento all’interno di pacchetti di conoscenze (nozioni) che vanno tutte nell’indirizzo del pensiero unico, del libro unico? Dell’insegnante a una dimensione e dello studente ad una dimensione?La Scuola dà strumenti concettuali. Dà qualità nell’uso della ragione e nell’autonomia della ragione. Per questo l’articolo 33 della nostra Costituzione pone come non negoziabile libertà d’insegnamento e d’apprendimento. L’insegnamento è un’arte. Una techne, come la chiamavano i Greci, che educa ad essere padroni della propria mente.

Ma si pensa davvero che con test omologanti da Bolzano a Ragusa, da Lecce a Torino (in palese contraddizione, tra l’altro, con la svolta regionalistica che si vuole infliggere alla Scuola) nasca una scuola nuova? O non è piuttosto il tentativo reazionario di mettere le mani sull’ultimo baluardo di apertura mentale e di formazione di coscienza critica che proprio la Scuola dello Stato democratico rappresenta? Una scuola che ha bisogno di forti investimenti economici, mentre proprio in questo segmento nevralgico della democrazia si è deciso di risparmiare.

Adesso dopo i danni la beffa, perché i pochi soldi a disposizione (svariati milioni di euro) serviranno per somministrare le prove INVALSI, sui cui risultati – si faccia bene attenzione – si realizzerà la discriminazione dei docenti. I quiz INVALSI serviranno infatti per pagare di meno quel 25% di Professori i cui studenti “sanno” di meno, e dare una mancia di cento euro al mese in più al 25% di Docenti “più bravi”!

Unico e vero scopo dei test è allora dividere e gerarchizzare gli Insegnanti, limitando de facto la loro libertà d’insegnamento e di pensiero (garantita costituzionalmente de iure, è bene ricordarlo, dall’articolo 33 della Costituzione!).Non possiamo accettare di essere valutati sull’unico parametro della capacità degli allievi di rispondere a quiz, in un Paese sempre più ignorante, con classi di trenta alunni, con la diminuzione delle ore di insegnamento di italiano nel Ginnasio e del tempo scuola nel suo complesso!

Accettando le prove Invalsi, accetteremmo progetti di “valutazione” di tipo anglosassone. Progetti in via di dismissione nei Paesi d’origine, se non altro perché hanno dimostrato tutta la propria inefficacia (come avevano del resto denunciato, al loro apparire, eminenti psicopedagogisti quale J. Piaget), perché addestrano: quasi si trattasse di ammaestrare un pilota a guidare un cacciabombardiere, anziché di educare a ragionare e ad apprendere.

Perché allora inseguire un modello che si è rivelato così fallimentare?

Siamo stanchi dell’ipocrisia ufficiale e del danno che questa ipocrisia infligge a tutta la società italiana, a cominciare dalla Scuola. Tutti i Colleghi devono aprire gli occhi su quanto sta accadendo. Siamo assolutamente contrari ai test dell’INVALSI, che spacciano per cultura ciò che di cultura neppure ha l’odore.

Non vogliamo, per l’alta concezione della professionalità docente che abbiamo, essere catene di montaggio di una pseudocultura sminuzzata e nozionistica attraverso prove di dis-valutazione. Nostro dovere di educatori è aiutare a sviluppare conoscenze, competenze e capacità nella bellezza della molteplicità degli ingegni umani, e delle possibilità di crescita e sviluppo a cui ogni studente ha diritto. Tutto questo in sintonia con quanto prevede la nostra Costituzione, che in particolare all’articolo 3 chiama lo Stato laico democratico repubblicano a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.Pertanto noi sottoscritti Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani” di Roma invitiamo tutti i nostri colleghi a rifiutarsi di somministrare i test INVALSI ed a pronunciarsi negativamente nei Collegi, ricordando che il Collegio dei Docenti ha potere deliberante in materia di program­mazione didattica, e che esso può pertanto rifiutare l’adesione a tutto questo.La necessaria delibera, risultato di una votazione, quindi, è la riprova della non obbligatorietà a subire questi quiz.

Di conseguenza il Collegio delibera oggi quanto segue:

Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico Statale “T. Mamiani”, vista la richiesta del Ministero e dell’Invalsi di collaborazione da parte dei Docenti per lo svolgimento delle prossime prove Invalsi, delibera la propria non disponibilità a corrispondere alla collaborazione richiesta in quanto ritiene che le prove in questione siano avulse dalla funzione docente e dalla programmazione pedagogico-didattica dei singoli Docenti e del P.O.F.

Roma, 10/02/2016

Favorevoli: 44(61,97 %) – Astenuti: 19 – Contrari: 8. TOTALE: 71 Docenti


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...