Una rivoluzione americana?

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI

No Test in USADagli USA, dallo Stato di New York, ci hanno inviato foto, video e materiale esplicativo sulle proteste di genitori e di insegnanti contro la pratica dei test standardizzati. Come ormai in tutto il modo capitalista, si tratta della messa in campo di una strategia, dunque un Discorso e suoi dispositivi (per dirla con Foucault), che serve a governare l’asse insegnamento-apprendimento per farne oggetto di sussunzione economica. Già due anni fa, a maggio del 2014, a ridosso della tornata delle prove INVALSI, avevamo utilizzato in volantini e in riflessioni presso le scuole, materiale statunitense contro i test.
Il The Guardian (06/05/2014) pubblicò una lettera di argomentata protesta scritta da un folto gruppo di accademici ad Andreas Schleicher, direttore del programma PISA-OCSE, personaggio molto ammirato dal Dottor Ricci (responsabile dell’area-prove INVALSI) che non manca occasione per citare le sue frasi, tipo: “ In assenza di dati, solo opinioni!”. Nella lettera venivano fortemente criticati il programma obamiano “Race to top” rivelatosi fallimentare proprio perché organizzato sulla competizione fra studenti socialmente svantaggiati, l’effetto depressivo sugli insegnanti dovuto alle continue “gare”, la privatizzazione delle scuole pubbliche ottenuta con la guerra dei dati oggettivi. C’era molto altro nella nota e la sua diffusione aveva indotto anche alcuni paesi come Messico e Venezuela a criticare, dall’alto dei rispettivi Ministeri dell’Istruzione, l’invasività dei test PISA-OCSE.
Il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, democratico ma buon conservatore dei valori americani del fai-da-te-e-se-non-riesci-è-solo-colpa-tua, aveva tuonato contro le scuole dove gli studenti si erano sottratti alle prove standardizzate, minacciando la chiusura dei rubinetti finanziari e delle stesse scuole. Il Sindaco di New York, Bill de Blasio, mantenendo un profilo più aderente allo stile popolare del partito democratico, tipico del capitalismo riformato, maggiormente attento alle istanze dal basso, aveva tentato di mantenere a galla le charter schools malgrado la protesta anti-test. Ovviamente, ne aveva ricavato un abbassamento di consensi. Molti newyorchesi fattisi da soli sembravano non chiedere altro che un riconoscimento valutativo per i propri figli e, soprattutto, per le scuole da questi frequentate: ne andava del loro status sociale!
I test contro i quali si è sviluppata la protesta odierna fanno parte del sistema Common Core Learning Standards for English Language and Literecy, definito semplicemente “standards”. Si tratta di un progetto di valutazione a tutto tondo, sia per l’ampiezza dei contenuti (lingua, matematica, scienze sociali e storiche, tecnologia, scienza, ecc), sia perché è dichiaratamente rivolto a genitori e a insegnanti affinché pongano ogni sforzo educativo e didattico alla preparazione ai test. L’introduzione al documento ufficiale costituisce il solito canto delle sirene: successo personale, competitività, sicurezza di un buon lavoro futuro. La padronanza della lingua inglese, le abilità di legge, scrivere, ascoltare, parlare, tradurre e transcodificare, è il cuore di tutto il sistema. Come non essere attirati da queste promesse? Prima della diffusione di questa batteria come facevano i genitori e i docenti a insegnare qualcosa ai loro figli essendo sicuri che avessero appreso? Come ha fatto la Grande America a formarsi come nazione leader, dalla Rivoluzione agli albori del Novecento, con una scuola senza test?
La storia delle proteste non è certo finita, anzi si arricchisce di argomentazioni pedagogiche, didattiche e legali. Infatti, l’avvocata newyorchese Letitia James, si legge in uno dei documenti allegati, afferma che non esiste alcun obbligo da parte dei genitori ad accettare i test per i figli e li invita a rifiutare l’autorizzazione offrendo loro tutela legale. Il paradosso è veramente enorme: nella terra che si autoproclama la patria della democrazia si può scegliere di mandare i figli nella scuola che si desidera (e che spesso si paga profumatamente) ma non si può mettere bocca alle pratiche valutative. “No standardizzazione!”, “Noi siamo qualcosa di più di un punteggio in una classifica” “Rifiuta i test di Stato”, recitano gli slogan. Soprattutto l’ultimo è interessante, di nuovo viene messa in evidenza la contraddizione fra il récit liberista dello stato minimo e la invadenza dello stato stesso in questioni educative e didattiche.
Visto che abbiamo citato il Sudamerica ricordiamo una bella intervista a Louis Bonilla-Molina, Presidente del Centro International Miranda di Caracas, Venezuela (fonte: Le Monde Diplomatique settembre 2015). Si tratta di un centro studi e ricerca (vero, non stile INVALSI) dipendente dal Ministero dell’Istruzione, che si occupa di apprendimento, di politiche governative scolastiche rivolte alle fasce più svantaggiate della popolazione. Citiamo alcune affermazioni di Bonilla-Molina: “I cambiamenti in corso nel modello educativo dei paesi capitalisti mostrano l’avvio di una gigantesca controriforma educativa sponsorizzata dall’OCSE e dalla Banca Mondiale che mette in pericolo il diritto umano all’educazione e indica un cambiamento di indirizzo sostanziale nella democrazia rappresentativa […] La scuola con il suo sistema di relazioni, il suo compito e i suoi indirizzi per come l’abbiamo finora conosciuti, è seriamente minacciata”. Il collegamento con l’OCSE è di nuovo molto opportuno visto che anche nella lettera che abbiamo citato più su si sottolineava la mancanza di qualsiasi mandato educativo trattandosi, a differenze dell’UNESCO e dell’UNICEF, di un organismo nato con scopi eco-finanziari, dei cui interessi è il rappresentante nel mondo.
A questo proposito, visto che anche le organizzazioni nate nell’entusiasmo riformista del secondo dopoguerra come l’UNESCO e l’UNICEF sembrano arrese alla logica del profitto attraverso la valorizzazione economica dell’intelligenza collettiva, Bonilla-Molina, insieme ad altri 232 pedagogisti scriveva a Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO: “ Alcuni studi della Banca Interamericana per lo Sviluppo, principale fonte di finanziamento multilaterale dell’America Latina, ipotizzano che sia possibile far studiare da casa i giovani mediante le nuove tecnologie e lasciando alla scuola la sola funzione di punto di valutazione” Chiaramente standardizzata, per nulla olistica, come si chiede che sia in uno dei video che alleghiamo. Un’istruzione per macchine banali, non per creature, e la morsa si chiude: scuola 2.0, zero-relazione, test, didattica preconfezionata. Il tutto nelle mani delle case editrici mangiatutto come la Pearson. Cosette che piacciono un sacco al Matteo nazionale.

La scuola PS 321  (PS sta per scuola pubblica) ha una grande preside “Elizabeth Phillips, Principal PS 32 che da anni combatte contro questo sistema inadeguato, inutile e discriminante.
Del comitato contro i test “Testing Task Force” fanno parte la preside, molti insegnanti e genitori, con la sigla  OPT OUT (opting out) hanno chiesto di non far partecipare i propri figli. Sono stati pubblicati molti articoli in merito alla scuola PS 321, hanno informato e motivato questa posizione tramite assemblee e materiali informativi.

Per chi conosce l’inglese ecco una serie di link utili per approfondire lo stato della protesta in USA

link dei video che sono stati girati nella scuola PS 321 durante le assemblee dove intervengono vari insegnanti e la stessa preside: http://ps321.org/2016/03/lets-talk-about-the-tests/

Questo il link ad un file in pdf con delle schede che illustrano i temi di discussione del comitato “Testing Task Force” in forma sintetica: http://ps321.org/wp-content/uploads/2016/03/TTF-Presentation-Short-Version-1-1.pdf

Qui si parla del diritto dei genitori a rifiutarsi di sottoporre i figli ai test senza subire conseguenze: http://www.ny1.com/nyc/queens/news/2016/04/3/queens-councilman–parents—advocates-say–no–to-standardized-tests.html

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La scuola PS 321  (PS sta per scuola pubblica) ha una grande preside “Elizabeth Phillips, Principal PS 32 che da anni combatte contro questo sistema inadeguato, inutile e discriminante.
Del comitato contro i test “Testing Task Force” fanno parte la preside, molti insegnanti e genitori, con la sigla  OPT OUT (opting out) hanno chiesto di non far partecipare i propri figli. Sono stati pubblicati molti articoli in merito alla scuola PS 321.  Il comitato ha divulgato e motivato questa posizione tramite assemblee e materiali informativi.

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