Il marketing agostano dell’invalsi

L'invalsi lava più biancoIn pieno Agosto, esattamente il 23, il quotidiano “la Repubblica”, fornisce, presumiamo gratis, all’INVALSI e alla sua presidente un’intera pagina fittissima di benevola propaganda. L’intervento della giornalista, Ilaria Venturi, è assai limitato: soprattutto la presentazione iniziale, che peraltro testimonia di una discreta informazione della stessa giornalista in materia d’INVALSI.
Per il resto, la Presidente Ajello procede a briglie sciolte, senza che la giornalista la incalzi con qualche domanda delle molte che pure le affermazioni della Presidente avrebbero suggerito.

PARTIAMO DALLA GRAFICA
La grafica, che costituisce l’incipit dell’intera pagina, comincia con una serie di 4 grafici che vorrebbero dare ragione del “tasso di partecipazione “ delle scuole italiane alle prove mettendo a confronto la partecipazione dell’anno 2015 con quella dell’anno 2016. È da tempo che ribadiamo che questi grafici, più che fornire dati di conoscenza, indispensabili ad una valutazione della operatività delle prove (raccolti e disponibili soltanto a INVALSI e Il Ministero), le conoscenze non le danno: le occultano.
Infatti i dati sono forniti esclusivamente in forma aggregata per le intere regioni e non danno ragione della diffusa e radicale contestazione avvenuta nelle scuole, che sono più di 8.000 nell’intero Paese. Così non si capisce se la partecipazione alle prove sia relativa alla adesione formale dei Dirigenti scolastici, alla rilevazione specifica delle classi o alla partecipazione degli studenti. Non si capisce se partecipazione significhi la presenza a scuola degli studenti o della compilazione dei fascicoli, se i fascicoli erano compilati di risposte pertinenti, o di testi, di commenti irridenti e sarcastici delle prove e dell’INVALSI stesso. E neppure si capisce se tutte le “partecipazioni” siano state complete e corrette sia nello svolgimento che nelle correzioni e digitazione dei dati.
Nei Social net work si leggono centinaia di pagine fotografate dagli studenti con testi divertiti e divertenti, irridenti e sarcastici che testimoniano la non accettazione profonda e consapevole del sistema di valutazione attraverso i quiz. Sono centinaia le scuole nelle quali gli insegnanti hanno rifiutato la digitazione dei risultati delle prove.

LE DOMANDE NON FATTE, LE RISPOSTE NON DATE
Ma quello che veramente indigna è l’assenza e il rifiuto ormai decennale di fornire i dati dell’adesione agli scioperi dei docenti “somministratori” indetti dai COBAS ed altri sindacati non concertativi nei giorni di svolgimento delle prove. Non si capisce perché la giornalista di Repubblica, che pure nel suo incipit cita correttamente gli scioperi e l’opposizione ad “una scuola dei quiz”, non chieda all’Ajello quanti sono gli insegnanti che hanno scioperato in quei giorni, quanti degli scioperanti, con una manovra chiaramente antisindacale ed antisciopero, sono stati sostituiti e da chi.
Sempre nella grafica, tutta di fonte INVALSI, si ripotano i dati del numero degli alunni/studenti a cui le prove dovrebbero essere state “somministrate”: 2.225.352. Qui veramente la giornalista Venturi non coglie l’occasione per domandare alla Presidente come sia possibile che un “Istituto di Ricerca” si presti a far svolgere le prove all’intero universo in oggetto invece di limitarsi alle classi campione che pure l’INVALSI seleziona ogni anno e sui cui risultati alle prove l’Istituto elabora tutti i dati che poi fornisce e al MIUR e all’opinione pubblica.
La giornalista non chiede neppure ragione alla Presidente delle cifre, ampiamente riportate nell’articolo, di “3,8 milioni di spese di costo complessivo della “macchina”(un euro e 65 cent studente :2,3 milioni quelli testati per 115 mila classi)”.
Un’affermazione degna di un ragioniere truffaldino, visto che questo può essere il costo della sola stampa dei fascicoli, mentre il costo della “macchina” INVALSI si aggira sui 40 milioni annui.

LE AFFERMAZIONI APODITTICHE E FALSE DELLA PRESIDENTE
“Sì, è una bella rivincita”: questa è la prima dichiarazione che la Presidente rilascia alla giornalista che le chiedeva se “Gli esiti dell’INVALSI ribaltano i risultati (della valutazione scolastica n.d.r.), valutando le competenze degli alunni in modo standard da Agrigento a Trento.”
Una risposta che lascia allibiti per lo spirito di rivalsa nei confronti della scuola pubblica che la ispira. Ma ci domandiamo noi: che fine hanno fatto per la “studiosa di psicopedagogia” la curiosità e i dubbi da cui dovrebbe essere animata la ricercatrice che presiede l’Istituto di ricerca Pubblico, ormai l’unico in Italia, ad essere finanziato con decine di milioni l’anno?
Una risposta che speriamo indigni molto il mondo della scuola e i cittadini tutti, soprattutto perché costituisce un’ulteriore prova che l’INVALSI e la sua presidentessa hanno il compito conclamato di ridurre la scuola della repubblica ad una odiosa scuola di regime.
Noi del Gruppo No INVALSI ipotizziamo che la scuola delle regioni del sud sia spesso più riflessiva, umanista, formatrice di molte delle scuole del nord che hanno abbracciato l’ideologia INVALSI sia come metodo di valutazione, sia come filosofia generale sia dell’insegnamento che dell’organizzazione scolastica. Ma questa non potrà che restare un’ipotesi e per la scarsezza dei dati forniti dall’INVALSI e dal MIUR e perché in Italia, ormai da tempo, non esistono più centri di ricerca pubblica che possano verificare o eventualmente “falsificare”, come insegna Popper, i miserevoli dati forniti dall’INVALSI.
In ogni caso noi continuiamo a pensare che la valutazione della scuola fatta dagli insegnanti con le garanzie della collegialità e dello spirito di cooperazione sia decisamente più valida del gioco delle tre carte condotto a caro prezzo dall’INVALSI. Ma riteniamo anche più culturalmente attrezzati gli studenti, i genitori, gli insegnati che contestano e criticano ideologia e prassi dell’INVALSI manifestando con l’opposizione e il boicottaggio responsabilità, spirito critico e di cittadinanza difficilmente riscontrabili nel conformismo di chi si lascia “somministrare” le prove di anno in anno.

LA PRESIDENTE AVRA’ MAI LETTO LE PROVE?
Una buona parte delle dichiarazioni della Presidente sono dedicate a ribadire la ovvia banalità che “Le prove non valutano tutto l’insegnamento, ma una parte di competenze in Italiano e matematica, quanto uno studente riesce a risolvere un problema, a capire un testo servendosi di ciò che ha imparato”.
Ci domandiamo se la esimia “studiosa di psicopedagogia” abbia mai letto le prove contenute nei fascicoli predisposti dall’INVALSI. Ne dubitiamo fortemente, infatti:
1) Nel fascicolo delle prove di Matematica per gli alunni di II elementare di quest’anno i problemi erano 23 da risolvere in 45 minuti e non uno, come semplifica la Presidente. Questo significa “soltanto” che non si chiede ai bambini di otto anni di utilizzare nessun apprendimento, né relativo ai numeri, né relativo agli spazi e le figure, né dati e previsioni, né relazioni e funzioni. Ammesso che possa servire basta un po’ di intuito, molta fortuna e la remissione completa all’insipienza INVALSI. Due minuti per ciascun problema e via, guai ad usare qualsiasi tentativo di riflessione.
2) Nel fascicolo delle prove di Italiano la prima domanda (prima che il bambino abbia letto il racconto) è la seguente:
“Questo è il titolo del racconto che leggerai: L’ERBA CHE LE LEPRI NON MANGIANO
Le informazioni che trovi nel titolo “L’erba che le lepri non mangiano” fanno già capire alcune cose del racconto che leggerai e fanno nascere alcune domande. Quali domande fanno nascere?
Metti una crocetta sul “Sì” o sul “No” per ogni domanda
Per quale motivo le lepri non mangiano l’erba a) Sì ◊ No ◊
Le lepri correranno più veloci di tutti b) Sì ◊ No ◊
Le lepri troveranno degli amici c) Sì ◊ No ◊
Quale erba non mangeranno le lepri d) Sì ◊ No ◊”
Ora questa è una domanda strutturalmente sbagliata (dedicheremo un intero testo per documentare i molti errori di cui è testimonianza), in questa sede è sufficiente rilevare che la domanda è calibrata su un obiettivo delle Indicazioni Nazionali dichiarato per alunni che abbiano finito la terza classe elementare e non la seconda, come hanno già fatto gli anni precedenti le prove invalsi per gli alunni della seconda elementare. Un errore che non può essere attribuito alla sola sciatteria o cialtroneria dell’Istituto ma ad un atteggiamento dettato da una autoreferenzialità ormai strutturalmente sperimentata.
La Presidente Ajello ci ammannisce la solita banalità sconcertante: ”Le prove non valutano tutto l’insegnamento, ma una parte di competenze in italiano e matematica.” La presidente compie un errore assai grave per una ricercatrice e psicopedagogista: scambia l’insegnamento con l’apprendimento. La funzione delle prove standardizzate, formalmente, ha il compito di valutare esclusivamente l’apprendimento!
Ma forse si tratta proprio di un lapsus freudiano. Infatti, la presidente non ignora che l’esito delle prove INVALSI va ben al di la della valutazione degli apprendimenti. Sa che la normativa dà alle prove una funzione di carattere generale: costituiscono il cuore del Rapporto, cosiddetto di Auto Valutazione delle scuole, ha influenza su molte pratiche amministrative che incombono sulle scuole e studenti, fino a sancire disposizioni disciplinari per gli insegnanti le cui classi non raggiungono la valutazione dall’INVALSI ritenuta positiva. È opinione diffusa tra i genitori che le prove servano specificatamente a valutare insegnanti e scuole.
Negli USA e in Gran Bretagna l’esito delle prove può costituire la motivazione della soppressione delle scuole e addirittura la loro consegna agli enti che gestiscono la valutazione standardizzata come sta succedendo con la società Pearson da molti anni nello stato di New York.

DUBBI E SCONCERTO
In questo Blog abbiamo più volte segnalato (https://genitoreattivo.wordpress.com/2015/07/13/meritevoli/) gli atteggiamenti da bulli minacciosi cui la presidente Ajello era stato oggetto da parte di personaggi poco raccomandabili e di nessuno spessore educativo appartenenti al mondo Ministeriale, finanziario e confindustriale.
Si è trattato di interventi avvenuti in occasione di dichiarazioni pubbliche della presidente ricche di buon senso ma che minimizzavano la funzione dell’INVALSI e la scarsa considerazione che avrebbero dovuto avere i genitori dell’esito alla prove INVALSI al momento della scelta della scuola per i figli.
Il dubbio che ci sorge è che sia finita la funzione di copertura, di foglia di fico, che la Presidente Ajello ha svolto negli ultimi anni per nascondere la totale insipienza pedagogica e di ricercatrice che l’INVALSI manifestava non solo nelle pratiche di valutazione del Sistema Nazionale di Valutazione in cui operava, ma anche nelle persone che ne coprivano cariche apicali e dirigenziali. Che anche l’Ajello sia dovuta tornare silenziosamente nei ranghi?

Fortunato – Piero del gruppo No INVALSI – Roma


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