Il certificatore di Stato

big-sisterr AjelloGruppo NoINVALSI

La Presidente dell’INVALSI Anna Maria Ajello, fa sentire la sua voce, in genere piuttosto flebile rispetto quella dei dottori Ricci e Mazzoli (rispettivamente Responsabile Area Prove e Direttore), dalle pagine, ovviamente, del giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore. L’avverbio invita a considerare come un’ovvietà (evidenza immediata) l’interesse stringente del capitale privato verso la scuola, l’INVALSI come mediatore. Nell’articolo si danno le direttive per il prossimo anno e si precisa con chiarezza esemplare (è davvero inutile ormai girarci intorno) quale ruolo ricopre l’istituto di valutazione. L’esame di stato, fine primo ciclo e superiore di secondo grado, si trasformerà in due mosse: i) verrà scollato il test dalle prove effettuate dalle commissioni di insegnanti; ii) la prova standardizzata assumerà, proprio in virtù della sua indipendenza, la funzione di certificazione delle competenza (al singolare e al plurale, per matematica, italiano e prossimamente per inglese). L’obbligo di somministrazione (e correzione) viene ribadito come attività istituzionale, unica capace di garantire alle famiglie, agli studenti, ai cittadini tutti, la serietà dell’esito del percorso scolastico. Viene dato per certo, dopo anni di sperimentazioni presunte tali, che solo un organismo esterno, terzo, può esser il “garante” del possesso della/e competenza/e “piena e stabile”. Si tratta, continua la Presidente, di dimostrare che l’alunno alla fine della terza media e del ciclo delle superiori “sa ragionare” sa “andare oltre l’informazione data”.
L’operazione da boa constrictor dell’INVALSI appare evidente nel giudizio che fa da sostrato alla informazione apparentemente neutrale della Ajello: gli insegnanti potranno continuare a valutare alla loro maniera (non scientifica, non attendibile, non trasparente: soggettiva e mutevole) ma, solo l’istituto nazionale potrà dire cosa veramente è successo durante il processo insegnamento-apprendimento, il test fa fede. Insegnanti, pressappochisti e dunque colpevolizzati, abbiate fede nel test, vi dirà se avrete prodotto – come ci si aspetta dal capitale umano – valore aggiunto.

Leggiamo in rete che nei prossimi giorni verrà pubblicato il Regolamento sulla procedura di valutazione dei Dirigenti Scolastici; per ora il crono-programma prevede quel che già compariva nelle note ministeriali dello scorso anno: 1.fase di autovalutazione (valore 60%); 2.valutazione a cura del Nucleo Esterno (valore 30%); 3. apprezzamento da parte della comunità scolastica (10%). A fare da spina dorsale alle tre fasi la modalità (pesata per quantità e qualità ??) della compilazione del RAV (Rapporto di Autovalutazione degli istituti) e del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa). Siamo di nuovo nelle spire dell’INVALSI. Certo, perché senza il certificatore via-test e domandine a risposta chiusa, come valutare gli umori della comunità e la prosa del piano dell’offerta? Bel colpo comunque in termini di equità: se il dirigente può assumere e premiare gli insegnati in base al suo giudizio suffragato da parametri che lui stesso e la sua corte hanno confezionato, perché a sua volta non deve essere oggetto dell’opinione corrente? Un caso di sacrosanta giustizia distributiva, si dirà con il risentimento che ormai avvelena tutti i rapporti nelle scuole.

Ieri il quotidiano il manifesto ha pubblicato il fascicolo dedicato all’apertura dell’anno scolastico, “Fate i cattivi”. I temi sono tutti interessantissimi e centrati sul nodo della valutazione algoritmica che sta strangolando la scuola. Purtroppo, come spesso accade sulle tematiche scolastiche non si sfugge da una certa genericità. Mentre molti sono gli articoli di riflessione, poche sono le informazioni. Per i non addetti ai lavori è difficile orientarsi tra RAV, premialità, bonus, ESL (Early School Leavers, giovani disaffezionati da (sic) una scuola che non riesce a tenerli con sé: così recita il manifesto La Buona Scuola, pag 108) ). Non si può, in ultimo, non notare che Tullio De Mauro, al cui testo del 2014 sull’analfabetismo si dedica una manchette, è stato sempre piuttosto benevolo (sicuramente molto silenzioso) sulla riforma e sui test. Lo stesso si potrebbe dire di Clotilde Pontecorvo che, come altri intellettuali, ha sempre salvato il Ministro Luigi Berlinguer da ogni responsabilità sul disastro che ha colpito la scuola negli ultimi 15 anni (come annota anche sul fascicolo Tiziana Drago).
Ultima considerazione: ma veramente l’FLC-CGIL può dire “…se ci avessero dato ascolto” come compare sul retro del fascicolo? A cosa siamo stati sordi, a quale protesta organizzata dal sindacato siamo mancati, da quale opposizione frontale all’INVALSI ci siamo sottratti??? Forse ci deve essere sfuggito qualche passaggio critico, forse siamo un gruppetto di sospettosi malpensanti, anche noi risentiti.

(R. P.)


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...