Caserta: gli studenti alla processione coatta contro la legge 194 in ricordo di Madre Teresa di Calcutta

Anche gli insegnanti e i cittadini che hanno assunto posizione apocalittiche nei confronti della Autonomia Scolastica berlingueriana crediamo non abbiano
mai paventato che “la scuola impresa” e “il sapere merce” avrebbe raggiunto una deriva tanto regressiva quanto testimonia l’episodio reso noto dal quotidiano LA STAMPA in questi giorni:

Ecco l’articolo:


Gli studenti di una scuola obbligati a partecipare alla marcia antiabortista di Caserta

In caso di assenza, avrebbero dovuto portare la giustificazione il giorno dopo

Di Sara Iacomussi

Quando gli studenti partecipano a una manifestazione durante l’orario scolastico, il giorno dopo devono portare in classe la giustificazione. A Caserta accade, però, che sia la scuola stessa a chiedere espressamente di prendere parte a un corteo, nella fattispecie quello antiabortista della della Marcia per la vita in nome di Madre Teresa di Calcutta. 

Tramite circolare, infatti, l’Istituto Galileo Ferraris convoca i suoi studenti a partecipare l’8 ottobre, alle ore 10, alla manifestazione, con tanto di direttive su percorso e firma del dirigente scolastico.

La circolare è stata poi revocata, «per motivi organizzativi interni». Nessuna convocazione, nessun obbligo.

L’Istituto Galileo Ferraris non è un caso isolato: anche gli studenti del liceo classico Giannone, dello scientifico Diaz e di altre scuole della regione sono stati coinvolti. Tutti sarebbero stati obbligati a partecipare o a presentare la giustificazione il giorno dopo in caso di assenza. Il Diaz, attraverso un avviso sul portale della scuola, si è poi dichiarato estraneo ai fatti.

La Marcia per la Vita, organizzata in contemporanea a Caserta e a Milano, si chiama «NO194 per l’abrogazione referendaria della legge 194». Subito è scattata la protesta sui social. Nel comunicato di varie realtà casertane, scandalizzate dal comunicato, si legge: «È questa la scuola dove mandiamo i nostri figli? Dove i dirigenti scolastici tagliano un giorno di lezione per portare i propri alunni a fare una gitarella per la città? Chiediamo all’Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale che siano analizzate le modalità di partecipazione a questa funzione religiosa in orario scolastico. Gli organizzatori avrebbero potuto organizzare la marcia nel pomeriggio, potendo così avere una partecipazione spontanea e libera da eventuali ricatti, visto il clima da riformatorio giudiziario che vige in alcune di queste scuole citate».

Sara Iacomuss da La Stampa 07/10/2016

La gravità dell’episodio pone almeno i seguenti interrogativi e motivi di riflessione:

  • Quali saranno i meccanismi attraverso i quali oggi vengono cooptati i Dirigenti scolastici? Non solo quelli ufficiali e pubblici, ma anche quelli
    microsistemici e occulti, che consentono di selezionare al “peggio” dirigenti che non solo manifestano una insipienza generale che sbalordisce ma
    anche una incultura che li porta ad ignorare il carattere laico della Repubblica Costituzionale nella quale vivono.

  • Attraverso quali meccanismi si creano le complicità o gli asservimenti che portano nove docenti della scuola a sottomettersi alla volontà della
    Dirigente? Dirigente che “impone” di accompagnare” e “vigilare” sugli studenti obbligati al corteo del 7 ottobre, e addirittura di rilevarne la
    presenza e raccogliere l’autorizzazione dei genitori. Beninteso, chi si sottomette potrà tornare a casa anziché a scuola a processione conclusa.

  • Quali relazioni intercorrono tra una pratica “magica” e una pseudoscientifica quale la somministrazione dei quiz INVALSI a 2milioni e mezzo di studenti senza che vi sia nessuna validazione delle prove, nessuna verifica dell’operato dell’Istituto che in 10 anni ha fatto strage di ogni centro e
    attività di ricerca sugli apprendimenti in Italia e non solo? INVASI che non solo pretende di valutare ciò che non conosce, ma riesce ad informare
    di sé l’intera vita del sistema scolastico pubblico.

  • La stessa manifestazione in se stessa è difficile da qualificare ed è insufficiente definirla soltanto confessionale. Infatti la stessa
    autodefininizione “Corteo nazionale per la vita” riesce ad eticchettare da sola una miscela evocatrice allo stesso tempo della confessionalità e dell’agire politico. Ma anche il miscuglio tra l’integralismo del “movimento per la Vita” e la laicità del “Premio Nobel per la Pace” e la Santità
    della missionaria nascondono una “furbizia paesana” indegna della scuola pubblica.

Infine, quale sarà il clima culturale che rende possibili questi episodi, sempre più numerosi nella scuola pubblica italiana, se vengono meno gli anticorpi
in grado di evitarli o di espellerli una volta che si manifestano? Un interrogativo che debbono porsi i Presidi “non consenzienti”, gli insegnanti
“liberi e pensanti”, ma anche genitori e cittadini hanno il dovere di reagire e impegnarsi perché queste manifestazioni regressive vengano fermate.

Fortunato e Piero del Gruppo NoINVALSI – Roma


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