Bonus premiale. Fra espressione e contenuto

di Renata puleo – Gruppo NoINVALSI

Bonus premiale docentiIn un Istituto Superiore di secondo grado di Roma, un gruppo di docenti manifesta, a ridosso della prima applicazione della valutazione premiale, il proprio dissenso e la volontà di sottrarsi alla pratica valutativa operata dal Nucleo interno. La Dirigente (DS), che presiede il gruppo di lavoro, non si sa quanto provocatoriamente, attribuisce il premio proprio ad alcuni doceti dissenzienti. Gli stessi replicano con un rifiuto argomentato di accettare il corrispettivo in denaro. La DS risponde, e qui viene messo a fuoco il paradosso in cui si muovono i rapporti fra il corpo docente che prova ancora a resistere e una dirigenza ormai esercitata senza senno, rispetto, moderazione.
Qui di seguito trovate i due testi (nota di rigetto dei docenti; risposta dalla DS con l’omissione della intestazione e dei nominativi) e una mia breve nota.

Esercizio
Inizio dalla risposta fornita dalla DS, a suo modo un piccolo capolavoro di letteratura burocratica (a volere essere generosi…). Provo a fare un esercizio di analisi del testo, esercizio dovuto, considerato che non si tratta di una corrispondenza privata, ma fra pubblici funzionari, quali sono ancora i dirigenti e gli insegnanti, in sovrappiù, impiegati in un settore educativo. Siamo nell’ambito di un rapporto contrattuale fra un rappresentante del Ministero e un lavoratore, ed entrambi rispondono con il loro operato alla collettività.
Inizio distinguendo l’espressione dal contenuto, ponendoli: 1. su due piani logici diversi, 2. riallacciandoli.

1. Due piani. Le parole utilizzate (espressione) realizzano un discorso senza alcun rispetto per la ritualità prevista dal caso; parlo di ritualità perché essa, in un ambito di rapporti di lavoro tipici del servizio pubblico, costituisce una garanzia; la garanzia del rispetto delle regole e dell’importanza della chiarezza nella definizione dei ruoli rivestiti dai soggetti dialoganti, qui in corrispondenza scritta (quindi destinata a restare agli atti). È a chiunque evidente che la risposta della DS (contenuto) tende a ridicolizzare l’interlocutore, mostrando una sorta di malcelato disprezzo per il rifiuto formulato dal docente. Il contenuto – ce lo insegna la linguistica testuale – ha, a sua volta, una forma (l’aspetto superficiale: “l’argomentazione dell’insegnante è inaccettabile gerarchicamente”) e una sua sostanza (l’aspetto sottointeso: “tu non conti nulla!)
2. Insieme. l’espressione diventa, in forza del punto precedente, il contenuto stesso: secondo la DS è inaccettabile l’argomento che viene utilizzato per respingere il bonus perché l’insegnante è obbligato a sottostare alle procedure di valutazione.

Ora, in forza dei due piani su evidenziati si evince:
i) la risposta de-prezza il punto di vista del docente, mentre attribuisce un prezzo (pecuniario) al suo ruolo educativo e didattico!
ii) viene ignorato – non capito? – che l’insegnante non intende porsi fuori dalla valutazione del proprio operato (non potrebbe, per una questione intrinseca all’insegnare!), anzi, egli ritiene che il fatto stesso di aver contratto un impegno professionale con la clausola del possesso dei requisiti, lo rende meritevole di un corrispettivo salariale adeguato, e non premiale.
iii) viene ignorato che un premio per sua natura di donativo una tantum, può essere rimandato al mittente (in analogia, si pensi all’altro bonus, quello sull’aggiornamento, che poteva non essere utilizzato dai destinatari, come è successo in molti casi).
iv) la chiusa della nota con l’invito a disporre del denaro per una eventuale beneficienza, rompe –ripeto – con ogni formalità richiesta dal rapporto gerarchico, sfociando in una malevola e inopportuna espressione colloquiale.

Mi correggo: forse ho intrapreso un esercizio ozioso, ha ragione chi dice che in questo frangente siamo ben oltre qualsiasi regola, burocratica o di semplice cortesia formale. In questi casi serve andare a brutto muso. Insomma, avviarsi lungo la strada di una contrapposizione netta e continua avverso queste espressioni di dispotismo. Un po’ paradossale, un po’ ridicolo, ma non per questo meno pericoloso. Colpire l’ignoranza e l’arroganza con le armi del giudizio o dell’ironia non basta più. Non basta più nemmeno il semplice sottrarsi: quando la lotta si fa dura…ecc, ecc. Non basta più che a capirlo sia solo un piccolo manipolo di lottatori.

risposta-ds


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...