Questionario disabili

QuadisIn aggiunta all’articolo “QUADIS? A chi????” di Renata Puleo.
La “sondaggistica” sta diventando ormai una pseudoscienza pervasiva nella vita delle donne e degli uomini e di quest’epoca. Sempre più da scienza e strumento della conoscenza i questionari il loro uso e la loro pratica stanno diventando una forma straordinariamente efficace della manipolazione del pensiero collettivo attraverso un indistinto e non verificabile, ma imposto, senso comune, elaborato e confezionato ad uso dei committenti che hanno la potestà e le risorse per commissionarli.
Nonostante i fallimenti manifesti che l’operazione “Sondaggi” sta dando nel corso delle prove elettorali la diffusione della patica sondaggistica si sta ampliando ad un mercato sempre più vasto. Il caso del fallimenti elettorali, nel mercato sconfinato della sondaggistica, è abbastanza raro. L’evento delle elezioni è uno dei pochi eventi in cui in un breve arco di tempo i risultati dei sondaggi possono essere messi a confronto con i risultati attinti da una realtà che emerge dalle risposte che danno direttamente milioni di cittadini che vanno, o non vanno, alle urne.
Non per questo l’efficacia, anche nel campo elettorale è nulla. Il sondaggio e a volte le stesse cadenze elettorali tout court hanno come esito quello di far credere gli eventi politici e sociali come ineluttabili senza alternative. Milioni di cittadini posti di fronte all’alternativa di “merda lessa o merda fritta” rinunciano ad elaborare un pensiero ed un punto di vista libero, autonomo e se del caso divergente e alternativo. L’effetto narcotizzante, quindi, è assicurato per milioni di individui che spesso si trasformano in tifosi di una o dell’altra “squadra” felici dell’eventuale esito favorevole o consolati dallo spettacolo che hanno saputo dare.
Ma in molti casi il risultato del “sondaggio” autogestito “casareccio” non ha alcuna possibilità di essere verificato o validato e diventa uno scialo per il potere, poter sbandierare, decine o centinaia di fogli diligentemente compilati costituiscono per il potere abilitato a “somministrare” per vendere come democratiche scelte e decisioni che spesso erano già state prese prima, a volte anche inconsapevolmente e “onestamente”, messe a rischio. Se poi si corredano le conclusioni con qualche decina di tabelle centinaia di numeri e percentuali… la storia e finita la “scienza” trionfa.
Il primo esito di un questionario e forse il più grave è quello di sostituire il confronto la discussione l’esercizio dell’intelligenza collettiva che, la pratica del dialogo, attivano ed esaltano. Come direbbe Bobbio senza “parlamento” non ci può essere né democrazia né “intelligenza”. Abituare le persone ad accettare l’assenza di modalità collettive/collegiali è già un bel risultato per coloro che vogliono seppellire la democrazia ed il pensiero critico, l’agire e il pensare in forma cooperativa e collegiale.
Nella mia vita scolastica anche in quella vissuta per 27 anni nella stessa scuola, non c’è stato anno nel quale non si sia discusso in molte e diverse circostanze, ma soprattutto nel Collegi dei Docenti del problema delle “bocciature”, fermare o no un bambino nella stessa classe. Ma gli argomenti “appassionanti” erano molti sempre diversi e uguali. I compiti a casa, quelli per le vacanze, l’insiemistica prima, dopo, durante la matematica, la scheda di valutazione, l’uscita e l’ingresso a scuola, il comportamento a mensa… ma quello che appassionava di più me e molte altre colleghe era “bocciare sì, bocciare no”.
Spesso non si doveva decidere niente solo era utile, indispensabile avere un orientamento della scuola poi ognuno avrebbe fatto secondo ciò che gli sembrava più giusto. Non che tutto andasse liscio… “Stasera facciamo presto che ho invitati a cena”, “Basta con le chiacchere, sempre a parlare a parlare”, “ma al collegio non si viene mica a zappare, si viene apposta per parlare”. Qualche volta si concludeva inventando una commissione per affrontare un problema irrisolto. Quella per l’insegnamento della storia l’abbiamo fatta funzionare per un anno con il direttore didattico Alberto Alberti che veniva a parlarci degli “Annales” in Francia con Braudel, Le Goff, Bloch. Pirenne, poi dopo mezzanotte bisognava accompagnare a casa Alberti, finivano gli autobus e non aveva la macchina.
Tutto questo parapiglia non ci sarebbe stato se avessimo fatto un bellissimo questionario.
Nel merito
Il questionario di cui si sta parlando è un esempio emblematico di stimolo al conformismo culturale. Il modo in cui sono poste le domande è assolutamente trasparente di cosa pensa in “somministratore!”, di come pensa dovrebbero andare le cose, di quale sia la risposta più gradita e quella meno gradita. Le cinque alternative poste nell’asse orizzontale, per “scegliere” dove mettere la crocetta, debitamente graduate, rafforzano il vincolo di senso della domanda.
In definitiva non si tratta di conoscere o comprendere né un problema né una situazione, tutto si riduce alla misurazione del consenso verso il redattore dei quesiti e/o somministratore e, al massimo, a misurare il numero dei “rompiballe, bastian contrari” senza nemmeno l’ambizione di conoscere i perché, e in che direzione vanno le divergenze seppure avranno il coraggio di manifestarsi.
Scompaiono argomenti, ragionamenti, motivazioni, intrecci, alternative…. un atto totalmente burocratico degno dell’istituzione totale di cui ha parlato Renata Puleo nell’aricolo precedente. Ma, ancora una volta, sarebbe sbagliato minimizzare queste pratiche “quizzarole”. Esse mascherano un ascolto che non c’è e non vuole esserci. Posizioni autoritarie che fingono di essere dialogiche.
Nella scuola italiana servono a seppellire gli organi collegiali, lo scambio e il confronto tra eguali e diversi: insegnanti, ATA, studenti, genitori. Ad eliminare le residue forme di democrazia, a cancellare la sovranità di tutte le componenti scolastiche, sostituire la decisionalità degli organismi collegiali e cooperativi con l’imperio tecnocratico del dirigente, del Miur, dell’INVALSI, nascondendone, il più delle volte, la loro insipienza e cialtronaggine

Piero del Gruppo NoINVALSI – Roma


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