Il gran gusto di sentirsi inutili

Invalsi = più meritocrazia = meno democrazia

Roma, 30 novembre 2016

Il gusto e la piacevolezza di sentirsi inutili è la sensazione che ha caratterizzato maggiormente il dopo Manara. Forse aiutati anche dall’intervento squassante di un genitore, gli studenti hanno cominciato a porre una fila incalzante di domande, molto assertive, pertinenti. La domanda posta da quel genitore è stata squassante nei suoi esiti perché nel chiedere ragione del bombardamento, documentato, dell’INVALSI sulla scuola, della sua pervasività e del processo di “invalsizzazione” in corso, ha trovato negli studenti la risonanza rispetto alla loro esperienza profonda e pluriennale. Ne è testimonianza, non solo il consenso, ma anche lo scrosciante applauso liberatorio che lo ha seguito.

Squassante per il povero dott. Ricci che ha provato a rispondere, come fa spesso, criminalizzando insegnanti, genitori e scuole ree di essere loro responsabili del processo di invalsizzazione. Senza alcun successo. In altre situazioni, in cui gli studenti non erano presenti, la platea di genitori e insegnanti era rimasta annichilita, forse perché era riuscito nell’intento di dividerla e colpevolizzarla.

Le domande degli studenti, radicate nella loro esperienza, individuale e di gruppo, non sono state per nulla ingenue bensì, come ho detto, assertive. In realtà, domande retoriche, fatte di convinzioni, necessarie per illustrare la loro esperienza, le loro riflessioni, le aspettative, le valutazioni. Veri e propri atti di accusa, denunce appropriate e pertinenti come nessun altro avrebbe potuto meglio proporre. Mi domando quanti insegnanti, fuori dal mugugno dei corridoi, abbiano provato a denunciare la chiara insipienza e la “malvagità” di una prova di matematica che chiede di risolvere in terza media 30 problemi in un’ora e 15 minuti! Quanti hanno pensato di denunciare con una lettera ai giornali, al MIUR, di portare all’attenzione dei genitori e del Consiglio d’Istituto, la successiva somministrazione dopo 10 minuti di un’altra prova da un’ora e un quarto? Quanti dirigenti, insegnanti, genitori, hanno denunciato, magari alla Procura della Repubblica, che molte delle “prove” non avevano alcuna correlazione con le Indicazioni Nazionali (già programmi)?

Le domande, continue ed incalzanti, poste in forma piana e tranquilla (quanto li ho invidiati!), non avevano ombra di sottomissione o servilismo. Dalla mia posizione arretrata ho contato almeno una decina di ragazzi che avevano alzato la mano, ma non hanno potuto parlare per mancanza di tempo. Quando gli interventi contenevano una denuncia, essa veniva posta esplicitamente, senza le edulcorazioni che di solito pervadono questi incontri: “Premetto che non sono contrario all’INVALSI… ma… Noi insegnanti le prove oggettive standardizzate già le facevamo… però…

Ci sono stati due episodi particolarmente divertenti. Uno quando senza salamelecchi una ragazza ha denunciato i “conduttori” di aver cercato di togliere la parola a Renata (ex Dirigente NoINVALSI!) che aveva denunciato l’istituto di manipolare i testi della prova di Italiano perché fossero confacenti alle domande già pronte. Sempre la stessa studentessa ha ricordato al dott. Ricci di non aver risposto alla denuncia di Renata. Uno studente ha domandato a quanto ammontassero le spese dell’INVALSI, e se non fossero soldi spesi inutilmente visto il “chiaro di luna” in cui vivono le scuole. Il dottor Ricci ha farfugliato la cifra di 4 milioni in sette anni, poi ha concluso che ogni prova, a fascicolo, costava 1 euro e 20 centesimi, come se si trattasse solo di quello, come se decine di dirigenti e centinaia di ricercatori e tecnici lavorassero gratis, Dopo cinque minuti lo studente è ritornato con il telefonino in mano mostrando al “povero” un articolo de Il Fatto Quotidiano che parlava di svariati milioni l’anno (in realtà i finanziamenti, solo gli ordinari, vanno dai 10 ai 20 milioni annui). Davanti al cellulare che sprizzava milioni, il dottor Ricci, povero lui, ha detto che non ci poteva fare niente se Il Fatto Quotidiano voleva fare degli scoop. Non ha potuto dire però come mai l’INVALSI non ha denunciato il quotidiano o, almeno smentito i dati nell’apposito spazio messo a disposizione per eventuali repliche. Ma la prova della sua altezza morale e culturale il dottor Ricci l’aveva già data bacchettando pateticamente l’assemblea: in un Liceo Classico gli era toccato di ascoltare un “mancoche lui, nel “Nuovissimo Melzi” (edizione 1909) non avrebbe saputo trovare (attestato con 5 accezioni nel De Mauro…!).

Proprio dopo questo intervento il dottor Ricci si è ricordato di un importante appuntamento e se “l’è data a gambe”. A noi non è rimasto che il lamentoso birignao della brava professoressa Pozio la quale, per l’ennesima volta, “cuore in mano”, ha detto agli studenti che li amava molto, li amava proprio come se fossero i suoi studenti! Certo ha peccato di mancanza di autosima, e di altrettanto amore per i suoi colleghi, quando ha raccontato che, grazie alle prove INVALSI, si era accorta di insegnare in modo sbagliato le potenze. Episodio di vita da cui si deduceva che anche i suoi colleghi non sanno fare il loro lavoro senza il supporto oggettivo e scientifico degli esperti dell’Istituto.

Dicevo all’inizio del gusto ed del piacere di essere inutile, della soddisfazione di vedere giovanissimi pronti e agguerriti. Qualche desiderio mi è rimasto inespresso, che gli studenti domandassero: “Come mai i primi due presidenti dell’INVALSI erano due dirigenti della Banca d’Italia che non sapevano un accidenti di scuola, laureati alla Bocconi e sedicenti economisti? Come mai la madre di tutti gli INVALSI è l’OCSE? Chissà se avranno modo di porre le domande al povero dottor Ricci, e cosa gli risponderà, se mai si azzarderà a tornare al Manara. Speriamo che almeno queste domande le possano rivolgere efficacemente ai loro insegnanti.

Piero, Gruppo NoINVALSI di Roma

 


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