Quando sono i ragazzi a valutare

L’Invalsi al liceo Manara di Roma 2.

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Non ho mai detto una parola ai miei alunni riguardo ciò che penso sulle prove Invalsi. Sarebbe disonesto e troppo ingiustamente facile indirizzare animi così duttili verso posizioni non ancora maturate autonomamente.

Quando sono stata convocata dalla Dirigente per essere informata che i miei alunni del Ginnasio avrebbero partecipato a un incontro con il dott. Ricci, responsabile del settore “Ricerca valutativa” dell’INVALSI e con la prof.ssa Pozio ricercatrice INVALSI, sul tema “Prove INVALSI per il II anno della scuola secondaria di secondo grado”, ho fatto notare alla Dirigente che, per assicurare quell’equità e imparzialità di cui la scuola dovrebbe sempre farsi garante e perché fosse veramente un confronto democratico, al tavolo del dibattito sarebbero dovuti essere invitati anche relatori in grado di garantire un contraddittorio, soprattutto laddove fossero emerse domande da parte degli studenti che, senza una duplicità di vedute, avrebbero avuto una risposta parziale perché fondata su un univoco punto di vista. Altro è informare, altro è orientare. La Dirigente mi ha risposto che un eventuale contraddittorio sarebbe stato sostenuto da genitori e insegnanti presenti. Ho ribattuto che non avevo mai preso una netta posizione di fronte ai miei alunni, ma che in quelle circostanze, se ne avessi ravvisato la necessità per garantire l’equità in cui credo, avrei dovuto espormi in modo evidente, dichiarando apertamente il mio pensiero. 

Sono tanti anni che insegno ormai, eppure resto sempre colpita dalla profondità a cui sanno giungere ragazzi di quattordici o quindici anni. Su invito della Dirigente, mi sono trovata a gestire la numerose richieste di intervento da parte degli studenti, che si sono avvicendati in un incalzante susseguirsi di domande puntuali e circostanziate. Ho assistito con emozione e orgoglio al dibattito sostenuto dai miei alunni e dai loro compagni di altre sezioni che hanno dato prova di grande capacità critica e di valutazione. I loro quesiti, rivolti con equilibrio, giudizio e garbo, hanno più volte messo in difficoltà il dott. Ricci, che spesso si è sottratto alle domande, offrendo risposte generiche, evanescenti e assolutamente non esaustive delle curiosità intelligenti degli studenti.

Quel dibattito in sé, a mio avviso, è la prova di un percorso di maturazione e di acquisizione di conoscenze e competenze che nessuna misurazione Invalsi potrà mai fornire. Quando ho preso la parola, l’ho fatto solo per aggiungere ancora una testimonianza a quella prova tangibile di sapere e saper fare, maturità e capacità di discernimento che avevano già offerto gli studenti: la testimonianza dei miei ex-alunni. Al termine del ginnasio chiedo ai miei allievi di scrivere dieci cose che hanno imparato durante il biennio. Ne ho scelte alcune e le ho lette, chiedendo al dott. Ricci quale prova Invalsi potrebbe mai raccontare il percorso di crescita fatto dai miei alunni, che con tutta probabilità, quando diventeranno adulti e svolgeranno il loro lavoro, avranno appena un ricordo soffuso di una perifrastica passiva o di un aoristo cappatico, ma ciò che ricorderanno bene sarà quanto impegno, serietà e amore hanno impiegato, il senso del dovere e del rispetto che ne sono scaturiti e la soddisfazione che si prova nel portare a termine sempre e comunque l’impegno preso. Ve le ripropongo con orgoglio. Perché tutto ciò che è germogliato in loro è in parte frutto del breve viaggio che abbiamo percorso insieme.

  • ho imparato che bisogna sempre andare oltre l’apparenza delle cose per apprezzarne il vero significato.

  • Ho imparato ad ascoltare prima, e poi esprimere la mia opinione, senza sovrastare gli altri, cercando di essere il più esauriente possibile.

  • Ho imparato da lei, professoressa, quel bellissimo messaggio di onestà che con tanta fatica si è sforzata di insegnarci.

  • Ho imparato che con impegno e forza d’animo si può raggiungere qualsiasi obbiettivo si voglia

  • Ho imparato l’importanza di confrontarsi perché ogni persona che entra nella nostra vita ci lascia qualcosa di speciale e in qualche modo ci accresce.

  • Ho imparato, grazie alle versioni, a cercare e trovare soluzioni apparentemente non evidenti e questo mi ha fatto apprezzare moltissimo l’originalità e la particolarità specialmente del greco, tanto da affascinarmi.

  • Verba volant, scripta manent.” Eh sì. Per sempre nel cuore


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