La “PROVA DI ITALIANO”- “Rilevazione degli apprendimenti” in 2° elementare nel 2016

Sciatteria, insulsaggine, insipienza, ottusità… altro ancora

(chi voglia conoscerla integralmente può scaricare direttamente da questo sito)

Per squalificare immediatamente TUTTA LA PROVA basta una lettura attenta della pagina 1 con le “ISTRUZIONI” ed il confronto con il primo quesito a pagina 4 (vedi più sotto).

istruzioni

Come si vede chiaramente il testo è breve e perentorio… 

una sola è quella giusta”… “…devi mettere una crocetta nel quadratino accanto alla risposta (una sola) che ritieni giusta…”

Chiaro no? Non ci possono essere dubbi!”

LA IMPROPONIBILITA’ DELLA DOMANDA

Qui di seguito potete leggere la prima domanda (pag. 4) del fascicolo. È la stessa domanda analizzata e criticata nella precedente puntata.

Provate voi a mettere il SI’ o il NO giusto nel quadratino giusto. Leggete, rileggete e come molti di noi adulti del Gruppo NoINVALSI, resterete sconcertati. Come potete pensare che una delle risposte sia sbagliata? Vi stanno chiedendo un parere sulla base di un titolo di cinque parole, un parere che potrà essere pertinente o non pertinente, che oltre alle quattro risposte proposte potrebbero essere altre cento o mille, tutte altrettanto pertinenti, tutte significative.

I signori INVALSI non hanno idea né di cosa stanno facendo, né di cosa stanno chiedendo. Senza essere dei cervelloni dovrebbero aver capito che l’obiettivo decritto dalle INDICAZIONI NAZIONALI è quello di far ragionare i bambini di 8/9 anni (non di 7 o 8) intorno ai possibili significati di quelle parole, ai nessi che hanno tra di loro, ai possibili significati… e che proprio non è possibile escludere nessun ragionamento o domanda che gli alunni volessero porsi.

Quindi l’unica cosa che è sbagliata, e sbagliata profondamente, è la domanda.

domande

Ma non basta, se mai i signori INVALSI si fossero posti il problema della funzione dei “TRANSFER” nell’apprendimento della lettura si sarebbero augurati che le domande fossero ben più di quattro quelle che i bambini si sarebbero posti… tutte egualmente pertinenti e giuste.

(nell’apprendimento della lettura) Il fenomeno del transfer è un momento fondamentale, oltre che costantemente presente, dei processi di apprendimento. Si può dire che non affrontiamo alcuna situazione, senza tener conto di un bagaglio di conoscenze e abilità precedenti che ci aiutino. In questo senso si può parlare sempre di transfer. (Transfer nell’apprendimento dalla rivista Psicologia e scuola, 1982, Giunti e Barbera ed.)

C. Cornoldi e G. Colpo dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Padova con il loro gruppo M.T.(Memoria e Trasfert) è dal 1982 che pubblicano” “La verifica dell’apprendimento della lettura” (edizioni OS-Giunti) e reiterano l’importanza del transfert nell’apprendimento della lettura: La comprensione viene quindi identificata in operazioni che impegnano la memoria in un confronto tra stimoli presenti (il brano, il testo scritto) e il patrimonio di esperienze accumulate dal lettore e quindi nelle operazioni di transfert, per cui quel patrimonio facilita le nuove acquisizioni

Dal che si capisce che i signori Invalsi della lettura e del suo apprendimento ed in particolare della comprensione dei testi scritti, nulla sanno e nulla continuano a sapere da oltre dieci anni.

Profondamente sbagliata la domanda, il modo in cui è posta ma anche assurdamente sbagliate le risposte (ossia le quattro domande che si sarebbero poste i bambini della figura) che vengono imposte ai bambini di 7/8 anni.

La reiterazione negli anni di questo errore, l’assenza nei “Quadri di Riferimento” di una articolata argomentata configurazione del ruolo e della funzione del “Transfert” all’interno della prova e in ciascuno dei quesiti denuncia una ignoranza grave e colpevole. Nessuno chiede atti di fede nei confronti degli assetti scientifici, sedimentati e condivisi nella comunità scientifica, ma dare le ragioni della mancata condivisione e la descrizione dei nuovi parametri adottati non è un optional, ma semplicemente un dovere cui l’INVALSI si è colpevolmente sottratto.

Colpevolmente e dannosamente sottratto, visto che i milioni di bambini (mezzo milione di bambini ogni anno) sono stati messi in una condizione di disagio e di sofferenza emotiva e cognitiva cui l’INVALSI dovrà, speriamo, rendere conto al mondo della scuola e ai cittadini italiani.

Basti pensare al fatto che il disagio sarà stato proporzionalmente più elevato per quei bambini che nella loro esperienza, esistenziale, verbale o scritta, dalla parole ERBA, LEPRI, MANGIANO e dalla connessioni tra esse abbiano evocato o tratto un più alto numero di transfert considerati errati dai signori Invalsi.

Ma un danno, forse ancora maggiore, deriva dall’induzione al conformismo cognitivo che distoglie l’attenzione, il pensiero, dall’indagare sulle domande, dalla realtà del testo per rifugiarsi nel tentativo di riuscire a “capire” quale sia la risposta che l’adulto che ha posto la domanda vorrebbe da lui. Cosa “si aspetta” l’adulto, dal bambino cui il quesito è posto. All’alunno non resta che una ricerca ansiosa circa l’attesa dell’esaminatore che sta all’origine del conformismo cognitivo, l’esatto opposto dell’apprendimento, e della “comprensione” del testo.

DI MALE IN PEGGIO

I lettori che ci hanno seguito fino a questo punto non avranno avuto il tempo per rilevare un altro errore macroscopico. Vi ricordate all’inizio nelle istruzioni: “Per ogni domanda ci sono quattro risposte ma una sola è quella giusta”, …”Per rispondere devi mettere una crocetta nel quadratino accanto alla risposta (una sola) che ritieni giusta, come nell’esempio 1”

Ebbene la “Griglia di correzione“ redatta dall’INVALSI ci dice che le risposte corrette sono due e le risposte errate sono altre due. Non è una cosa da poco dare una consegna e smentirla poi nella griglia di correzione, le maestre di un tempo avrebbero avvertito l’alunno: “stai attento che adesso ti faccio una domanda con il trabocchetto!”.

Soprattutto,mette i bambini in una condizione di dubbio, di confusione, di una probabile sensazione di inadeguatezza che possono essere molto frustranti.

Non stupisce che questo possa accadere. Il dott. Ricci (responsabile dell’area ricerca dell’INVALSI), alla contestazione di una maestra di seconda che denunciava il fatto che una bambina in difficoltà, a causa del modo in cui erano poste le domande dal test INVALSI, stava regredendo nel percorso di recupero dell’autostima, aveva risposto che lui nulla sapeva di Autostima o quant’altro riguardasse la scuola. Il fatto che lui nulla sapesse di pedagogia e di scuola costituiva una garanzia della OGGETTIVITA’ (sic! Non insensatezza e dannosità) della valutazione dell’INVALSI.

Correva l’anno 2009 alla scuola Parini di Roma, a quanto pare a distanza di sette anni il dott. Ricci può ancora menar vanto di non sapere nulla di scuola e di apprendimenti a tutela e garanzia dell’oggettività delle valutazioni INVALSI.

Piero del Gruppo NoINVALSI


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