Risposte che vengono prima delle domande

Renata Puleo Gruppo NoINVALSI, Roma

La critiche che Piero ha mosso alla prova di Italiano dell’INVALSI per la seconda classe primaria sono molto pertinenti, colgono in fallo il sedicente istituto di ricerca sul sistema di valutazione, nel doppio senso di sistema scolastico e di sistematica valutativa. Scrive Piero, è quanto meno scorretto definire questo test (e tutti gli analoghi per altre classi e ordini di scuola) un modo per sondare la comprensione del testo, non solo perché non lo è, ma perché gli è attribuito anche lo scopo di indagare le competenze linguistiche in generale. Almeno così recita uno dei contributi “teorici” a supporto dei test medesimi.

L’inquadramento teorico su cui l’INVALSI regge le prove a test, si trova diffuso fra il Quadro di Riferimento per l’Obbligo, i Quaderni sui test di Italiano, le Guide alla Prova, i Documenti di riflessione sui seminari, il Rapporto Nazionale annuale. Teoria che corrisponde a una imbalsamazione delle questioni che ruotano intorno alla lingua. La lingua “si fa mentre si usa”, parlando leggendo, scrivendo, ascoltando. Per contro, i teorici invalsiasi la considerano un oggetto dai contorni definiti una volta per tutte: è un punto di vista rassicurante, un approccio senza asperità.
Nei Programmi del 1985 per la scuola elementare, della lingua veniva presentata la complessità, l’instabilità creaturale, veniva fatto cenno a una questione molto dibattuta, quella sull’importanza dell’uso quotidiano che ci rende tutti competenti nella Lingua Materna, pur a diversi livelli di prestazione. (Mazzeo, 2016; Virno, 1995). Nella elaborazione invalsiana essa viene mortificata dalla semplificazione. La lingua nei suoi aspetti fenomenologici, la linguistica come disciplina di studio a diverse declinazioni, subiscono un appiattimento che non trova precedenti in documenti ufficiali.
Ogni problematicità del fatto linguistico, del rapporto fra la parola e le forme di vita, viene schiacciata sulle “competenze comunicative”. Competenze, al plurale, nulla a che vedere con la competenza come dotazione originaria dell’animale che “si” (riflessivo) parla, potenza e realizzazione, virtualità e atto, come recita la riflessione più avvertita. Ogni riferimento problematico è da scartare immediatamente. La comunicazione viene vista come un fenomeno lineare. Anche per il testo scritto si tratta solo di intercettare le informazioni veicolate dal mezzo –la scrittura in un determinato registro – secondo le intenzioni della fonte che emette un messaggio, rivolto al ricevente. Il ricevente, conseguita l’abilità di decifrazione del codice, può adagiare il testo scritto sulle regole codificate, e farne finalmente un sunto, fornire la risposta corretta ad uno stimolo dato. Nessun desiderio, nessuna necessità di anamnesi, indagine profonda e personale, da parte del lettore, nessuna passione come patimento sul testo per farlo proprio. La lingua diventa una cassetta degli attrezzi. In quanto codice è innanzi tutto funzionale, ha degli scopi che basta solo rinvenire. Così, ogni aspetto della parola scritta diventa oggetto di descrizione sicura, ogni espressione è processabile con certezza quantitativa rispetto a quel che mostra.
Come abbiamo già detto molte volte, quando un testo non si presta a questo lavoro di livellamento di ogni possibile asperità (e quasi mai un testo vi si presta!) viene adattato dagli esperti invalsiani, vale a dire modificato allo scopo. Due obiezioni mi vengono spesso rivolte: i) la prova è solo un modo per provarsi, appunto, e su di essa si può sempre lavorare; ii) è ingiusto tacciare di ignoranza lo staff invalsiano, visto che si avvale anche di riferimenti accademici. Alla prima, a mia volta obietto: ma un docente ha bisogno di questi strumenti per verificare e poi valutare quel che sanno i suoi alunni? Non è forse la valutazione uno specifico del suo mestiere di maestro? Alla seconda basta ricordare come, negli anni, gli accademici della Crusca e lo stesso, piuttosto bonario, Tullio De Mauro, si siano smarcati: qualche perplessità su come lo staff dell’Istituto elabora i test? Nel Quadro di Riferimento per l’Obbligo vengono citati Clotilde Pontecorvo (p. 5), un lavoro di Cornoldi (del 1986), una serie di studi di area anglosassone (bibliografia in nota e a fondo documento), ma si tratta di riferimenti decontestualizzati, oppure di lavori nati nell’alveo della ideologia sulla valutazione standardizzata. Tutto è in funzione del ritorno circolare alla univoca lettura di qualsiasi tipo di testo. Le domande di grammatica costituiscono un fatto a se stante, come se le regole che tentano di governare le lingue, su cui si sono affannate la filosofia del linguaggio, la logica, la linguistica, fossero isolabili dai giochi linguistici, dallo stile, dalle forme. Ogni allusività viene scartata, ogni interpretazione personale bandita.
A cosa serve tutto questo grande lavoro di semplificazione è facilissimo a dirsi: il soggetto competente è quello seriale, conformista, adattato. Il capitale umano deve essere facilmente riciclabile, collocabile dove serve, e scartato quando non serve più. Esegesi, riflessione e incertezza, sostegni del desiderio, dell’emozione, che dovrebbero nutrire il rapporto con il testo (anche quando non letterario, perché pure un twit risuona diversamente a seconda del lettore!), sono messi al bando.

Vengo brevemente, perché ne abbiamo già parlato su queste pagine, alla procedura di costruzione e validazione dei test, su cui tanto insistono gli invalsiani nelle loro presentazioni. Si afferma che essi sono predisposti sulla base di proposte che provengono da insegnanti, dunque dal mondo della scuola reale, e poi testati dallo staff. Ancora una manovra disonesta, sottile e grossolana ad un tempo. La sottigliezza sta nel suggerire che si tratta di una procedura democratica, insomma si usa quello che la scuola già produce come pratica valutativa. È appena ovvio che chi risponde all’invito è già d’accordo – implicitamente, magari anche in buona fede – sulla caratteristica convergente e standardizzata della verifica ( è improprio chiamare l’operazione “valutazione”). La grana grossa è costituita dalla teoria fortemente ideologizzata a cui accennavo più su, che deposita come scarto quel che potrebbe costituire un ingorgo, un problema, come lo sono pratiche e conoscenze più sofisticate. Manovre disoneste, e torno a quel che scriveva Piero, perché millantano come prova di italiano l’indagine su grossolane abilità, per la cui verifica basterebbe un elenchetto di vocaboli da definire (vero- falso), o di regole grammaticali disambiguizzate (cosa che è possibile solo se si tolgono dai contesti d’uso) di cui mostrare che se ne conosce la funzione.

Non c’è che da augurarsi che gli insegnanti di Lingua Italiana (e non solo) facciano un buon proposito per l’anno che si avvia, quello di leggersi qualche testo di linguistica testuale, di filosofia del linguaggio, insomma che decidano di complicarsi un po’ la vita, di speculare un po’ di più, di lavorare nei gruppi di alunni per mettere a fronte le diverse letture che emergono quando si dà fiato alle emozioni dei lettori. Il significato può essere trasversale, comprensibile a tutti, ma sarà anche sempre diverso per ciascuno, e una buona sintesi sarà frutto dell’accostamento dei saperi all’opera nell’interpretazione.
Concludo con una citazione tratta dal lavoro di uno dei più scomodi filosofi del secolo scorso, per il quale la lingua rappresentò il terreno privilegiato di indagine sulla vita degli umani, Wittgenstein:
“Ogni parola – si sarebbe tentati di dire – può effettivamente avere in contesti diversi un carattere diverso, ma ha pur sempre un suo carattere –un volto. Ci guarda, comunque. Ci si potrebbe davvero immaginare che ogni parola sia un piccolo volto […] E si potrebbe anche pensare che l’intera frase sia una specie di ritratto di gruppo.” (Ricerche Filosofiche, 1953). Provate ora a farvi delle domande di comprensione di questa citazione: avrete molte, molte sfaccettature da tener presente, perché anch’essa è una foto di gruppo di significati, i significati di cui sta parlando e che sta tentando di definire con la metafora fisionomica. Insomma, un disegno di Escher…Eppure, proprio la filosofia e la linguistica ci suggeriscono che esiste una sorta di comprensione che accomuna tutti i lettori, un “gioco linguistico” che abbiamo appreso in contesti non formali o intenzionali, gioco su cui poi ciascuno riflette l’esperienza personale, in qualche maniera unica. Non c’è un garante ultimo del significato, ci sono i conflitti produttivi di senso, ogni proposizione, ogni testo ha un fondamento costituito da molte possibilità. Insegnare è garantire alla relazione Maestro, Allievo, Gruppo, di poterle indagare. Sarà la qualità emergente dell’indagine a favorire la crescita di competenza (al singolare) del gruppo e del singolo. “L’arte del vero Maestro […] riguarda la natura del’apprendimento […] c’è un falso apprendimento [per il quale] le domande non sono vere domande, ma affermazioni correlate di un punto interrogativo, come nei test a risposta multipla con i quali si crede di poter verificare le attitudini di ricerca degli alunni. Il saper in questo caso è presupposto, è dato una volta per tutte e la risposta diventa un cammino di adeguazione a un vero che da qualche parte si deve supporre compiuto.” Non è una citazione da un testo sulla scuola, è del filosofo Rocco Ronchi nel suo saggio su Gilles Deleuze (Roma, 2015). Già, meglio lasciare in accademia le difficoltà e gli inciampi che la lingua ci propone.


One response to “Risposte che vengono prima delle domande

  • Sarah Di Michele

    La scuola italiana registra un grave handicap, non forma più i giovani a ragionare e a scrivere i propri pensieri.
    Si è persa l’abitudine a scrivere temi, a pensare in maniera creativa, a strutturare dei concetti personali.
    Per questo vi propongo una prova, scegliete una delle 3 tracce proposte e scrivete un tema.
    Partecipando riceverete una valutazione da parte di un docente e parteciperete alla ricerca statistica che sto tenendo per l’università degli studi di Verona.
    Clicca sul link:
    https://docs.google.com/forms/d/1inJBxG4ihHpP7xUt9JMSf5qKP3cfa9DZEajjncICi7g/prefill

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