La scuola, luogo dell’otium formativo

pianto-licei-classiciLa notte bianca al liceo “Luciano Manara” di Roma, mi ha confermato che studiare è sì “una posizione della schiena” per parafrasare Gramsci, ma è soprattutto un lavoro all’insegna della gratuità: non si fa per profitto economico, non si fa per competere spintonando gli altri, non si fa per riuscire in futuro vincenti. Si svolge in un tempo che deve restare sospeso, nella sua in-utilità. Non a caso gli insegnanti e gli studenti che l’hanno organizzata hanno fatto ruotare tutte le rappresentazioni attorno ai classici, alle lingue morte – date per tali dai nostri ignorantissimi governanti – il greco, il latino. Lingue non più in uso, fuori uso, che continuano a operare dentro la nostra cultura, abitano dentro le parole che continuamente usiamo, sorreggono la logica, la filosofia, la matematica. Senza scordarci la loro capacità di essere trans-culturali, di non appartenere solo alla tradizione europeo-occidentale ma anche a quelle civiltà che oggi guardiamo con sospetto e paura.

I due commenti che seguono interpretano – meglio di come potrei fare io – il mio sdegno per le conseguenze della legge 107/ 2015, per uno scherzo macabro denominata La Buona Scuola, e per i testi delle deleghe in consegna in questi giorni.

Il primo è uno stralcio di una intervista al filosofo Roberto Finelli sulle potenzialità del comunismo, oggi, proprio nell’ambito della formazione coniugata con la necessità di essere utopica, di costruire quel che non c’è (il manifesto, 12 gennaio 2017, in occasione del numero speciale sulla Conferenza di Roma Communism17 – 14/22 gennaio).

Il secondo è un articolo sull’Alternanza Scuola Lavoro (di cui riportiamo in basso l’incipit), sui suoi effetti nefasti su tutto il ciclo delle superiori. A questo proposito evidenzio quel che Bevilacqua afferma sul lavoro “da imparare”. Ai ragazzi andrebbe insegnato cos’è stato e cos’è il lavoro, dal punto vista storico, antropologico, economico, nelle diverse culture (non ultimo, l’intima connessone fra la Lingua e il lavoro umano). Forse anche in cosa consiste “l’esternalità” di un modo di produzione come quello neo-liberista, ovvero le sue implicazione sul tessuto di un territorio, sulle popolazioni che lo abitano.
La società dei liberi e degli uguali è nel nostro corpo comune. A cura di R. Ciccarelli

[…] si potrebbe lanciare in Italia una proposta utopica di un’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni, di un rifiuto di qualsiasi connessione fra processo educativo e processo lavorativo, con la generalizzazione obbligatoria di un liceo unico di alta qualità a tutta la popolazione scolastica: un liceo classico-scientifico organizzato sulla comunità del gruppo-classe, cioè di una collettività di studenti, in relazione autonoma con la classe docente, e che, nel mentre realizza il percorso di un’educazione comune, pratica attraverso l’amicizia (la philia) la formazione di un collettivo capace di accogliere e di lasciar essere le differenze emozionali e di crescita dei propri membri. Penso che questo nuovo umanesimo si possa coniugare solo a partire da un nuovo materialismo che per me significa partire dal corpo […] è nel corpo emozionale di ciascun di noi che si iscrive la nostra individualità e la sua irripetibilità […] È indispensabile ripartire dal mondo della scuola, dell’istruzione e della conoscenza. Sono stati l’oggetto della più grande devastazione compiuta dalla classe dirigente del PCI per transitare da classe di opposizione a ceto di governo. Oggi tutta la formazione scolastica è il luogo di un genocidio della nostra gioventù. Sarebbe necessario contrastare questo svuotamento dei cervelli che crea solo forza-lavoro abile e ubbidiente ai programmi e alle schede di lavoro depositate nelle macchine e nella tecnologia informatica.” – Roberto Finelli

Renata Puleo – Gruppo NoInvalsi – Roma


Contro l’alternanza scuola-lavoro

di Piero Bevilacqua (eddyburg, 09/01/2017)

Che cosa sta accadendo nella scuola italiana? Nel quasi totale silenzio-assenso dell’intellettualità nazionale e della grande stampa – salvo qualche eccezione, ma non certo critica, come quella del Sole 24 ore, e di qualche entusiasta apologeta – i nostri istituti superiori vengono progressivamente spinti a trasformarsi in scuole per l’avviamento al lavoro. L’applicazione della cosiddetta “alternanza scuola lavoro”, prevista nelle sue linee generali dal decreto legislativo del 15 aprile 2005, sta trovando, con la legge sulla Buona scuola del defunto governo Renzi, …

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