La Confindustria in aiuto alla “buona scuola renzista”

overeducated

Scuola – Lavoro

L’impegno della confindustria

Chi ha avuto la possibilità di seguire il quotidiano ufficiale della Confindustria negli ultimi mesi, si è potuto documentare su quanto l’Associazione degli Industriali abbia sostenuto in tutte le fasi la proposta dell’Alternativa Scuola Lavoro, una delle colonne della controriforma renzina .

Un sostegno in tutte le fasi: dal suo concepimento, nel percorso extraparlamentare che la legge ha realizzato, nella fase di implementazione e sviluppo dell’attività dell’Alternanza. Uno degli aiuti più recenti è consistito nella committenza al “centro studi Datagiovani” di “un report realizzato per il quotidiano confindustriale “il Sole 24 Ore”. Del Report non siamo riusciti che a rintracciare che l’articolo (15.1.2017), peraltro consistente, su sette colonne con ampia profusione di grafici e tabelle, di Francesca Barbieri.

Dal titolo dell’articolo ”Scuola-lavoro, aumenta la distanza” si intuisce che ancora una volta si vorrebbe denunciare lo “scollamento tra scuola, istruzione, formazione e il modo del lavoro”, secondo un cliscé di successo e abbondantemente utilizzato: a conferma che scopo principale se non esclusivo della scuola altro non sarebbe che quello di “informare i giovani” al lavoro che il sistema economico ha predisposto o non predisposto per loro.

La novità del Report

La novità è quella che già viene introdotta con il sottotitolo la parola, naturalmente in inglese,: <<overeducated>>, parola che trasmette un concetto che nel corso dell’articolo viene tradotta con diverse locuzioni: giovani “Iperqualificati ”, lavoratori “sovraistruiti”, con un taglio negativo punitivo. In entrambi i casi i prefissi: iper, sovra, evocano l’eccesso, lo spreco.

Il senso che ne se ne trae è quello del tempo perso, del danno causato, del disorientamento, della condizione non accettabile, tutto a beneficio del presupposto che la scuola non debba avere altri compiti che quella di fornire gli strumenti necessari per il lavoro tutto il resto è superfluo e dannoso.

Ai redattori del Report, sembrerebbe, non li sfiori nemmeno che il sapere, le conoscenze, il loro arricchimento, la ricerca la capacità di leggere il mondo costituiscano un bene supremo sia per l’umanità che per gli individui. Che una “vita colta” possa essere un’aspirazione legittima e doverosa.

Probabilmente i molti articoli della Costituzione Italiana che alludano alla consapevolezza, alla partecipazione attiva, ai diritti a partire da quello all’uguaglianza per finire a quello della esistenza libera e dignitosa sono stati un incidente cui mettere riparo anche attraverso una scuola che limiti l’accesso al sapere ed alle conoscenze o comunque le indirizzi alla mera soddisfazione delle necessità richieste dal lavoro quale che sia, i resto è soltanto un deprecabile spreco.

Quello che ci dicono grafici e tabelle:

Dei 668 mila lavoratori occupati nel 2016, diplomati dai 20 ai 24 anni ben 117 mila sonoquelli troppo istruiti rispetto alle competenze necessarie per svolgere le mansioni assegnate”. Di questi 117 mila 86 mila sono maschi e 36 mila donne. Per tipo di scuola frequentata: 44 mila hanno fatto le professionali, 58 mila i tecnici, solo 5 mila i licei, 10 mila artistici e linguistici.

Già questa sola batteria di dati testimonia, contro la tesi di fondo del Report che gli studi debbano essere mirati e specifici al lavoro futuro. Il bassissimo numero dei diplomati dei licei testimonia che una cultura di base generale e non mirata alla professione consente una “occupabilità” ben più elevata e comprensiva di quanto avviene per gli studenti la cui preparazione dovrebbe essere stata ben più specifica e mirata.

Del milione e 129 mila lavoratori occupati nel 2016, i laureati tra i 25 e i 34 anni ben 290 mila sono “quelli troppo istruiti rispetto alle competenze necessarie per svolgere le mansioni assegnate” Di questi 290 mila ben 197 mila sono donne e 93 mila sono uomini. Per il tipo di laurea conseguito ben 122 mila hanno conseguito lauree in “scienze sociali”, il 42% dei troppo istruiti.

Già solo questi dati fanno intravvedere quale potrebbe essere la soluzione a questo dilagare di conoscenze, di saperi, di conoscienze, di iperqualificazione: retrocedere nella scolarizzazione, un po’ per tutti e gradualmente arrivare ad un orientamento precoce ma molto efficace verso una restaurazione della servitù della gleba magari più articolata e con più possibilità di scelta negli studi ma tutti rigidamente orientati alla soddisfazione dello stretto necessario al lavoro.

Magari per la scelta oculata degli studi in funzione del lavoro futuro agli studenti potrebbe essere fornita una sfera di cristallo modello Mago Telma.

Ma c’è qualcos’altro

L’autrice dell’articolo però cita dei dati che un po’ nascostamente ci dicono altro. Per esempio: che <<il tasso di disoccupazione è salito per i diplomati dal 17,9 del 2008 al 29,8%>>, un picco di crescita inaudito della disoccupazione del 12% in 8 anni!

Per <<i laureati – sempre il tasso di disoccupazione è passato dal 9,4 al 14,1%>> una crescita spropositata della disoccupazione di quasi il 5%, il 50% in più rispetto al 2008!

Tutto questo mentre i laureati, nella fascia tra i 30 e i 34 anni, in Italia sono il 25,3 % mentre in Europa sono, in media, il 38%, 13 % in più che in Italia.

Il laureati in Europa trovano lavoro nei tre anni successivi alla laurea nella misura dell’82%, mentre in Italia i laureati che trovano lavoro entro tre anni dalla laurea sono soltanto il il 53,9%.

Le conclusioni la giornalista del Sole 24ore le lascia trarre al Presidente di Alma Laurea, Ivano Dionigi il quale afferma che la discrasia sta “nelle Università, chiamate a formulare corsi parametrati sulla domanda e non sull’offerta…”. Vale a dire basta con le università che continuano a soddisfare i desideri, le passioni, la richiesta di sapere e conoscenze che proviene dagli studenti!!! Siamo realisti commisuriamo i corsi di laurea alla richiesta del sistema aziendale ed economico che domina il paese! Tanto per allinearsi al neoliberismo imperante in questi ultimi anni.

Colpisce la struttura dell’articolo del Sole impegnato alla ricerca delle soluzioni per “l’iperIstruzione” “i sovraistruiti” e l’accettazione acritica, come si trattasse di un fenomeni naturali tipo terremoti, o una maledizione delle Sacre scritture, dei dati strutturali dettati dall’economia, dai potenti di turno che li hanno lucidamente programmati e realizzati. O forse stava nella scritto nella Bibbia che l’accesso agli studi dovesse essere in continuo calo negli ultimi anni e che la disoccupazione giovanile si dovesse aggirare sul 40%?

Ad articolo concluso, sotto la firma il redattore consiglia: “A Pagina 21 Guida agli incentivi per l’assunzione dei giovani.” L’articolo illustra, tra l’altro, quali e quanti saranno gli incentivi che le imprese avranno se assumeranno i giovani che hanno ospitato per l’alternanza scuola-lavoro nella misura dell’1% di quanti complessivamente hanno svolto l’alternanza. Uno specchietto per le allodole, genitori, insegnanti e speriamo meno studenti, che sgomiteranno per l’alternanza: Incentivi pagati dagli stessi ex studenti attraverso il taglio del salario differito che non potranno percepire, sotto forma di pensioni o altre misure previdenziali. Ma questo è un altro capitolo che racconteremo in un prossimo articolo.

Comitato di Base dei Pensionati – Roma


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