SE NON ORA QUANDO?

Il 4-5 Febbraio a Bologna un’assemblea nazionale di 2.000 donne ha indetto una manifestazione con sciopero per l’8 Marzo di quest’anno. Una giornata di iniziativa e di lotta che recupera il senso originario di questa data. L’assemblea delle donne ha inviato un messaggio a tutti i sindacati perché indicano per l’8 Marzo una giornata di sciopero generale con manifestazioni. (vedi in calce documento)

I Sindacati di base COBAS, USI, USB, e ci pare anche tutti gli altri autorganizzati e di base hanno aderito all’invito ed hanno indetto scioperi nazionali per l‘intera giornata per tutte le categorie. La segretaria della CGIL Camusso ha reclinato l’invito a livello nazionale e centrale, ma ha lasciato libere le organizzazioni settoriali e territoriali di aderire con modalità proprie.

Si annuncia pertanto uno sciopero ed una manifestazione vasta ed affollata, non solo di donne e uomini ma anche di argomenti, temi, obiettivi e situazioni di lotta tutti collegati alla rivendicazione e all’esercizio dei diritti così come hanno impostato le donne partecipanti all’assemblea di Bologna.

Una delle articolazione dell’assemblea Bolognese ha proprio riguardato il tema dell’educazione e a Roma si stanno organizzando iniziative nelle scuole per dare corpo e forza specifica agli obiettivi specifici.

Il segmento romano del movimento in vista dell’8 marzo ha già indetto un presidio nei giorni 23 e 24 Febbraio sotto la Camera dei Deputati (Montecitorio) per imporre il ritiro di tutti gli 8 Decreti Legislativi attuativi della pessima legge 107.

Visto anche che Governo e Parlamento sono molto impegnati a realizzare il decreto relativo alla donazione di 20 miliardi per “salvare le banche” sta realizzando l’ennesimo colpo di mano di aggiraramento della Costituzione ed approvare l’ennesima controriforma scolastica evitando di ascoltare non solo il popolo della scuola, ma aggirando anche un Parlamento succube e inebetito.

A Roma giovedì 16 Febbraio alle ore 16.00 in via Ferraironi è indetta un’assemblea di Genitori – Insegnanti sul tema del Decreto Legislativo n. 378 che riguarda la trasformazione del modello di integrazione dei bambini disabili. (Vedi comunicato qui sotto).

Invitiamo tutti i genitori ed insegnanti ad un impegno straordinario sia alla assemblea del 16 che alle scadenza del 23-24 Febbraio a Montecitorio per difendere la scuola pubblica da un’ulteriore aggressione e degrado, per difendere l’integrazione dei bambini tutti, accogliendo tutte le diversità contro la marginalizzazione, l’esclusione.

PREPARIAMOCI AD UNA PARTECIPAZIONE UNITARIA E DI MASSA ALLO SCIOPERO E ALLA MANIFESTAZIONE DELL’8 MARZO CON UNO SPEZZONE DEL CORTEO DICHIARATAMENTE IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

GRUPPO NoINVALSI – ROMA


La Rete dei 65 movimenti non ci sta,
tutti in piazza per il ritiro delle deleghe

COMUNICATO 9 febbraio 2017

La “Rete dei 65 movimenti” (ora 77 movimenti), in occasione dell’imminente manifestazione che ha organizzato per il 23 febbraio c.m. a Montecitorio per il ritiro di tutte le deleghe della “Buona Scuola”, ci tiene a comunicare che questa mobilitazione e questa protesta, in cui convergono associazioni per la disabilità, famiglie, comitati genitori, associazioni e comitati per la Scuola Pubblica, nonché anche altre diverse realtà professionali, non possono che essere distinte dalla posizione della FISH e della FAND.

La FISH, infatti, ha pubblicato ieri un comunicato in cui ha annunciato la riapertura del confronto con il Governo, dopo le audizioni. Pare che la Ministra Valeria Fedeli, assieme al sottosegretario Vito De Filippo, abbia raccolto le osservazioni critiche sui decreti attuativi, profilando possibili interventi correttivi. FISH e FAND sostengono l’esigenza di emendare i decreti sottoposti all’esame parlamentare. Al contrario, la “Rete” chiede il ritiro di tutti i decreti attuativi, che ritiene tutti dannosi per la reale qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e degli alunni normodotati. Il Disegno delle “leggi delega” è infatti, a nostro parere, un testo non emendabile, perché contiene un’unica reale filosofia di fondo che non possiamo accettare, ossia quella del risparmio di risorse a danno degli alunni con disabilità e delle loro famiglie.

Da questo punto di vista, avendo raccolto le osservazioni unanimi di rigetto delle delege, in primo luogo per tutelare e dare voce alle famiglie, dunque alle associazioni, ai professionisti e, in generale, agli operatori coinvolti, la “Rete dei 65 movimenti” non può che evidenziare una differenza di vedute nei confronti di chi pare non accorgersi di quali siano le logiche che stanno alla base del reale obiettivo perseguito, la riduzione dei costi a scapito di diritti inalienabili. Tutto questo non può essere oggetto di negoziazione.

Il testo è in molte parti incostituzionale perché si pone in netto contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale (vedi sentenze n. 80 del 2010 e da ultimo la n. 275 del 2016) e perché annienta, in un solo colpo, conquiste e affermazioni di diritti fondamentali contenuti nella legge 104 del 1992, che giammai possono essere oggetto di mercanteggiamento o di deprecabili mediazioni, ma al contrario devono essere difesi fino in fondo come solo questa rete sta facendo! Il DDl è in molte parti anche illegittimo, in quanto viola palesemente il principio di non discriminazione sancito dalla Convenzione ONU sulle persone con disabilità (ribadito nella legge n. 67 del 2006 ed affermato dall’art. 3 della nostra Carta Costituzionale), dunque, non solo non realizza la tanto decantata inclusione scolastica, ma aumenterà ancora di più e renderà difficilissimo il percorso di integrazione e/o inclusione vera degli alunni con disabilità.

Il testo, le cui linee guida parlano chiaro, aumenterà a dismisura il contenzioso giudiziario con un aggravamento dei costi a carico delle famiglie, e, in ultima battuta, dello stesso Stato, che sarà chiamato ripetutamente nelle sedi giudiziarie a rispondere della violazione delle norme e dei diritti sopra menzionati.


8 punti per l’8 marzo: Non un’ora meno di sciopero!

È questa la piattaforma politica formulata dalle 2000 persone riunite in assemblea nazionale a Bologna il 4 e 5 febbraio, che hanno proseguito il lavoro sul piano femminista antiviolenza e stanno organizzando lo sciopero delle donne dell’8 marzo che coinvolge diversi paesi nel mondo. I punti esprimono il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

L’8 marzo quindi incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva: la violenza maschile contro le donne non si combatte con l’inasprimento delle pene ‒ come l’ergastolo per gli autori dei femminicidi in discussione alla Camera ‒ ma con una trasformazione radicale della società. Scendiamo in strada ancora una volta in tutte le città con cortei, assemblee nello spazio pubblico, manifestazioni creative.

Scioperiamo per affermare la nostra forza. Ribadiamo ancora una volta la richiesta a tutti i sindacati di convocare per quella giornata uno sciopero generale di 24 ORE, Non un’ora meno, e chiediamo alle realtà confederali ed in particolare alla Cgil di rispondere pubblicamente sulla convocazione dello sciopero generale.

Scioperiamo perché

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile sulle donne, da quella economica alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro a quella perpetrata sul web e sui social media. Pretendiamo misure di protezione immediate per le donne che denunciano, l’eliminazione della valutazione psico-diagnostica sulle donne, l’esclusione dell’affidamento condiviso nei casi di violenza familiare.

Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito, l’abolizione dell’obiezione di coscienza negli ospedali, nelle farmacie e nei consultori, l’eliminazione delle sanzioni per le donne che ricorrono all’aborto clandestino, il pieno accesso alla Ru486, l’eliminazione della violenza ostretrica e del controllo medico sulla maternità. Scioperiamo per sovvertire le norme di genere che ci opprimono, per avere più autoformazione su contraccezione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, per ri-politicizzare i consultori, per aprirli alle esigenze e ai desideri delle donne, delle lesbiche, dei gay, delle persone trans e intersex, indipendentemente dalla condizione economica e fisica, dall’età e dal passaporto.

Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non accettiamo di essere penalizzate per il fatto di essere donne, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di un salario da fame; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo. #NonUnaDiMeno #LottoMarzo


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