Che vuoi che sia? C’è ben altro…

Sciopero scuola maggio 2017A proposito dei Decreti attuativi della legge 107 (la buona scuola “renzista”)

Sono trascorsi dieci giorni da che il Consiglio dei Ministri ha approvato i testi dei decreti delegati che dettano le modalità di attuazione della legge 107 del 2015, per otto materie più la eventuale redazione di un testo unico. Ma ancora non sono disponibili i testi definitivi.

E’ sicuramente un ritardo inquietante. Ricordiamo ai nostri lettori che ci troviamo nella zona mefitica degli atti aventi valore di legge, quella nei quali navigano tutti i governi degli ultimi venti anni e che stanno sostituendosi al potere legislativo del Parlamento con le motivazioni più improbabili.

Quindi non solo è legittimo ma è anche doveroso chiedersi che inciuci, e chi, con chi, è impegnato il Governo a impastare, se i decreti varati non vengono ancora pubblicati.

Il senatore Bocchino e altri di Sinistra Italiana (nuova compagine a sinistra del PD??? ennesimo pasticcio federativo fra transfughi senza rotta???) dichiarano di aver presentato in Commissione un testo di minoranza contro le deleghe e di volere “aprire alle lotte”. Lotte che, se il senatore non ha perso la memoria, sono iniziate da tempo, dal basso, senza che nessuna coalizione di “sinistra” se ne facesse davvero carico.

Per contro, organi di stampa e portavoce di partiti all’opposizione (Il senatore Bocchino medesimo ad un recente convegno) lasciano intendere qualcosa di profondamente ingannevole sull’art 76 della Costituzione. Lo riportiamo:

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Secondo l’errata interpretazione, in forza dell’art 76, il Parlamento “rinuncia” (sic) alla funzione legislativa che la Sezione II della Carta gli assegna in toto, per affidarla al Governo, considerato in materia capace di maggior efficacia. Le innumerevoli sentenze della Corte Costituzionale, dagli anni Cinquanta a oggi, hanno ribadito il carattere eccezionale di tale delega e non hanno mai consentito che venissero tolte le due negazioni (su evidenziate con sottolineatura), eliminazione che avrebbe sancito un processo di delega veramente rinunciatario.

Un altro aspetto è bene ricordare. Il destino della delega è già stato segnato nel momento in cui è stata approvata la Legge 107/15 con i commi 180,181,182, SCRITTI DAL GOVERNO MEDESIMO, in un processo circolare. Vale a dire che il Governo si è confezionato i criteri dei commi dandosi “principi, criteri direttivi, oggetti definiti, tempi” per procedere alla scrittura dei testi da consegnare al parere obbligatorio, ma non vincolante, delle commissioni. Approvando la legge (con la procedura di fiducia) si è scelto di lasciare che tali principi e criteri fossero dettati in maniera ambigua quanto bastava a produrre i testi delegati approvati favorevolmente dalle commissioni.

Come forse i nostri lettori ricordano, già la legge 107 ha costituito un abominio sostanzialmente anticostituzionale. La legge fu approvata dopo che il governo aveva posto la fiducia e, il giorno prima, manipolato il testo con un maxiemendamento che impedì, a qualche raro deputato che ne avesse voluto la voglia, addirittura di conoscere il testo sul quale si sarebbe votato in aula.

Chi ha interesse per la scuola pubblica conosce in quale degrado istituzionale, formale e procedurale, è stato ridotto il Parlamento, e dunque il paese. Le vicende della scuola sono emblematiche per capire quanto la classe politica sia stata in grado di estromettere dalla “sovranità popolare” sancita dalla Costituzione, i cittadini, emarginandoli dal processo di formazione delle leggi, delle norme, dei regolamenti.

In pochi settori come in quello della scuola manifestazioni pubbliche, scioperi, iniziative culturali e politiche hanno segnato l’opposizione ai governi e alle politiche scolastiche che questi stavano realizzando. Opposizioni di massa, trasversali, che spesso non hanno avuto altro esito che ritardare di qualche giorno l’opera distruttiva dei governi. In nessun ambito specifico è stato visibile e palpabile il livello di etero-direzione dei governi, la loro subalternità a poteri extra costituzionali, di natura eco-finanziaria.

Il testo del decreto n.384 sulla valutazione vede l’INVALSI soffocare la scuola con il suo potere pervasivo, presenza costante anche negli altri atti legislativi approvati. A tutt’oggi l’INVALSI (e la presunta obbligatorietà dei suoi dispositivi) non hanno avuto una sanzione attraverso una legge discussa e approvata con procedura “normale”. Abbondano i decreti e i regolamenti di vario tipo, più un riferimento nella legge finanziaria del 2006, passaggio perlomeno improprio per una materia tanto specifica e tanto rilevante.

Pertanto, ribadiamo la necessità che i cittadini, il mondo della scuola, esercitino la loro attenzione e vigilanza non solo nel merito alle ragioni scolastiche, ma verso i processi partecipativi, democratici, e costituzionali che si vanno progressivamente annacquando.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI SEGNALIAMO SIN DA SUBITO LO SCIOPERO CHE ALCUNI SINDACATI DI BASE HANNO INDETTO PER I GIORNI IN CUI VERRANNO SVOLTI

I QUIZ-INVALSI , IL 3 E IL 9 MAGGIO

Contro i quiz Invalsi, la legge 107 e gli otto decreti attuativi, sciopero della scuola il 3 maggio (Primaria e Media di primo grado) e il 9 maggio (Media Superiore)

Dal quadro generale degli otto decreti attuativi della legge 107 – approvati definitivamente il 7 aprile dal Consiglio dei Ministri e contro i quali abbiamo effettuato con successo lo sciopero generale del 17 marzo – emerge la centralità attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.

Nella Scuola Primaria essi svolgono rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, che costituiscono parte prioritaria di tale valutazione. Nella Scuola Media le rilevazioni, che riguardano italiano, matematica e inglese nella classe terza, dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo.

Nella Scuola Superiore le prove si svolgeranno nella classe seconda e quinta; e durante l’ultimo anno gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità – per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz – in una specifica sezione del curriculum. Infine, per quel che riguarda l’Università, i risultati Invalsi potranno essere decisivi per l’accesso alle facoltà. Insomma, la valutazione predisposta dai docenti, quale atto cruciale del complesso e delicato processo dell’apprendimento, cede completamente il passo alla valutazione didascalica degli studenti e delle scuole (oltre che degli insegnanti stessi) attraverso i quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente. Le rilevazioni Invalsi saranno non una presunta forma di “autovalutazione”, ma la valutazione vera e propria della scuola e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, come già ampiamente verificato in questi anni, dovranno conformare la propria didattica a quanto previsto dall’Invalsi.

Da tutto ciò emerge, quindi, il modello del docente “adattabile”, derubricato a somministratore di prove standardizzate, le uniche ad avere reale valore nella valutazione, e ad “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”.

Nel contempo, gli otto decreti attuativi hanno ulteriormente aggravato la condizione di lavoro degli ATA, così come avevamo denunciato nella piattaforma dello sciopero del 17 marzo: in particolare, ai collaboratori scolastici viene imposto anche l’obbligo delle “mansioni di cura” per i disabili ed un ulteriore carico di lavoro del tutto estraneo alle loro qualifiche. Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono appieno le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di apprendistato. Per i disabili si mira a distruggere l’inclusione in base a logiche di mero risparmio e a ridurre gli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente.

Si aggrava la centralità dell’ “alternanza scuola-lavoro”, forma sfacciata di apprendistato gratuito, che diviene addirittura materia di esame alla Maturità. Con il “sistema integrato 0-6 anni”, si abbassa il livello della Scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento negli Enti Locali, creando caos gestionali in scuole Primarie già oberate di pesi e di ruoli.

Convochiamo dunque per il 3 maggio (Scuola Primaria e Media di Primo grado) e per il 9 maggio (Media Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATA, al fine di boicottare i quiz Invalsi e per la loro cancellazione come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS – Stefano d’Errico segretario nazionale UNICOBAS

10 aprile 2017


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