Il tutore e i compagni di strada: uscire dal tunnel o entrarci definitivamente?

Di Renata Puleo

Da leggere assolutamente come incipit: C’È UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL? by Wouter J. Hanegraaff – http://www.roars.it/online/ce-una-luce-in-fondo-al-tunnel-la-qualita-come-risposta-al-neoliberismo-e-alleccesso-informativo/

Quelle che seguono sono alcune riflessioni in margine al convegno organizzato dal Movimento 5Stelle, il 12 maggio scorso, dal titolo “Scuole e docenti: la valutazione fra mythos e praxis. Orizzonti culturali, buone pratiche e critica della valutazione del sistema d’istruzione” (si veda la locandina in calce). Una annotazione sul titolo, veramente un po’ pretenzioso, e sul luogo. Sia mito che prassi sono parole densissime, appartengono al canone culturale classico della filosofia, della letteratura, della politica alta. Solo un intervento (Gianluigi Dotti, Associazione Docenti Art 33) ne richiama la portata e in qualche modo l’inadeguatezza rispetto allo stile degli interventi di apertura. La sala del Senato: un modo per accreditarsi come forza di governo da parte dei pentastellati? Qualcosa di più democraticamente vicino alla scuola, che so, l’aula magna di un liceo o di un istituto comprensivo? Una diffusione meno elitaria dell’iniziativa poteva provocare qualche vulnus al regime delle alleanze in fieri?

Dopo un saluto da parte del Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, la senatrice Silvia Chimienti svolge un’ampia introduzione al tema, sottolineando come sono le criticità del SNV che interessano al Movimento, vista l’opposizione condotta contro la legge 107/2015. Il ruolo di moderatore è affidato a Lorenzo Vendemmiale, giornalista de Il Fatto Quotidiano.it che non si rivelerà molto addentro alle questioni e piuttosto civettante con alcuni degli ospiti “illustri”.

E vengo al primo fra loro: Andrea Gavosto, economista, direttore della Fondazione Agnelli, che – perché sia chiaro chi è il tutore – apre e chiude l’iniziativa. Cos’è la valutazione del sistema scuola non ci viene detto da una persona di scuola, fosse anche da un funzionario del MIUR, ma dal rappresentante di un ente privatissimo e di indubbia fama neoliberista. Secondo il nostro, il SNV è organizzato su tre gambe: il MIUR con il suo corpo ispettivo, l’INVALSI e l’INDIRE. Peccato: gli ispettori sono pressoché estinti (almeno che tali non siano quelli autonomamente nominati dall’INVALSI per curare la fase RAV-PDM, ovvero autovalutazione e piani di miglioramento); l’INDIRE è ancora sotto choc per le strane forme di morte-resurrezione subite negli ultimi anni. Resta, vivo e vegeto il sedicente istituto di ricerca INVALSI. Gavosto poi si esercita – da buon tutore tollerante ma severo – nel criticare il legame instaurato (certamente non da un entità soprannaturale, ma da norme approvate con provvedimenti di urgenza in ottemperanza alla ”lex mercatoria”) fra valore aggiunto-merito-premialità. Tale legame rischia di essere demotivante, di difficile misurazione (gli insegnanti – ahinoi – lavorano in staff), statisticamente è difficile calcolarne le varianze. Ma è comunque “grazie” al Regolamento 80 (SNV) che si arriva alla legge 107/15. E questo è da un bel po’ che lo avevamo capito. Così appare altrettanto chiaro che, da un po’ di tempo, come nella tradizione della commedia, il tutore-Fondazione Agnelli cerca di smarcarsi dalla grossolanità della filosofia invalsiana e bacchetta bonariamente il servo sciocco.

Segue l’ineffabile dott. Roberto Ricci. Sempre sul filo del consueto understatement a ossimoro, un’attenuazione troppo ostentata, ci dice che i test sono “solo” uno strumento, utili per chi si deve muovere nel mondo cangiante di oggi. Il “solo”, avverbio di quantità, diventa la misura della connessione fra apprendimento e forma di vita stabilita da un test. Solamente.

Vengo ai compagni di strada. Il rapporto fra il mondo e il mercato delle competenze attraversa minaccioso u po’ tutti gli interventi, senza che se ne chiarisca mai la portata. Daniele Grassucci, creatore del blog Skuola.net, diventato un vate grazie alla fortunata (non destinale, ma sapientemente preparata dal diffondersi di una mentalità) ideologia coding, nella ripetizione del mantra “siate performanti, cari studenti!”, presenta dati confortanti per l’INVALSI. Da una recente indagine svolta nelle scuole superiore vengono fuori due dati: 1. i ragazzi stanno “digerendo” i test perché li ritengono tutto sommato utili; 2. vogliono non solo che si valutino i docenti, ma lo vorrebbero fare direttamente loro (come? utilizzando un format con algoritmo fornito dal Grassucci medesimo?). Ricci sorride tutto contento. Grassucci dà la stoccata finale al suo intervento in perfetto stile-Ministro Poletti: la disoccupazione giovanile è frutto della scarsa preparazione scolastica. Insomma, è molto giovane, forse non può ricordare il fatidico biennio 2007/08, forse la Grecia è fuori dalla sua googlemap.

A seguire i dissidenti. I rappresentanti dei sindacati e delle associazioni (UNICOBAS; GILDA; ART 33; CIPUR: ma non esistono nel paese anche i COBAS, l’FLC e alcuni altri “fastidiosi” soggetti da interpellare?) segnalano i danni del gemello universitario dell’INVALSI, l’ANVUR, le deviazioni dal dettato costituzionale della legge 107, le nefandezze del Comitato di Valutazione e il ruolo critico della “nuova”figura del dirigente scolastico. Una professoressa del prestigioso liceo torinese <<Vittorio Alfieri>>, Caterina D’Amico, con educata gentilezza sabauda ricorda che insegnare è qualcosa di diverso da quel che viene fuori dalla buona scuola renziana. Il fair play piemontese non aiuta, la barra è saldamente fissa sui primi due interventi economico-valutativi (il duo Gavosto – Ricci).

Intanto si è fatto tardi e l’annoiato giornalista avverte che il tempo è di 10 minuti a intervento, nessun fuori-programma, solo cinque domande dal pubblico (?). Intanto Ricci e il direttore dell’INVALSI Paolo Mazzoli se ne sono andati da un pezzo. Ricci , come fa sempre, aveva lamentato di non ricevere mai “critiche” di merito. Peccato che solo lo scorso anno, io l’abbia visto almeno quattro volte lasciare l’uditorio appena finito il proprio intervento.

Approfittando degli ultimi minuti ricordo a Gavosto che, nel Rapporto della Fondazione (2015) sul Progetto INVALSI VSQ (2010-14), erano state avanzate le critiche sul concetto fumoso di valore aggiunto come da lui accennato, e gli chiedo di definirlo riportandolo sul suo campo, quello economico. Gli ricordo che due suoi davvero illustri colleghi, Christian Marazzi e Guglielmo Forges Davanzati lo definiscono la misura dello sfruttamento del lavoro vivo dei docenti. Mi guarda come se avessi parlato in aramaico. Mi scuso per aver utilizzato un’espressione “vetero-marxista”. Risate dal pubblico, Gavosto si riprende e dice che il valore aggiunto è l’indice di miglioramento fra una performance di uno studente in entrata e quella in uscita. Era necessaria una metafora economica per definire il mutamento nello spazio-tempo di un’esperienza? Assolutamente sì, per convincere gli stolti che ci sono quelli che pensano anche per loro e che, se si abbandonano al flusso del pensiero metrico-oggettivo, li guideranno in fondo al tunnel.


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