Studenti contro l’Invalsi. Di base autorganizzati ma non autarchici

studenti contro l'invalsiSono ormai più di 10 anni che i docenti sono costretti a somministrare e a correggere i quiz dall’INVALSI e sono dieci anni che si manifesta un’opposizione antagonista, irriducibile. Se un qualunque cittadino, studente, genitore o insegnante, andasse a cercare le tracce di questo movimento ne troverebbe molte, disperse, spesso occasionali, soprattutto in rete.

Ma ciò, a nostro parere, è assolutamente insufficiente a far cresce un movimento consapevole e soprattutto basato su una memoria consolidata. Ogni nuovo arrivato, ogni generazione deve ricominciare da zero o quasi.

Sarebbe utile, se un collettivo di secondo ginnasio, un comitato di genitori di scuola elementare, avesse un’antologia in cui siano archiviate tutte le innumerevole forme di lotta che gli studenti hanno saputo mettere in campo: gli sberleffi sui fascicoli INVALSI, ai cortei, i flash-mob in piazza, gli striscioni calati dalle facciate delle scuole, i documenti di analisi approfondita.

Un‘antologia sicuramente utile ma anche interessante e divertente. Siamo anche convinti, che un tale deposito organizzato ed articolato, disponibile, pubblico, sia indispensabile per fare un salto dalla mera resistenza ad una opposizione crescente, efficace, magari vincente in governo.

Per questo rinnoviamo il nostro appello perché si crei uno strumento telematico che riesca a rispondere a queste esigenze conservando il carattere di base, antagonista, auto-organizzato. Nel frattempo continuiamo il nostro lavoro di studio, analisi e fiancheggiamento di lotta del movimento fiduciosi in un movimento che sta dimostrando continuità e creatività inusitate.

I documenti che seguono sono stati prodotti dagli studenti del Liceo Socrate di Roma e siamo convinti che sia il testo che il video possano aiutare altri studenti, genitori, e insegnanti a proseguire l’opposizione non solo a ridosso delle prove ma con un lavoro capillare che duri nel tempo.

Gruppo NoINVALSI – Roma

NON CI SVALUTATE!

Documento comune delle Studentesse e degli Studenti iscritti al secondo anno Liceo Classico Statale “Socrate” – Roma

L’Assemblea dei Quinti Ginnasi, regolarmente convocata il giorno 30 marzo 2015 nell’Aula Magna del Liceo Classico Statale “Socrate”, in seguito ad un incontro di formazione e una sessione di dibattito comune sui temi all’Ordine del Giorno,

DELIBERA ALL’UNANIMITÀ’

la pubblicazione, la diffusione e il recapito agli Organi Collegiali del proprio documento comune denominato “NON CI SVALUTATE!” in risposta alla somministrazione delle prove dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo d’istruzione e formazione (INVALSI) programmata per il 12 Maggio 2015.

L’Assemblea dei Quinti Ginnasi del Liceo Socrate, riunita in convocazione plenaria per discutere dell’imminente somministrazione delle prove INVALSI, in seguito ad un formativo e partecipato incontro di formazione e a una sessione di dibattito e confronto sui temi discussi nella precedente assemblea,

ESPRIME con forza DISSENSO e CONTRARIETÀ

nei confronti della natura, dello scopo, dei metodi di valutazione e della somministrazione delle prove citate. L’Assemblea si sente inoltre in dovere di informare ─ tramite questo documento ─ la popolazione studentesca del Socrate e la comunità scolastica tutta dell’analisi comune portata avanti dai secondi anni, elencando i punti focali che hanno guidato il dibattito e sui quali si è raggiunto comune accordo;

LE PROVE INVALSI

I. Non tengono conto dei diversi indirizzi presenti agli Istituti Superiori:

L’Istituto INVALSI non considera minimamente la scelta riguardo il proprio futuro che ogni studente si trova a dover compiere appena conclusa la 3ª media: le prove somministrate agli studenti del Liceo Scientifico sono infatti uguali e del tutto indifferenziate rispetto a quelle somministrate agli studenti che frequentano il Liceo Classico, come quelle somministrate agli Istituti professionali turistici o agli Istituti tecnici agrari.

II. Non tengono conto del diverso tessuto sociale, economico e culturale presente sul territorio nazionale:

L’Istituto INVALSI non tiene conto del multiculturalismo e delle disparità sociali che sono ancora massimamente presenti dal Nord al Sud dell’Italia, ostacoli che il 3° Articolo della Costituzione impone di rimuovere. Si legge in una nota dell’Istituto che tutti gli studenti i quali possono presentare uno “svantaggio socio-economico, linguistico e culturale” non sono esentati da nessuna parte della prova, pertanto non gli viene somministrata una versione facilitata e inoltre il loro, come prevedibile, negativo risultato ai test, grava sulla valutazione complessiva del livello d’istruzione e apprendimento dell’intero istituto. E il fascicoletto personale non risolve la questione, perché, a chi sta la decisione di valutare diversamente un determinato risultato?

III. Non tengono conto di Difficoltà Specifiche dell’Apprendimento (DSA) e disabilità, non fornendo prove ad hoc:

L’Istituto INVALSI non tiene conto dell’ampia e diffusa presenza di studenti con DSA (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia, etc…) lasciando ai singoli istituti la libertà di somministrare o meno le prove a questa fascia di studenti, senza garantire la presenza di un organismo di controllo che vigili sul fatto che le prove somministrate agli studenti con DSA o disabilità siano adeguate alle loro limitazioni.

IV. Sono un’ingente uscita per le casse dello Stato:

L’Istituto INVALSI riceve ogni anno dal Ministero della “pubblica” Istruzione circa 14 milioni di euro, spesa che non garantisce nessun effettivo servizio alla popolazione ed agli studenti Italiani, e che potrebbe essere invece impiegata, ad esempio, nel mantenimento dei plessi scolastici del paese, prestando maggiore attenzione a quelli nelle peggiori condizioni. Proprio in queste settimane vengono fatti scomparire i 489 milioni per l’edilizia scolastica dall’ennesimo DEF, mentre vengono incentivati gli istituti per la valutazione delle scuole: crediamo fermamente che un’opera di valutazione del sistema educativo e formativo della scuola italiana sarà possibile solo dopo quella enormemente più impegnativa della garanzia effettiva del diritto allo studio, ovvero dopo che fondi adeguati saranno stati investiti nella sicurezza delle scuole e nella stabilizzazione dei docenti, dopo che campagne di mobilità e di lotta senza quartiere contro l’abbandono scolastico saranno state intraprese, e che l’impegno contro la disoccupazione giovanile e la disorganizzazione del sistema universitario avranno finalmente restituito prospettive al percorso educativo e rimosso, anche se solo in piccola parte, gli elementi che rendono le diseguaglianze tra scuola e scuola oggi tanto evidenti.

V. Sono il mezzo di valutazione cardine della “Buona Scuola”:

Il Governo Renzi ha scelto il “sistema test” e il modello INVALSI come mezzo di valutazione cardine per i nuovi provvedimenti introdotti con la riforma Renzi-Giannini autodefinita “La Buona Scuola”, riforma sulla quale ci siamo già espressi come Istituto durante la mobilitazione di Novembre 2014. Abbiamo cogestito per una settimana le attività antimeridiane e pomeridiane della nostra scuola insieme ai docenti e al personale ATA per protestare contro l’ennesima riforma che punta a privatizzare la Scuola Pubblica, che punta a trasformare i presidi in manager e gli studenti da persone pensanti a numeri sterili. Come abbiamo già espressamente denunciato, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo restare impassibili di fronte all’ennesima demolizione dell’apparato democratico che vige negli organi collegiali degli istituti statali, specialmente quando l’elargizione di finanziamenti e di scatti stipendiali è subordinata allo svolgimento di prove fasulle.

VI. Sottraggono ore curricolari alla didattica formativa tradizionale:

L’Istituto INVALSI fornisce ogni anno agli enti somministratori dei fascicoletti con i test a crocette da far svolgere alle classi di secondo anno in un giorno prestabilito (quest’anno il 12 maggio). Nonostante le direttive che provengono dall’istituto non prevedano ore di preparazione curricolare o non curricolare allo svolgimento delle suddette prove, spesso i docenti, tramite l’acquisto di manuali preparatori pubblicati dalle più importanti case editrici, sottraggono ore alla didattica tradizionale per permettere agli studenti di esercitarsi (spesso assegnando compiti per casa) su prove che non richiedono una preventiva preparazione specifica, affinché la scuola e il docente stesso possano vantare migliori risultati: la scuola da una parte per ottenere più finanziamenti, il docente, dall’altra, per rientrare nella fantomatica percentuale del 66% composta da “docenti meritevoli”, ennesima amenità introdotta dalla “Buona Scuola”.

VII. Non coinvolgono spirito critico e capacità argomentativa:

L’Istituto INVALSI fornisce agli istituti somministratori prove sterili, con domande piatte, spesso demenziali, quesiti che non coinvolgono la capacità di uno studente di saper esporre una tesi personale, di sapersi orientare in un contesto dove serve dire la propria opinione. Mentre in Italia si continua ad insegnare a prendere posizione, l’Istituto decide arbitrariamente, di valutare i singoli istituti italiani con prove di verifica che vanno in una direzione diametralmente opposta, senza consultare i primi soggetti interessati (studenti e docenti) e preferendo la via del nozionismo e della mera competenza a quella della conoscenza.

VIII. Puntano a finanziare maggiormente le scuole più meritevoli:

I risultati delle prove INVALSI non sono usati col solo intento di “valutare” la preparazione complessiva degli istituti italiani (peraltro, come già detto, in modo illogico e discriminatorio), ma determineranno, secondo future normative in via di stesura, l’assegnazione di finanziamenti pubblici alle scuole ritenute più “meritevoli” secondo i criteri di valutazione dell’istituto INVALSI, basati esclusivamente sulle conoscenze nozionistiche di ogni studente. In questo modo, le scuole situate in contesti economici, sociali o culturali privilegiati, verranno finanziate maggiormente, lasciando invece indietro quegli istituti che si trovano in territori più difficili, in periferia o in quartieri con maggiore disagio, di fatti creando un divario ancora più grande tra scuole “di serie A” e scuole “di serie B”.

IX. Instillano una malsana competizione fra i docenti:

Il rapporto di sana collaborazione interno al corpo docente è un punto non minoritario da analizzare: la collaborazione fluidifica lo svolgimento del programma curricolare, incentivando percorsi interdisciplinari che rendono più interessante e formativo il programma stesso. Le prove INVALSI, essendo state scelte come ulteriore mezzo di valutazione personale del docente secondo il DDL della “Buona Scuola”, diventano così l’ennesimo ostacolo che mina la funzionalità dell’ambiente scolastico. Queste prove, infatti, si presentano al docente come il mezzo “più facile” per ottenere il nuovo scatto stipendiale per merito: basta far acquistare alla propria classe il manuale extra di preparazione al test, sottrarre ore alla didattica curricolare per svolgere in classe simulazioni su simulazioni delle prove, assegnare inutili e controproducenti esercizi per casa, per ottenere un ottimo risultato il giorno della valutazione; le prove INVALSI si offrono come mezzo moralmente illecito per ottenere un centinaio di euro in più in busta paga, senza salvaguardare nessun tipo di rapporto lavorativo e umano tra i dipendenti della Scuola Pubblica, trasformandola in un’azienda dove gli assunti sono costretti a scannarsi tra di loro per un aumento, incentivando una malsana competizione e non beneficiando al risultato finale per il quale è nata la Scuola Pubblica: la formazione umana dei ragazzi.

X. Non sono prove anonime e i risultati non hanno solo risvolti statistici:

Le prove INVALSI, nonostante siano spesso considerate anonime e dai risultati puramente statistici, effettivamente non presentano nessuna di queste due qualità indispensabili per un tipo di prova tacciata come “metro di valutazione nazionale del livello di istruzione e formazione”: sui fascicoletti somministrati ai ragazzi è presente un lungo codice che riporta distretto scolastico, liceo, classe, sezione e numero d’ordine dell’alunno: praticamente un’identificazione capillare che vanifica l’iniziale proposito di anonimato. Questa prima mancanza porta alla possibilità per i docenti (magari indietro con i compiti scritti) di utilizzare i test INVALSI come prove di verifica che rientrino nella media di scrutinio, pratica illegale e contro ogni logica morale e deontologica, eppure utilizzata in passato anche nella nostra scuola; vogliamo che la nostra valutazione di italiano, ad esempio, si basi su temi, analisi del testo, interrogazioni sul Manzoni e compiti di grammatica, non su quesiti aridi che non mettono in luce nessuna sfumatura d’opinione e di espressione; vogliamo che gli studi classici che ci siamo impegnati a seguire siano valutati con adeguate prove di verifica, non con test attitudinali.

L’Assemblea dei Quinti Ginnasi si dichiara pertanto, in seguito alla stesura condivisa dei sovrascritti punti, pronta a intervenire in seguito a futura ed imminente convocazione per intraprendere azioni interne e esterne al Socrate per dichiarare la propria contrarietà alla natura e ai fini delle Prove INVALSI.

ASSEMBLEA DEI QUINTI GINNASI DEL LICEO CLASSICO STATALE “SOCRATE

Roma addì, 30 marzo 2015


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