Scuola invalsizzata. Stress come parametro del valore?

di Renata Puleo Gruppo NoINVALSI

Leggo sulla rivista <<Art 33>> (maggio-giugno 2017, FlcCGIL) un articolo a firma Pino Salerno sugli effetti di stress dovuti alla somministrazione di test agli studenti di ogni ordine e grado. Nulla di nuovo, visto che da questo blog lo segnaliamo da anni. Ma la novità riguarda due aspetti: i) che dal sindacato più rappresentativo, pur se dall’area non maggioritaria, venga una critica serrata all’INVALSI; ii) che si segnali la corrispondenza fra l’opposizione al Regolamento n. 80 e alla standardizzazione del Sistema Nazionale di Valutazione, e i dati ricavati da una ricerca internazionale.

  1. La posizione in casa Flc è sempre stata piuttosto contraddittoria, orientata a tentare un “miglioramento” delle procedure valutative, spesso con la premessa che “valutare pur si deve”. Come se finora la scuola e gli insegnanti avessero potuto produrre quel che hanno prodotto in termini di buone pratiche se non continuamente sottoponendosi a prove di auto-etero-valutazione. Certo, direbbe il dottor Ricci (responsabile area prove INVALSI), con modalità non scientifiche, non oggettive, alla fin-fine senza garanzie di conseguimento di risultati comparabili statisticamente e dunque privi di effetti “equi” (sic). Che poi al confronto diretto il dottore in matematica abbia sempre dimostrato di non saper nulla di equità e di scuola (per sua esplicita e orgogliosa dichiarazione), è solo un affare di poco conto e basso conio. Forse il lavorio sotterraneo dei gruppi minoritari Flc sta scavando qualche tunnel anche nella CGIL, magari anche a livello confederale? Magari coniugando quel che si va dicendo sulle competenze in ambito formativo a quel che avviene nel mercato del lavoro?
  2. Non facciamo altro da anni che sentirci dire che dobbiamo guardare all’Europa (dal “padre” di tutti i trattati, quello di Maastricht, fino agli obiettivi di Lisbona e al quadro delle qualifiche sancito dalle raccomandazioni dell’Unione). Il modello-mondo è quello anglosassone: competente-competitivo, valutato scientificamente rispetto agli esiti, inclusivo sul piano del nuovo mercato 4.0, parlato e scritto in tabelle numeriche e nell’inglese, certo non shakespeariano, degli slogan performativi. Ma se invece guardassimo a ciò che segnala il quotidiano << The Independent>> riguardo una recente inchiesta sui test SATS inglesi (per la scuola dell’obbligo) come suggerisce il pezzo di Pino Salerno? In questo caso l’ottica si rovescerebbe: i test fanno male alle persone (insegnanti e alunni) e ai sistemi scolastici. Anche qui, se vogliamo i numeri, statistiche alla mano, arriva la conferma. In Italia, provincia provinciale dell’Europa, continuiamo a chinare il capo come servi sciocchi mentre il re è già stato denudato.

E così vengo al giornale della Confindustria, <<il Sole 24 ore>>, suggeritore di policy scolastica (ricette di “buona” gestione politica). Per altro il giornale non manca anche di ottimi fiancheggiatori, quelli che scrivono la domenica, perché l’inserto del dì di festa è democratico e ospita tutti (vedi le frequentazioni ad esempio dell’ottimo Maestro Franco Lorenzoni).

Sul foglio di lunedì compariva in apertura l’articolo qui in basso riproposto. Dati e commento sulla valorizzazione del capitale umano realizzata dall’università italiana. La ricetta: nuovi corsi, numero chiuso, inflazione di test, occhi e orecchie orientati a quel che serve al mercato. Mentre langue la ricerca, vige il regime ANVUR sulla valutazione delle eccellenze e dei fallimenti (università con problemi per le quali l’ANVUR rilascia certificati di morte economica), il test come scrematura all’ingresso trova altro alimento. Le polemiche – sottolinea il commento del giornale – non mancano, certo. Ma siamo un paese litigioso e ignorante. Soprattutto sono riottosi gli insegnanti, per pecca corporativa, per difetto ad adattarsi al nuovo mondo, declinato attraverso le performances di cittadinanza attiva. Tranne quelli che, proprio autenticamente ignoranti e furbi, sanno che i test li salvano dal ricercare, dai dubbi, dalle lamentele dei genitori, dal bastone del Dirigente: se lo dice l’OCSE, se lo fa l’INVALSI… deve per forza andar bene.

CLICCA SULL’IMMAGINE SOTTOSTANTE PER LEGGERE IL SECONDO ARTICOLO DEL SOLE24ORE


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