Vademecum per la lotta e il contrasto all’Alternanza Scuola Lavoro

 

Alternanza scuola lavoro Sta gradualmente evaporando il fascino esercitato dall’Alternanza Scuola Lavoro su genitori, studenti e non pochi insegnanti. Il solo “suono” della locuzione ha abbacinato molti che hanno creduto che già solo la presenza della parola lavoro costituisse un avvicinamento ad una realtà lavorativa oggi negata a milioni di giovani e adulti.
L’influenza magica della parola fa il paio con l’attribuzione “naturalistica-catastrofica” alla parola
crisi, proprio come se la crisi fosse un evento naturale sovrumano, come uno tsunami, un terremoto, che domina l’umanità senza potervi opporre alcun significativo cambiamento o prevenzione.
Ma proprio la realtà della disoccupazione chiarisce meglio di altri fenomeni che essa viene programmata e governata lucidamente affinché chi gestisce il potere possa non incontrare ostacoli nell’esercizio del dominio su uomini e donne resi merci privi di diritti. Anzi! La disoccupazione accresce il potere e la ricchezza di chi lo esercita e spesso annichilisce coloro che la disoccupazione la deve subire.
In questa fase in cui la crisi si manifesta con una sovrabbondanza di beni e merci nul
la è più evidente e criminale di chi riesce a governare perché soddisfazione di bisogni ed esercizio dei diritti e lavoro indispensabile al loro conseguimento ed esercizio, non si incontrino, addirittura diventino antagonisti.
Così gli studenti stanno scoprendo che un milione e mezzo di giovani che debbono prestare un lavoro gratuito e coatto non sono un avvicinamento al lavoro ma, casomai un reale caso di allontanamento, dal lavoro significativo, retribuito e, a volte, liberatorio e appagante.
La misura dell’allontanamento è data dai numeri, 400 ore di Alternanza Scuola Lavoro negli Istituti Tecnici o Professionali, 200 ore nei licei costituiscono un monte di 500 milioni di ore lavorative gratuite che alcuni studenti romani hanno quantificato, con approssimazione per difetto, in almeno 100.000 posti ogni anno di lavoro dipendente retribuito trasformati in lavoro gratuito.
Anche le esperienze dirette fanno concludere, a molti dei protagonisti, che i lavori inutili e degradanti, non costituiscono solo una umiliazione indicibile ma sono un’ottima scuola alla subordinazione, silenziosa, ubbidiente, conformista.
Un’opposizione possibile ed anche efficace se si tiene conto di una recente sentenza del tribunale del lavoro di Torino che ha annullato i provvedimenti di un Dirigente scolastico che non aveva tenuto conto delle delibere del Collegio dei Docenti in materia, ultrasensibile, di trasferimento degli insegnanti.
(Ma resta il problema di come accelerare i processi di diffusione delle esperienze e le analisi che le accompagnano, ma soprattutto individuare le buone pratiche di critica, messa in discussione, opposizione, lotta, conflitto e aggiramento, che possano alimentare una presa di coscienza ineludibile.)
Qui di seguito pubblichiamo una parte del
VADEMECUM PER LA MOBILITAZIONE SULL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO redatto dalla sede di Lucca dei Cobas scuola con il contributo di tutte le altre sedi.
Uno strumento efficace per una discussione e critica diffusa suggerimenti e materiali per una opposizione da parte degli insegnanti. Il testo completo è scaricabile sul sito dei COBAS.
(Ci auguriamo quindi che i nostri lettori ci trasmettano le loro esperienze e i loro materiali perché possano girare e realizzare un circuito importante per l’opposizione alla “bona sola” e dare respiro ai conflitti e le lotte che si annunciano).

Piero Castello, Gruppo NoINVALSI – Roma

Alternanza Scuola Lavoro: per continuare a discutere

Di Renata Puleo

Rispetto al documento “operativo” degli insegnanti Cobas di Lucca proporrei alcuni suggerimenti.
Tutto l’impianto è condivisibile e condiviso, come si intende chiaramente leggendo il contributo che abbiamo pubblicato il 10 novembre sullo stesso tema (“Alternanza Scuola Lavoro: che fare?” di R. Puleo). L’introduzione e i 12 paletti incrociano virtuosamente le nostre precedenti riflessione e proposta per contenere il danno, almeno in questa fase.
Vorrei però suggerire alcune variazioni non di merito ma di forma.

La mozione

Per sua natura giuridica e per consuetudine dovrebbe avere:

  1. il carattere di documento capace di spostare, emendare, cancellare una proposta di deliberazione che contenga elementi contestabili dai presentatori della mozione; nel nostro caso si tratterebbe di correggere i comportamenti “interni” all’istituto scolastico in ordine ai progetti di Alternanza Scuola Lavoro inseriti nel PTOF;
  2. il carattere di manifesto politico atto a sollecitare il legislatore (il Parlamento: se ancora in Italia esso ha una funzione di rappresentanza…) perché – assumendo il dato oggettivo della pericolosità della attuale deriva sulla Alternanza Scuola Lavoro – si adoperi a emendare i commi dal 33 al 43 della legge 107/2015 e del Dlgvo 62/2017.

Tale distinzione, in due parti da votare separatamente, potrebbe evitare il rischio di strumentalizzazione da parte del DS sul carattere “solo” politico della mozione, deviando l’attenzione di docenti (soprattutto i favorevoli e gli incerti ) dal contenuto operativo, immediatamente traducibile in pratiche.

Le definizioni

Il riferimento a stage e a tirocini è fuorviante rispetto al modello di Alternanza Scuola Lavoro introdotto dalla legge 107/15; infatti, pur avendo l’Alternanza Scuola Lavoro di nuovo conio (ricordiamo: per tipologia di scuole che prima non la conoscevano in assoluto o non in questi termini), qualche carattere riconducibile surrettiziamente a quei modelli, essa è altro, in questo senso più ambigua e pericolosa; la Direttiva 2012 pur citando il concetto di alternanza fra studio e lavoro, fra scuola e impresa, si riferisce allo stage solo per gli istituti tecnici e professionali, per altro già normato dalla legge 77/2005; il tirocinio, altra e distinta figura giuridica di rapporto fra formazione e impresa, ha modalità sancite dalla legge istitutiva 196/1997.
Ai distinguo suggeriti aggiungo che occorre sottolineare la centralità della valutazione, in posizione di supremazia da parte della scuola. IL DS come rappresentate legale deve valutare i percorsi effettuati (annualmente e in occasione della scadenza del primo triennio) e soprattutto l’atteggiamento della/e impresa/e con cui ha siglato la convenzione (e non viceversa come suggerito ad esempio da Assolombarda per la confindustria locale!); i docenti devono – unici per le discipline e in spirito di condivisione in Consiglio di Classe – valutare gli apprendimenti di cui l’eventuale percorso di Alternanza Scuola Lavoro dovrebbe rappresentare solo una piccolissima parte relativa ai progetti di più ampio respiro (come già suggerito).
Con gli studenti andrà valutata l’esperienza specifica in maniera formativa e non sommativa (percorso e non esito).


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