Scavare nella Storia o semplicemente scavare?

Di Renata Puleo

Il Corriere della Sera pubblica da qualche tempo un inserto intitolato “Buone notizie”. Nelle intenzioni dei curatori si tratta di selezionare fatti ed eventi che rappresentano un voce di speranza per i nostri travagliati paese e epoca storica. Il 14 novembre una delle buone novelle riguardava un progetto di eccellenza nelle pratiche di alternanza scuola-lavoro: “Studenti con il casco. L’Alternanza è scavare nella storia”. L’occhiello metteva a fuoco che i ragazzi del Liceo “Platone”di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, lavoravano agli scavi in prossimità del teatro greco, invece di pulire cozze come i compagni di Messina1. Dopo averci spiegato a quale storia antica appartiene il sito archeologico in cui lavora (davvero!) un gruppo di archeologi di Varsavia, il giornalista affabulatore di turno, scriveva alcune chicche (talvolta a effetto comico) che provo a commentare in controcanto2.

<<Sono giornate spettacolari!>> esclama Chiara […] distesi sul terreno con i loro caschetti gialli, intenti a scoprire le pavimentazioni, a lavare cocci […] bacinelle di acque tiepida, spazzole e spugnette servono al lavaggio [dei reperti]”.

Effettivamente niente a che vedere con le bacinelle notoriamente luride in cui si lavano i mitili; non solo, prosegue la cronaca, i liceali possono “[dare] uno sguardo all’attività amministrativa, [curare] l’allestimento di una guida online [godere della] possibilità di esercitare l’inglese”

I ragazzi sono entusiasti? Beh, ci sarebbe da immaginarli tutti secchioni o poveri nerd, se preferissero affannarsi sui classici greci e latini invece di stare all’aria libera, classici che pure costituiscono il curricolo di studi scelto per loro dai loro genitori.

Le ossa animali “permetteranno di risalire alle abitudini alimentari [i ragazzi potranno dedicarsi allo svolgimento delle] attività amministrative [che] richiedono un lavoro a tavolino, magari più noioso, ma indispensabile…” . Trans-discilinarità, dal digitale alla posizione della schiena (così Gramsci definiva lo studio), il lavoro di gruppo, un surrogato di CLIL: questo vuole la vulgata aziendale della scuola attiva passata al setaccio della Fedeli.

La professoressa-tutor è stupefatta – continua il giornalista – la responsabile dei siti e musei “che ha organizzato l’alternanza”, pure. Alla professoressa non sarà parso vero: lavoro organizzato da altri e pure retribuito extra (ma non è la scuola che deve organizzare, gestire, controllare, ecc, secondo la fantomatica guida ministeriale?)

Annotazioni a margine di due pagine molto ben confezionate.

Le paginone della buona novella contengono anche tre manchettes.

La prima è un’informazione sui Dream Coach. La JA Italia, organizzazione no-profit per l’educazione economico-imprenditoriale offre il lavoro volontario di professionisti del campo per “aiutare i professori e gli studenti a mettere a punto progetti di alternanza scuola-lavoro”. Purché non si creino equivoci su cosa intendono la Confindustria e le sue fondazioni, associazioni, ecc, per scuola e per lavoro, ci si può anche impegnare gratis.

La seconda, a cura della Fondazione Corriere, ci ricorda che alla fine dell’Ottocento la Guardia Ostetrica forniva lavoro di assistenza volontaria agli ospedali milanesi, per partorienti povere. Volontariato a tutto campo, sembra sollecitare la redazione del giornale: altro che costo-standard e sussidiarietà per abbattere i costi di quel che resta del welfare, molto meglio tornare al lavoro di carità cristiana (da sempre molto ben orientato a disciplinare i miserabili perché non rivendichino diritti).

E infine la terza cornicetta, in alto, a bordo-pagina, con la foto delle Ministra dell’Istruzione: il lancio degli stati generali dell’ASL, il 16 dicembre a Roma “occasione per richiamare tutti i soggetti coinvolti alle proprie responsabilità”. L’ho sottolineato tante altre volte, la parola “responsabilità” sta assumendo la bieca connotazione di molti altri vocaboli usurati, devastati dal lessico in uso alla compagine neoliberista (ma forse basterebbe dire dei capitalisti e degli intellettuali organici), e passati al senso comune, all’immaginario collettivo.

Carlo M. Cipolla, acuto lettore di fenomeni storico-sociali, in un breve intenso saggio sulla storia dell’alfabetizzazione scriveva: “Ogniqualvolta insegniamo delle tecniche, dovremmo insegnare le implicazioni etiche dei loro usi alternativi. Istruendo un selvaggio nelle tecniche più avanzate, non se ne fa una persona civile; se ne fa solo un selvaggio più efficiente.” (Istruzione e sviluppo. Il declino dell’analfabetismo nel mondo occidentale, 1969, pag 120).

Nel corso di tutta la sua analisi ricordava come occorra scollare la saldatura opportunistica fra istruzione e reddito, soprattutto analizzare criticamente il rapporto fra istruzione e migliori condizioni d’uso-sfruttamento della forza-lavoro. Dalle manifatture trecentesche alla fabbrica e alle nuove start-up.

___________________

NOTE

1 Notavamo con altri compagni che esiste una gerarchia di classe per l’ASL, per tipologia di progetto: fra liceo classico e istituti tecnici e professionali, fra licei “nobili” e quelli di serie C. Anche Giovanni Agnelli mandò i suoi figli a lavorare alla catena di montaggio, non certo perché imparassero il lavoro, ma il  governo – anche paternalistico – su chi lavorava davvero. I figli dei professionisti, con studi bene avviati e conto in banca, diventeranno classe dirigente, comunque. Gli altri,  da adulti, continueranno a lavare le cozze, sottopagati, pagati con la nuova versione dei voucher.

2 Ovviamente si tratta di archeologi stranieri. In Italia non ci sono soldi per gli scavi malgrado il numero enorme di laureati in discipline attinenti questo lavoro faccia lo spazzino. A Pantelleria (TP) archeologi danesi  hanno portato, alla luce, vicino al Lago di Venere, una Villa Romana. Senza riferimenti all’ASL la scuola primaria ha partecipato ad alcune scoperte dal vivo. Peccato: finiti i soldi stranieri il sito è stato ricoperto e dell’esperienza dei bambini è rimasto solo qualche disegno. Nessun giovane pantesco viene motivato a “scavare la storia”…

 


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