Invalsi. Con cinismo prosegue come se nulla fosse

L’invalsi sa dal 2011 che le preprove in seconda erano sbagliate

PROVE INVALSI –  Pre – prova in seconda elementare

Era l’ormai lontano 2011 quando l’INVALSI commissionava ad un gruppo di ricercatori il “WORKING PAPER” (fogli di lavoro, una piccola ricerca) dal titolo “La prova di lettura strumentale di II primaria e la relazione con la comprensione del testo”.(1)

Nel pubblicare e mettere nel proprio sito ufficiale la piccola ricerca (togli INVALSI), il direttore della ricerca stessa (il Presidente o Direttore generale? Ah, saperlo!), poneva in calce al frontespizio la seguente avvertenza: “Le opinioni espresse nei lavori sono attribuibili esclusivamente agli autori e non impegnano in alcun modo la responsabilità dell’Istituto. Nel citare i temi, non è, pertanto, corretto attribuire le argomentazioni ivi espresse all’INVALSI o ai suoi Vertici.”.

Questo atteggiamento di scarico delle responsabilità da parte del committente nei confronti di ricercatatori coinvolti in forme varie nell’attività dell’Istituto era comunque una ragione di interesse e curiosità.

Infatti i lettori curiosi restano premiati già dalle prime pagine dove si constata una evocazione di impostazione epistemologica ben più pertinente e robusta di quella rintracciabile nei quadri di riferimento solitamente pubblicati dall’INVALSI: una impostazione che non condividiamo e le cui ragioni esporremo in una puntata successiva. 

Ci interessa in questa seconda puntata sull’argomento verificare in che misura coincidono gli aspetti da noi criticati nella prima puntata e se ci sono critiche condivise con gli autori del “Paper”.

Le impostazioni della prova e la valutazione dei risultati

Un contributo di chiarezza e comprensione alla “follia” della prova ci arriva dalla descrizione che i “fogli di lavoro” documentano inequivocabilmente:

Le parole-stimolo, dunque, sono in tutto quaranta e il tempo assegnato per portare a termine il compito è di 2 minuti esatti (5) (conteggiati con un cronometro dal somministratore una volta terminato di dare agli alunni le istruzioni preliminari). L’abilità di lettura decifrativa è misurata dal numero di parole correttamente identificate nel tempo assegnato.”

(5) Il tempo è stato stabilito sottoponendo individualmente alla prova due alunni di seconda elementare (un maschio e una femmina) – che erano stati in precedenza selezionati perché in grado di leggere ad alta voce scorrevolmente e senza errori un testo adatto a bambini di questo livello scolare – e registrando il tempo da essi impiegato per portare a termine la prova.” (WORKING PAPER n.15, pag.6)

Soprattutto le parole della nota (5) gettano una luce sinistra sulla rozzezza e l’approssimazione con cui l’INVALSI predispone le prove che poi saranno somministrate ad oltre mezzo milione di bambini. Il tipo di selezione dei bambini che stabiliranno i paradigmi temporali, il livello delle verifiche e di validazione delle prove lasciano attoniti. A leggere quasi non ci si crede. Ritenere che i tempi di due bambini super-selezionati che a sette anni leggono scorrevolmente quaranta parole ad alta voce senza nemmeno un contesto narrativo che possa suggerirne senso e sequenze stabiliscano il paradigma dei tempi di lettura, è quanto meno dissennato.

Certo quindi ci troviamo di fronte a approssimazione e rozzezza della procedura ma anche in un contesto di insipienza pedagogica e epistemologica che ha quasi dell’incredibile. Appare difficile da capire come sia possibile che tutto questo sia potuto essere reso pubblico e letto per otto anni senza che nessuno del mondo accademico delle scienze pedagogiche e della ricerca abbia contestato e protestato. Ma ha dell’ incredibile anche che non abbiano protestato né i genitori né, soprattutto, gli insegnanti.

Ancora una volta viene verificato un consapevole uso dei “tempi di esecuzione” delle prove che garantiscono pessimi risultati. Sembrerebbe quindi che la scelta di tempi da imporre sia dovuta all’obiettivo perseguito di penalizzare bambini e insegnanti, criminalizzare e sottomettere le scuole e il sistema scolastico pubblico.

Numeri che significano

Aggiunge valore ai ragionamenti del precedente paragrafo il dato documentato dai ricercatori della media del numero delle parole raggiunte e quello delle risposte corrette: 33,74 le prime, 33,14 le seconde. I ricercatori infatti rilevano e scrivono:

Come si può vedere, il numero medio di risposte corrette (33,14) è molto vicino al numero medio di parole (33,74) che lo studente arriva a leggere entro il limite di tempo previsto; in altri termini, se l’alunno riesce a “raggiungere” la parola prima che scada il tempo concesso, ha un’altissima probabilità di associarle il disegno corretto fra i quattro ad essa collegati. Le parole raggiunte per le quali non viene scelto il disegno corretto o viene omessa la risposta da parte dello studente sono meno di una su 34 (0,60).”

Come dire che era sufficiente dare tempi sbagliati perché i bambini non arrivassero nemmeno alla lettura di tutte le parole, per avere i risultati negativi necessari per calunniare e punire alunni, insegnanti e scuole.

La situazione in dettaglio

La tabella aggiunge argomenti sia alla inadeguatezza dei tempi sia alla già constata correlazione tra parole raggiunte e risposte corrette. Nella tabella le parole sono numerate da 1 a 40 esattamente nell’ordine in cui il bambino le ha lette dalla 1 in alto della prima pagina alla 40, l’ultima da leggere in fondo alla pagina 4.

Nella quarta colonna (% alunni che hanno dato una risposta corretta) risulta molto evidente come la percentuale elevatissima delle risposte esatte (99,2%) gradualmente e regolarmente diminuisce ad un valore inferiore alla metà della prima (45,1) arrivati alla parola n.40.

Per converso e specularmente, nella sesta colonna (% alunni che non hanno raggiunto la parola) per la prima parola il valore è 0,0 , cioè tutti i bambini l’hanno raggiunta ed hanno risposto correttamente. Alla quarantesima parola più della metà (52,9%) non l’hanno raggiunta. L’andamento della quinta colonna (% dei bambini che hanno dato una risposta errata o non l’hanno data) conferma l’andamento del fenomeno già evidenziato dalle colonne con gli altri dati. Si parte con un 0,8 % di bambini che danno la risposta errata ad una crescita continua e regolare fino ai 2,1% di bambini che danno risposte errate.

Tutto questo è rilevato e scritto anche dagli autori. Noi aggiungiamo che sia l’andamento calante delle risposte corrette, sia l’andamento crescente delle risposte errate o non date testimoniano di un percorso di affaticamento dei bambini nel corso della prova e denunciano una adozione di tempi dell’esecuzione totalmente errata.

Il parere dei ricercatori

Come è possibile constatare, la percentuale di risposte corrette scende regolarmente man mano che si procede dalle prime parole della lista alle ultime; ciò è però soprattutto dovuto, come sopra già rilevato, non tanto a una lettura erronea o mancata – le percentuali di risposte errate o di omissioni sono infatti bassissime – quanto al fatto che l’alunno non ha fatto in tempo a leggere la parola, come dimostra il graduale aumento dei valori nell’ultima colonna, che segue in parallelo il decrescere di quelli in terza colonna. Il fattore che dunque incide maggiormente è l’ordine di comparizione della parola nella lista, mentre altre caratteristiche, come il numero di sillabe o la struttura, non sembrano influire più di tanto.”

Con altre parole gli autori del WORD PAPER n. 15 rilevano esattamente gli stessi fenomeni di “follia” dei tempi che abbiano evidenziato nella puntata precedente n.1. L’unica variabile che la prova è stata in grado di rilevare è, semmai, la velocità di lettura che non era in alcun modo la finalità della prova stessa.

Gli stessi autori riferiscono di prove che abbiano l’obiettivo di misurare la velocità di lettura che hanno impianti e metodologia del tutto diversi. Aggiungiamo noi: misurare la velocità di lettura, anche con un apparato epistemologico del tutto diverso, è privo di senso nel contesto delle rilevazioni oggettive standardizzate presupposto delle prove censuarie INALSI..

Conclusioni

I “ricercatori” INVALSI scrivono:

Per concludere, riassumiamo qui brevemente gli esiti delle analisi effettuate. La prestazione nella prova INVALSI di lettura strumentale è determinata essenzialmente dalla rapidità con cui l’alunno scorre la lista di 40 parole che la compongono: se lo studente arriva a leggere la parola, quasi sempre indica anche correttamente il disegno a questa corrispondente. È probabile tuttavia che intervengano nella prestazione anche fattori non direttamente legati all’abilità di decifrazione ma inerenti alla capacità di concentrarsi sul compito evitando qualunque distrazione che possa rallentare il ritmo di esecuzione.”

E ancora, l’ultimo periodo del “Paper”: Alla luce della riflessione fatta sopra sul probabile intervento di altri fattori in una prova come quella utilizzata dall’INVALSI emerge chiaramente l’esigenza di approfondire ulteriormente l’indagine, anche nella prospettiva di mettere a punto una prova di lettura decifrativa che, pur rispondendo alle esigenze di una rilevazione a larga scala del tipo di quelle che l’Istituto conduce, permetta una valutazione più precisa e attendibile dell’abilità di decodifica degli alunni nei primi anni di scolarizzazione e della relazione fra questa abilità e la comprensione di un testo.”

Alla luce di queste critiche severe all’interno di un documento commissionato dall’INVALSI stesso cosa fa l’Istituto? NULLA, ripete ossessivamente le stesse prove, usando lo stesso “modello”, gli stessi tempi, lo stesso protocollo, per sette anni consecutivi, torturando complessivamente 3 milioni e mezzo di alunni settenni.

Genitori e insegnanti che ci leggono sono, ancora una volta tentati di pensare, “non servono, tutto sbagliato, l’è tutto da rifare…di sicuro dannosi non sono, non vengono valutati, nemmeno vengono resi pubblici i risultati!”

Ripetiamo invece che per noi del gruppo NoINVALSI si tratta di una pratica di addestramento e condizionamento che incide gravemente sull’atteggiamento cognitivo dei bambini, di ogni singolo bambino in forma e gravità diversa ma mai innocua. Alla pari di tutte le altre prove di Italiano (lettura), costituiscono un ostacolo grande e crescente all’acquisizione all’apprendimento e al gusto del leggere.

Inoltre, come sempre, il potere continuo e pervasivo di “controllo e punizione” dell’INVALSI rispetto alla vita delle scuole, dei bambini, degli insegnanti finiscono con i loro disvalori ad infierire contro le persone, la loro libertà di sviluppo e di pensiero. Per questo ripetiamo il nostro invito a genitori ed insegnanti di cercare in tutti modi, collettivi, di gruppo, di classe, di scuola, individuali perché i bambini vengano sottratti sia alla somministrazione delle prove che alle diuturne attività di addestramento alle prove oggettive e standardizzate loro destinate.

Piero Castello del Gruppo NoINVALSI – Roma

Nota (1). INVALSI WORKING PAPER N.15/2011 “La prova di lettura strumentale di II Primaria e la relazione con la comprensione del testoEmiliano Campodifiori, Elisabetta Figura, Angela Martini, Monica Papini http://www.invalsi.it/download/wp/wp15_Campodifiori.pdf 


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