Il saccheggio. Racconti dal Chapas e dal mondo passando per i banchi della buona scuola

Estrarre valore

Nelle pagine del testo “Il saccheggio. Racconti dal Chapas e dal mondo passando per i banchi della buona scuola”

(https://www.recommon.org) si ricostruisce il significato delle parola <<estrattivismo>> collocandola nell’ampio spettro semantico che condivide con il concetto di sfruttamento.

Il capitolo “A scuola di estrattivismo, un racconto” ci parla di una singolare esperienza di Alternanza Scuola Lavoro. La sua “bontà” sta nella sua perversione: lo studente arriva a capire cos’è l’estrattivismo e la sua ferocia, lavorando ad un progetto di Corporate Social Responsability, le attività collaterali che le multinazionali intraprendono per guadagnare consenso nei territori che depredano. La lezione che se ne ricava è: se a scuola non alternassimo proprio un bel nulla ma ci occupassimo di far crescere il senso critico dei nostri ragazzi, arriverebbero anche a conoscere cos’è – davvero – il lavoro. Basterebbe il programma di storia, quello di geografia (che non casualmente perdono ore di insegnamento e prestigio disciplinare), il commento degli articoli della nostra Costituzione, magari di quella dell’Ecuador che fa suo il concetto di Buen Vivir ed esclude ogni compatibilità di bilancio nel cercare di promuoverlo.

L’estrattivismo è la modalità con cui – nel modo di produzione attuale – si sfrutta (si toglie il frutto) la forza lavoro. Forza della Natura e quella specie-specifica dell’uomo. Con la Natura l’uomo condivide – a diversi livelli – la potenza di evolvere, di cambiare le forme, di apprendere, di creare, di produrre il necessario e il superfluo. L’uomo può governare questa attività, renderla moralmente giusta, farne una modalità alta di cooperazione sociale e di armonico rapporto con il territorio. Ma può anche pervertirla in estrazione violenta di risorse, nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il capitale estrattivo – ricordano gli autori del testo – non è un’economia, è un tipo di società che utilizza forme di economia, modalità di lavorare, dentro rapporti di classe profondamente diseguali. È un tipo di società che ha bisogno di formare capitale umano che accetti supinamente questo modello. Lo può fare colonizzando la scuola, utilizzando i dispositivi previsti nella legge La Buona Scuola per creare consenso intorno a false credenze sul significato sociale del lavoro, dell’educazione, dell’istruzione.

Per questo siamo contrari ad ogni maniera di fare “buona” alternanza.

Quando diciamo il nostro doppio NO! (ai test PISA, INVALSI, alla Certificazione delle Competenze) e all’ASL, è perché non perdiamo mai di vista il quadro d’insieme. Non l’hanno mai perso gli economisti neoclassici, gli ideologici del Monte Pellegrino, i Chicago Boys. Hanno sperimentato che tutto si tiene nell’orizzonte dello sfruttamento, in Cile, in Argentina, in Messico. Come sottolineano gli autori del testo, occorre prestare attenzione a non farne un problema circoscritto al continente sudamericano: stiamo parlando di noi, Italia, 2018. Fra ulivi espiantati, trivelle, alta velocità, erosione e militarizzazione del suolo… il Bel Paese non gode buona salute. Questo è quel che la scuola deve insegnare.

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