AAA cercasi proposte contro pensiero unico e politica del rancore? Cominciamo dalla scuola

Provo a fare il punto su un dibattito estivo.

Il 3 di agosto il quotidiano La Repubblica pubblicava un appello di Massimo Cacciari, Maurizio Pollini, Salvatore Sciarrino e altri intellettuali, in cui si rivolgeva ai transfughi del PD e a quel che resta della sinistra, perché ingaggiassero una battaglia contro il pensiero unico, soprattutto in vista delle future elezioni europee. Testo largamente condivisibile, per la buona ragione – come sottolinea l’avverbio – di essere piuttosto generico nella sua chiamata in campo, considerato il preoccupante intorbidirsi del clima politico, nel paese e in Europa. Nei giorni successivi in alcune interviste (ad esempio a Il Fatto Quotidiano l’8 agosto) il filosofo precisava che l’appello vedeva il mondo della scuola come suo interlocutore e come tema privilegiati, chiedeva di entrare nel vivo dei problemi italiani, nell’intenzione di non fare richiami solo etici come quelli di Saviano, bensì pragmatici. Sempre su La Repubblica il giorno 8 agosto un gruppo di accademici (Di Cesare, Illetterati, Volpicelli, ecc) in una replica intitolata “La scuola dimenticata” sottolineava la crucialità del settore formativo, dalla scuola di base all’università. Ancora sullo stesso quotidiano, il 22 del mese, sono intervenuti un gruppo di altri universitari, soprattutto pedagogisti. Firmando il testo “Le scienze dell’educazione per l’Europa” hanno ricordato come fosse la tradizione pedagogica italiana, per altro di ottimo conio, a potere fornire gli strumenti per un azione mirata al settore dell’educazione, dell’istruzione e all’intera società.

Ora, se c’è un settore che non è stato mai dimenticato dai Governi degli ultimi venti anni, mentre si consolidava in Italia il pensiero unico neoliberista, è proprio la scuola. Ha subito di tutto, le riforme in senso proprio e quelle striscianti frutto dei provvedimenti spiccioli, le pressioni quotidiane sull’operato dei docenti e i tagli dei finanziamenti. E se nel contratto siglato da Di Maio e Salvini la scuola non è stata citata è perché, dopo le roboanti promesse elettorali sulla abrogazione della legge 107/2015, nulla si voleva toccare. Infatti, per nulla silente, quasi ogni giorno il Ministro Bussetti compare sulle pagine dei quotidiani per confermare che tutto cambia nell’attenzione dedicata da lui alla scuola perché nulla cambi.

Sul finire del 2017 in otto, sette docenti ed io come ex dirigente, abbiamo redatto e diffuso un Appello per La scuola Pubblica, firmato da oltre 12.000 persone, tra cui lo stesso Cacciari e alcuni degli intellettuali che hanno scritto le repliche su citate. Articolato in 7 temi, si chiudeva con la richiesta di moratoria, che al di là della rilevanza giuridica e politica del termine, significava chiedere a chi ci governava, all’opposizione, alle forze sociali di attendere, riflettere, discutere. Nell’anno in corso abbiamo portato l’appello in giro per l’Italia confrontandoci con platee diverse di docenti e di studenti. Abbiamo raccolto riflessioni e migliorato il taglio del ragionamento scrivendone, ciascuno di noi su diverse piattaforme, in più occasioni.

Il 14 agosto abbiamo pensato di scrivere anche noi a La Repubblica un commento sul dibattito aperto da Cacciari soprattutto sul problema dell’educazione e dell’istruzione ripreso dalle repliche che, secondo noi, costituiva un grimaldello atto ad affrontare anche le tematiche di carattere più generale (uno dei sette nostri temi è l’inclusione, parola vergognosamente compromessa dalle politiche sull’immigrazione e sull’integrazione dei minori a scuola). Lanciato on line da ROARS è stato completamente ignorato dal quotidiano di Scalfari. La scuola di base, sfornita dei titoli dell’Accademia, non fa tema, non è a tema.

Ripropongo su di seguito la suddetta replica, chissà che al ritorno dalla vacanze non susciti l’attenzione che riteniamo meriti.

AAA cercasi proposte contro pensiero unico e politica del rancore? Cominciamo dalla scuola (da Roars.it)

L’appello diffuso il 2 Agosto da Massimo Cacciari e firmato da diversi intellettuali, tra cui Maurizio Pollini e Salvatore Sciarrino, è un invito ad opporsi al pensiero unico ed alla politica del rancore, che soffocano l’orizzonte italiano ed europeo. Una richiesta non di “generiche adesioni”, ma di risveglio di prassi e iniziative, ciascuno nel proprio campo. In qualità di insegnanti della Scuola statale e pubblica, sfigurata da una delle peggiori controriforme degli ultimi 20 anni -la cosiddetta “Buona Scuola” del governo Renzi – e grande assente dall’attuale agenda di governo giallo-verde, interveniamo nel dibattito per richiamare l’attenzione su alcuni punti sui quali riteniamo sia urgente segnare l’auspicata discontinuità rispetto a quel paradigma della Formazione del Capitale Umano attualmente dominante e lucidamente perseguito dalle passate politiche liberiste del centro sinistra. Alternanza Scuola Lavoro, Inclusione, INVALSI e relativa “certificazione delle competenze”, modifica dell’Esame di Stato: si dichiari una netta discontinuità con le politiche del passato su questi temi, subito. Questi nodi, insieme ad altri, rappresentavano il nucleo di una riflessione promossa da chi scrive nel dicembre scorso in un testo denominato “Appello per la Scuola Pubblica” (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica/) firmato da oltre 12000 persone tra cui lo stesso Cacciari e tanti intellettuali o filosofi che denunciano il declino culturale e politico di oggi.

 

Scuola: un silenzio assordante

L’appello diffuso il 2 Agosto da Massimo Cacciari e firmato da diversi intellettuali, tra cui Maurizio Pollini e Salvatore Sciarrino, è un invito ad opporsi al pensiero unico ed alla politica del rancore, che soffocano l’orizzonte italiano ed europeo. Una richiesta non di “generiche adesioni”, ma di risveglio di prassi e iniziative, ciascuno nel proprio campo. In qualità di insegnanti della Scuola statale e pubblica, sfigurata da una delle peggiori controriforme degli ultimi 20 anni -la cosiddetta “Buona Scuola” del governo Renzi – e grande assente dall’attuale agenda di governo giallo-verde, interveniamo nel dibattito per richiamare l’attenzione su alcuni punti sui quali riteniamo sia urgente segnare l’auspicata discontinuità rispetto a quel paradigma della Formazione del Capitale Umano attualmente dominante e lucidamente perseguito dalle passate politiche liberiste del centro sinistra.

  1. Alternanza Scuola Lavoro (ASL). Il vergognoso avvio di pratiche di lavoro minorile spacciate per “metodologia didattica” a sostegno dei “compiti reali” al posto della “cultura libresca”. Qualche giorno fa il CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) in un parere autonomo e molto significativo (seduta plenaria 25 luglio 2018) ne sottolineava le criticità e l’arroganza dell’obbligatorietà – 200 ore per i licei e 400 per gli altri istituti superiori;
  2. Valutazione standardizzata e invasività dell’INVALSI. Mentre sui test si dibatte anche alle latitudini dove sono stati inventati chiedendone l’abolizione, in Italia si scopre che l’INVALSI li ha proposti, in veste sperimentale, anche ai bambini di 4/5 anni per misurarne la “prontezza scolastica”(https://www.roars.it/online/invalsi-anche-allasilo-il-progetto-semi-segreto-invalsi-vips-per-testare-qualita-e-prontezza-scolastica-a-3-5-anni-di-eta/), accompagnando quelli per gli studenti dai 10 anni in avanti con questionari di tipo psicologico (da grande guadagnerai tanti soldi? Sei un bambino sveglio e capace di pensare in fretta?) nutriti di individualismo e del famoso “spirito di impresa”, su cui il MIUR -a firma della ministra Fedeli- ha diffuso un Sillabo specifico (https://www.roars.it/online/il-sillabo-imprenditoriale-del-miur-oggi-spieghiamo-il-business-model-canvas/ );
  3. Inclusione. La partecipazione di Renata Puleo ai lavori dell’Osservatorio sull’Inclusione del MIUR, rinforza la convinzione che il recente decreto sul tema (DLGS 66/2017), che sostituisce la vecchia normativa sui soggetti diversamente abili, sia uno dei peggiori: burocrazia, protocolli di ogni tipo con enormi giri di carte genitori e insegnanti, confusione tra problemi di handicap e quelli relativi ai diversi stili di apprendimento o addirittura quelli degli studenti non italiani, “promozione” (ancora!) dell’INVALSI ad ente valutatore del grado di ”inclusività” scolastica; il tutto mentre non si garantiscono per il prossimo anno i posti di sostegno.

Questi nodi, insieme ad altri, rappresentavano il nucleo di una riflessione promossa da chi scrive nel dicembre scorso in un testo denominato “Appello per la Scuola Pubblica” (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica/) firmato da oltre 12000 persone tra cui lo stesso Cacciari e tanti intellettuali o filosofi che denunciano il declino culturale e politico di oggi.

I temi intorno a cui si articola quel documento, nonché le richieste di moratoria con cui si concludeva, queste si, molto “pragmatiche” e – forse per questo – completamente ignorate dal governo precedente, erano e sono di ancor più drammatica attualità. Per questo riteniamo che sia adesso il caso, anche da parte dei tanti intellettuali che lo hanno firmato, di rafforzare e riproporre quelle istanze, intervenendo pubblicamente. Alternanza Scuola Lavoro, Inclusione, INVALSI e relativa “certificazione delle competenze”, modifica dell’Esame di Stato: si dichiari una netta discontinuità con le politiche del passato su questi temi, subito.

Gli insegnanti: Giovanni Carosotti, Rossella Latempa, Renata Puleo, Andrea Cerroni, Gianni Vacchelli, Ivan Cervesato, Lucia R. Capuana, Vittorio Perego e Anna Angelucci.

Renata Puleo


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