Continuiamo la riflessione sulla valutazione

Dopo l’incontro del 22 maggio a Viterbo (ultimo di una serie di incontri svolti durante lo scorso anno scolastico) ci è sembrato opportuno condividere le riflessioni che questi incontri ci avevano suscitato e proporre un questionario on line rivolto ai docenti a cui chiediamo di dedicare mezzora del loro tempo.

Collegandovi a questo link potrete entrare direttamente sul questionario.

https://www.survio.com/survey/d/H5K2B7Z2K7G6Q4D9Y

Vi saremo grati della collaborazione e vi ricordiamo che nella giornata del 20 ottobre all’Università La Sapienza di Roma terremo un convegno organizzato da Sinistra Europea sul tema della valutazione. Al più presto vi invieremo la locandina dell’evento.

Sul sito troverete anche il materiale proposto nei corsi e la riflessione successiva di cui dicevamo in apertura (il testo si chiama “lavori in corso”)

LAVORI IN CORSO

Il 20 ottobre 2107 a Roma, abbiamo dato corso al lancio dell’iniziativa “Valutare: entriamo nel merito” il cui significato e scopo consistevano nel sottolineare l’inadeguatezza dell’attuale modello di valutazione imposto alla scuola dall’INVALSI e, nel contempo, far emergere le strategie autentiche, attivate dagli insegnanti, in alternativa, spesso in complementarietà, sempre nel sotterraneo lavorio quotidiano nelle classi. Volevamo che emergesse con quella che abbiamo chiamato “ Inchiesta”, sia la riflessione sia le pratiche del valutare da parte degli insegnanti. Con il fuoco soprattutto sulla diade valutazione quantitativa e qualitativa, sulla differenza fra giudicare una prestazione e misurarla mediante una scala.
Gli incontri successivamente organizzati nelle scuole hanno avuto sempre una buona media di adesioni e complessivamente hanno partecipato circa 150 docenti. L’interesse per quanto abbiamo proposto in qualità di relatori- registi-levatrici di discussioni, è stato in genere molto alto. Tuttavia, non possiamo non rilevare come il tentativo di “esternalizzare” la valutazione e toglierne la gestione ai docenti, portato avanti dalle politiche del MIUR in questi ultimi anni, abbia già prodotto effetti estremamente negativi. Raramente abbiamo sentito colleghe/i raccontare le loro riflessioni ed esperienze, mentre è prevalsa una sorta di auto annichilimento, caratterizzato da sentimenti rinunciatari, di sconfitta, a fronte del sabotaggio professionale subito, quando non di rassegnata adesione ad un modello ritenuto oggettivo ed esperto. Nelle situazioni in cui sono state proposte alla discussione, da parte di alcuni, autentiche, consapevoli pratiche, l’esito – in termini di guadagno collettivo – è stato estremamente proficuo. E’ così emerso che nelle scuole dove si discute ancora collegialmente di valutazione e non si lascia al singolo docente riflessione ed azione in merito, il livello di approfondimento e critica dell’esistente sia molto più maturo ed argomentato, la capacità di produrre modalità di valutazione operative molto alta. In queste situazioni la valutazione, necessaria e imprescindibile per il lavoro docente, individuata in un fermo-immagine (temporalmente determinato) di cui avere le chiavi di lettura “processuali” (condizioni, tipologia di prova, modalità di svolgimento della stessa, assunzione di responsabilità dei discenti, tempistica: tutto nell’ottica formativa), assume senso di restituzione e dunque di rilancio dell’attività educativa e didattica.
Ora crediamo che il percorso fin qui intrapreso debba avere un seguito a più livelli. Da una parte tesaurizzare quanto già emerso, dall’altra continuare un work in progress che coinvolga un numero sempre maggiore di docenti. Per questo vogliamo chiedere un vostro contributo nel rispondere al questionario allegato. Esso prevede risposte quasi sempre aperte (nella logica che ci siamo proposti) che ci impegniamo a raccogliere e i cui contenuti a divulgare. Si tratterà ovviamente di dati aggregati e non individuali, con uno scopo esclusivamente empirico-descrittivo, privo di velleità statistiche. Lo abbiamo diviso in 2 parti: la prima vi chiediamo cortesemente a tutte/i di restituircela compilata; per la seconda vi saremmo molto grate/i se lo faceste perché fondamentale per il prosieguo del nostro lavoro.
Il risultato di questo lavoro, unitamente al report sugli incontri effettuati, verrà presentato al CONVEGNO EUROPEO SULLA VALUTAZIONE previsto il 20 ottobre 2018, a ROMA, organizzato dalla Sinistra Europea. Tale incontro internazionale vede la nostra partecipazione non per scopi partitici (chi ci conosce non avrà dubbi in merito!), ma nella logica della diffusione della centralità della scuola “reale” nel dibattito delle sinistre europee, consapevoli della crucialità della valutazione nei sistemi scolastici e socio-economici mondiali. Crediamo che l’opportunità di un confronto europeo sul tema sia fondamentale: è l’intero contesto educativo che a livello continentale, e non solo, andrebbe radicalmente messo in discussione.
Sicuri della vostra partecipazione critica, vi ringraziamo in anticipo e vi chiediamo di inviarci il materiale al seguente indirizzo mail: inchiesta.scuola@gmail.com.

A che serve valutare? La valutazione fra competenze e competizione

Premessa: perché un’inchiesta?

Questa inchiesta non vuole proporsi come un’ennesima indagine statistica sull’argomento, ma si prefigge il compito ambizioso di suscitare domande e riflessioni in comune. Vogliamo infatti mettere in discussione la possibilità stessa che investigazioni simili possano pretendere in partenza di far astrazione del rapporto tra osservatore e osservato. Al contrario, la conoscenza non consiste semplicemente nell’accumulazione di informazioni, ma implica sempre una relazione tra le due parti, sia esplicita sia implicita, sia cosciente sia inconscia.
Questo aspetto relazionale è a maggior ragione cruciale nei percorsi di apprendimento e, in particolare, nelle pratiche di valutazione. Per questo critichiamo il presunto metodo scientifico di rilevazione di conoscenze e competenze OCSE-Pisa, importato in Italia dall’INVALSI. Diffusosi come “metodo didattico” presuppone, attraverso le cosiddette prove oggettive, una vera e propria strategia di insegnamento per poterle sostenere. Insomma, in un paradossale ribaltamento, una didattica funzionale al conseguimento della buona performance prevista dai redattori dei quesiti, e non dei quesiti-questioni” capaci di verificare e valutare un percorso didattico originale. Così come non esiste esternalità dell’osservazione imposta, ma solo solipsistica autoreferenzialità. Crediamo che la delicatezza e complessità dell’argomento sia inconciliabile con semplificazioni numeriche e tecnicistiche di sedicenti osservatori esterni. Il ruolo teorico assegnato all’INVALSI (rilevazione statistica della qualità della scuola italiana) nasconde invece le vere finalità per cui è stato creato: determinare le scelte educativo-didattiche delle scuole e dei docenti. Ma tale ‘obiettivo’ non può non entrare in immediato conflitto con la complessità delle realtà educative e della loro storia.
L’adozione del gergo dell’oggettività non basta a occultare le profonde contraddizioni interne alla stessa ideologia della valutazione (e ai suoi teorici), cui si ispira il Servizio Nazionale di Valutazione, secondo le indicazioni dell’Istituto di Ricerca a ciò preposto. Da un lato, si chiede alle scuole di ‘garantire equità nei risultati di apprendimento,’1 e di ‘offrire contestualmente alle famiglie uno strumento di informazione e trasparenza sulla qualità della scuola dove mandano i loro figli.’2 Dall’altro, già si piangono lacrime di coccodrillo: ‘Valorizzare la dimensione formativa della valutazione: l’attenzione esclusiva e pressante […] verso le sole prove standardizzate accompagnata da un’ansia comparativa ha rischiato di impoverire la dimensione formativa della valutazione.3
La metodica che vogliamo proporre per questa inchiesta è di tipo problematico. Essa privilegia l’accezione di inchiesta come atto di investigazione, non afferma una posizione di critica precostituita, ma problematizza piuttosto le condizioni correnti: attraverso un procedimento conoscitivo aperto a tutte le opinioni e idee; l’indagine che proponiamo vuole interrogare le contraddizioni del Servizio Nazionale di Valutazione (e le loro conseguenze pratiche nelle singole istituzioni scolastiche), sulla base dell’ipotesi che l’uscita dalle ambiguità e dagli stereotipi possa produrre nuovi dubbi e nuove domande.
Siamo infatti convinti che solo il dubbio, la consapevolezza del valore euristico dell’errore, l’incalzare delle tematiche, rendano la conoscenza tale perché socializzata, nello sforzo continuo della ricerca comune. La stessa valutazione di alunne e alunni si potrà tendenzialmente avvicinare ad una definizione – per quanto provvisoria – solo coinvolgendo la pluralità dei soggetti che intervengono nel percorso educativo-didattico.
A questo scopo, proponiamo di affrontare il tema in gruppi di lavoro formati da docenti e da studenti (anche misti per ordine di scuola e tipologia) da cui ricavare un dossier che presenti una

Un mio alunno di 5 anni ha scelto di copiare questo quadro. Alla mia richiesta di spiegarmi perché avesse disegnato due vasi invece di uno mi ha risposto: i fiori erano troppi e in uno non entravano!
Dal sito professioneinsegnante.it


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