La mozione di minoranza

Uno strumento utile

La MOZIONE DI MINORANZA nella scuola italiana esiste da quando esiste l’autonomia scolastica. Infatti all’articolo 3 comma 2 del DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 275/1999 – Regolamento dell’Autonomia scolastica – si legge:

Il Piano dell’offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell’articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell’offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.”

La frase finale può sembrare una connotazione positiva nel segno della libertà d’insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Non è così: fino a che non è arrivata la legge sull’autonomia scolastica, la libertà di insegnamento era totale, certo nell’ambito delle leggi vigenti (regolamenti, normativa, programmi ministeriali…); a nessuno sarebbe venuto in mente di regolare la libertà (ribadita in ogni atto legislativo e normativo) o di ridurla ad espressione di “gruppi minoritari”.

Ma chi stava imponendo l’“autonomia” era consapevole dell’obbiettivo: imbrigliare e burocratizzare la scuola attraverso un soverchiante carico di obblighi – espliciti ed impliciti – e imprigionarla in una rete di conformismi, servilismi e gerarchie (lo staff del dirigente, posto a presidio della costruzione di questa “nuova”, poi “buona”, scuola); ed era consapevole del rischio che l’aggressione alla libertà sancita dalla Costituzione potesse far saltare in sede giudiziaria, o addirittura da parte della Corte Costituzionale, l’intero impianto della falsa autonomia. La nostra ipotesi è che questo residuo di libertà chiamato mozione di minoranza sia stato introdotto nel Regolamento con il duplice scopo di pararsi da eventuali contestazioni e di rinchiudere la libertà di insegnamento nei confini di una faticosa prassi burocratica: non più incontestabile punto di riferimento, ma labile appiglio per chi con forza e previdenza riesce per tempo a dichiarare le proprie opzioni in sede di approvazione del PTOF.

In venti anni è stato fatto poco uso di questo ristretto ambito di libertà tant’è che numerose sentenze negative si sono potute abbattere sugli insegnanti anche perché pochi sono stati i casi di docenti che abbiano fatto ricorsi adducendo il diritto di libertà (scarsa) sancito dal Regolamento o che si siano premuniti di chiederne il riconoscimento (!) al collegio docenti. Sta di fatto che in nessun caso la magistratura, unico organo titolato al ricorso alla Corte Costituzionale, nonostante la reiterazione delle richieste, mai ha trovato modo per deferire alla Suprema Corte un qualche giudizio.

Così stancamente, atto dopo atto, questo piccolo, importante e non usato straccio di libertà è passato da una norma a quella successiva senza che se ne facesse l’uso che pure meriterebbe.

Come potrete leggere nel vademecum che segue, anche nella pessima legge 107/2015 (art. 1 comma 14), quella sulla pessima scuola, ritualmente si ribadisce il concetto.

Una collega, Antonella, del gruppo NO Alternanza Scuola Lavoro, spinta dalla buona volontà e dalla necessità, ha fatto una raccolta forse esaustiva dei tentativi di produrre modelli ed esperienze che consentissero l’uso e il diffondersi delle Mozioni di Minoranza.

Per adesso ci limitiamo a pubblicare il VADEMECUM, ma in tempi brevi a seguire proporremo modelli per le minoranze su vari argomenti, nella speranza che tutti contribuiscano al loro uso, la loro diffusione, il loro miglioramento… che sa che attraverso l’uso della poca libertà rimasta non si crei una crepa nel tetragono autoritarismo della scuola italiana.

Fortunato e Piero del gruppo NoINVALSI

VADEMECUM SU OPZIONE DI MINORANZA

1 – Che cos’è?

È una fondamentale “clausola di garanzia” posta a tutela del principio costituzionale della libertà d’insegnamento e permette agli insegnanti di non essere vincolati, anche come singoli individui, alle scelte didattico-metodologiche votate dal Collegio Docenti e previste dal PTOF.

L‘articolo 1, comma 14, punto 2 della legge 107/2015, che modifica l’articolo 3 del Dpr. 275/1999, afferma:

Il piano [triennale dell’offerta formativa, ndr] è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi, determinati a livello nazionale a norma dell’articolo 8, e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell’offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, valorizza le corrispondenti professionalità e indica gli insegnamenti e le discipline tali da coprire”.

Da ciò discende l’OBBLIGO che l’opzione di minoranza, ovviamente purché non contraria alla Legge, sia riconosciuta, accolta e dunque inserita nel PTOF affinché anche le famiglie e gli studenti ne siano edotti.

2 – In quale momento presentarla

Il momento più opportuno per presentare l’opzione di minoranza è la seduta del Collegio Docenti in cui l’intero PTOF o il singolo intervento didattico che non condividiamo e da cui ci vogliamo dissociare viene inserito all’o.d.g. per essere discusso e approvato.

I docenti che non hanno partecipato alle sedute di discussione e approvazione del PTOF o che comunque abbiano successivamente maturato una diversa posizione, potranno presentarla anche a posteriori, protocollandola in qualsiasi momento agli atti del proprio fascicolo personale (la ricezione del protocollo da parte della Segreteria è un atto dovuto che non può essere rifiutato); in tal caso, l‘inserimento dell’opzione nel PTOF potrà avvenire in occasione della prima revisione o aggiornamento dello stesso.

3 – Come presentarla

L’ideale sarebbe riuscire a trovare momenti di confronto con i colleghi (le riunioni per materie, ad esempio, ma anche le assemblee RSU) in cui discutere ed elaborare un breve documento da firmare e presentare insieme durante il Collegio Docenti perché venga messo a verbale.

La stessa cosa, in ogni caso, può essere fatta come singolo/a docente e le adesioni di altri docenti al documento possono avvenire anche in sede di Collegio.

Sui questo sito saranno disponibili modelli di opzione metodologica di minoranza che possono essere adattati alle singole situazioni. È importante comunque che le opzioni di gruppo minoritario siano nominali: deve cioè risultare, a verbale o dal documento dell‘opzione presentato, il nominativo o i nominativi dei docenti che intendono avvalersene.

4 – Che cosa rispondere ai presidi che si rifiutano di accoglierla

Richiamare, in corso della discussione collegiale, la normativa di riferimento. Oltre al citato comma 14 della L. 107/2015:

A) l‘articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana: L‘arte e la scienza sono libere e libero ne è l‘insegnamento.

B) l‘articolo 13 della Carta Europea dei Diritti, “Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata”;

C) l’articolo 7 comma 2 del D.Lgs. 165/2001: “2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca”;

D) gli articoli 1 e 395, comma 1 del D.Lgs. 297 del 1994:

1. Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dal presente testo unico, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente.

2. L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni. 3. È garantita l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca.” (art. 1); “1. La funzione docente è intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità” (art. 395).

Nel caso di ostinato rifiuto da parte del Collegio di recepire l’opzione, reiterare la richiesta in forma scritta, con i medesimi riferimenti di legge, protocollandola al fascicolo personale avendo cura di chiedere e conservare il numero di protocollo.

5. È vero che se si utilizza l’opzione di minoranza è necessario indicare le azioni alternative che vogliamo praticare?

Dipende dall’argomento trattato. Se, ad esempio, si rifiutano le prove per classi parallele non è necessario individuare alternative, perché tali prove non rientrano in nessun obbligo contrattuale o normativo, ma diventano obbligo solo se le approviamo in seno al Collegio Docenti e non facciamo mettere a verbale la nostra opzione di minoranza. Se invece rifiutiamo le griglie standardizzate di valutazione, dobbiamo indicare nella nostra opzione di minoranza in che modo procederemo nella valutazione visto che quest’ultima è un preciso dovere professionale.

6. Su quali argomenti posso avvalermi dell’opzione di minoranza?

In via generale, su tutte quelle materie che non sono normate in modo stringente per legge e sono demandate alle decisioni delle singole scuole autonome; tali materie sono moltissime e in particolare tutte quelle legate alla didattica e alla sua organizzazione.

Sul sito Cobas sono disponibili modelli di mozioni già predisposte su alcuni argomenti. In merito a questi ultimi o ad altri che ne richiedessero l’adozione, è possibile contattare le sedi Cobas che sono a disposizione per ogni ulteriore informazione.

7. Posso avvalermi dell’opzione di minoranza da solo o è necessario essere un gruppo di colleghi?

Il comma 14 parla di “gruppi minoritari”, ma ovviamente è possibile che tale “gruppo” sia costituito anche da una sola persona, visto che il riferimento principe è proprio la libertà di insegnamento.

Ad eventuali obiezioni dirigenziali di questo tipo, non è nemmeno necessario rispondere: è sufficiente far mettere a verbale la propria mozione di minoranza.


One response to “La mozione di minoranza

  • Programmare in minoranza? – La nostra scuola

    […] Non è un paradosso che vi sia una libertà di insegnamento costituzionalmente garantita e, allo stesso tempo, l’obbligo di “programmare” questo stesso insegnamento in un modo stringente deciso da altri? Come si fa ad avere libertà di insegnamento – ovviamente nel limite dei vincoli delle indicazioni (indicazioni!) nazionali – e contemporaneamente dover programmare quel lavoro non come lo farebbe chi lo programma, ma come lo farebbe qualcun altro? Partiamo da più lontano.C’è una certa tendenza comune, in tutte le mode del didattichese, alla sostituzione, allo scambio: tra fini e mezzi (‘nuove metodologie’, ‘nuove tecnologie’, considerate buone in funzione di quel ‘nuove’, non della loro validità culturale ed educativa), tra forma e sostanza, tra concretezza e astrattezza, tra semplicità e complessità.La complessità dovrebbe essere quella dell’insegnamento, della lezione e del rapporto con la classi: è complessa e poco prevedibile in anticipo la concretezza di ciò che accade nello scambio con gli studenti, che richiede da parte dell’insegnante spessore umano e culturale indispensabili a cogliere le occasioni educative che nel corso dell’anno, o della singola lezione, si presentano; richiede prontezza ed ‘esprit de finesse’.Mentre la concreta attuazione della didattica è complessa, dipendente da una molteplicità infinita di variabili che l’insegnante deve essere capace di comprendere e di gestire, la programmazione dovrebbe essere semplice e lineare: dopo tutto si tratta di un semplice ‘canovaccio’ di contenuti e di metodi, il cui sviluppo va poi portato avanti in classe.Ora, cosa succede? Seguendo tutte le mode e tutti i conformismi – anche quelli francamente meno intelligenti – le programmazioni diventano un’inutile piramide, dalla mole mostruosa, di tecnicismi astratti, griglie, improbabili ed acrobatici parallelismi tra non meglio definite “abilità” e “competenze”, cui si affiancano sempre più timidamente delle tenui “conoscenze”, e di ‘previsioni’ che nessun insegnante degno di questo nome pensa davvero di realizzare in modo tanto ossessivo, se ha rispetto di sé, del proprio intuito nel cogliere le opportunità culturali e formative che si presentano via via e delle persone che ha di fronte, che hanno diritto al riconoscimento della loro singolarità rispetto a quanto programmato e all’imprevedibile reazione delle loro menti di fronte ai contenuti proposti dall’insegnante (Ora, poi, si cerca di imporre un’unica programmazione ‘per consiglio di classe’, come se ogni disciplina non facesse caso a sé e non richiedesse le proprie modalità di attuazione, come se le ‘forme a priori’ metafisiche e universali del didattichese si applicassero ugualmente a tutto e cancellassero contenuti e specificità disciplinari).Sto dicendo che non si deve programmare? No, tutt’altro: penso invece che ogni insegnante debba assolutamente programmare – perché l’insegnamento non può essere soltanto improvvisazione – anche per chiarirsi le idee e avere una traccia lungo cui muoversi poi con l’indispensabile libertà; ma siccome è lui a dover programmare perché è lui che poi dovrà lavorare sulla base di quanto programmato, questa traccia deve essere il più possibile personalizzata, essenziale, semplice e flessibile, realmente rispondente al lavoro che davvero LUI/LEI ha intenzione di portare avanti in classe e aperta a quello che poi succederà davvero in classe. Unico limite, come già detto, dovrebbe essere quello di indicazioni nazionali capaci di fissare pochi punti fermi indispensabili lasciandone poi la realizzazione alla bravura dell’insegnante (bravura di cui il sistema dovrebbe fidarsi, grazie a un reclutamento motivato e culturalmente sensato, e non identificata e verificata ex post con la costrizione burocratica; ma questo è un altro discorso, magari da riprendere).Lo dico perché, come accade in molti ambiti, la complessità inutile e cavillosa, fatta entrare a forza là dove non occorrerebbe, con i suoi inutili tecnicismi, non è altro che un esercizio di potere. Cosa fa infattti l’insegnante costretto a programmare – man mano che le mode cambiano – per “unità didattiche”, poi per “unità di apprendimento”, poi “per competenze”, poi per “moduli” e così via? Si adatta, scopiazza, fa entrare quello che vorrebbe fare davvero in griglie barocche e arrampicate su un delirio classificatorio sempre più dettagliato, che sembra voler astrarre su carta l’intero universo del possibile, delega a dipartimenti e a esperti, si uniforma, con il senso di colpa di non aver capito quello che sta succedendo e di non essere all’altezza di presunti ‘programmatori’ professionali. Ed ecco che senza accorgersene è stato espropriato del suo lavoro e ha rinunciato a un suo diritto: quello di fare una programmazione a SUA misura per poi applicarla alle situazioni concrete che si trova di fronte grazie alle sue capacità, a tutto il suo bagaglio umano, educativo e culturale, alla sua esperienza. In termini tecnici, potremmo chiamarla alienazione: lo strumento, invece di aiutare l’insegnante nel suo lavoro, diventa un ostacolo e una minaccia su cui non ha più nessuna forma di controllo.Ora, una cosa che pochissimi dicono, proprio perché fa venire fuori il paradosso e l’ambiguità libertà di insegnamento-obbligo di programmazione, è che proprio perché l’insegnamento è libero, esiste la cosiddetta “opzione di minoranza” all’interno del collegio docenti: ogni insegnante, cioè, può rifiutarsi di insegnare attraverso metodi, modalità, strumenti definiti da altri, e nessuno può imporglieli.Non a caso, quando qualcuno deve spiegare ai dirigenti come imporre una programmazione dall’alto, si trova in imbarazzo e ha bisogno di arrampicarsi sugli specchi per aggirare la questione della libertà di insegnamento (ne è un esempio quest’articolo, che riporto perché non è uno dei peggiori e dice comunque cose interessanti:https://it.pearson.com/istituzioni/scolastiche/vademecum-dirigenti-prefazione/basi-autonomia-scolastica-liberta-insegnamento.html).Insomma, informiamoci su questa possibilità dell’opzione di minoranza – inserisco qui qualche riferimento in proposito – e facciamola valere. Riprendiamoci finalmente il nostro lavoro.http://www.giornale.cobas-scuola.it/pecore-nere/https://genitoreattivo.wordpress.com/2019/10/24/la-mozione-di-minoranza/http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1755 […]

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