INVALSI, Fase 2: vergogna!

Dopo due mesi di quiete, l’INVALSI esce allo scoperto proponendo per settembre batterie di test per misurare le competenze acquisite durante il periodo di Didattica a Distanza. La proposta è quella di offrire uno strumento di valutazione “attendibile” a studenti e docenti. Perché l’unica parola che ci viene in mente è: VERGOGNA?

Nella fase 1, che dura da anni e che ci ammorba ben prima del coronavirus, l’Invalsi ha lavorato alacremente per inoculare nella scuola il veleno della misurazione, delle competenze, dell’oggettività di fantomatici apprendimenti degli studenti da testare con il suo fastidiosissimo termometro, ancorché spuntato. Nessuna ‘falsificazione’ di popperiana memoria, quantunque prevista e necessaria per la verifica di qualsivoglia teoria scientifica, ha potuto neppure incrinare il suo principio di veridizione, assurto metafisicamente a dogma dai tronfi sacerdoti dell’Istituto, da generazioni di politici-lacchè di destra, sinistra e centro e da inossidabili burocrati ministeriali, tutti fedelmente preposti al rito vuoto della valutazione del sistema d’istruzione. Che trovava in sé, a prescindere dall’infondatezza e dall’autoreferenzialità degli strumenti messi in campo per misurare tutto e non modificare nulla, la sua soddisfatta ragion d’essere. Tanto capillare – e costosa – quanto inutile.

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