Pubblichiamo l’inquietante lettera inviata alle studentesse e agli studenti occupanti del Liceo Mamiani rei di essersi civilmente mobilitati, come i loro coetanei del Kant, dell’Albertelli, del Socrate, del Visconti di Roma, del Volta di Torino, del Parini e Manzoni di Milano, del Vico di Napoli per rivendicare una cosa semplicissima: una scuola normale, in presenza e in sicurezza.
Mentre il prossimo anno sarà ancora all’insegna delle classi pollaio e della discontinuità didattica, in una circostanza storica dove tutte le normali pratiche del vivere civile sembrano saltate per decreto, la lettera della dirigente scolastica si commenta da sola.
La solerte dirigente non trova niente di meglio da fare che imbastire una specie di processo kafkiano facendo uso della più squallida paccottiglia burocratica a sua disposizione.
In questo clima generalizzato di autoritarismo antidemocratico manifestiamo il nostro appoggio e la nostra vicinanza alle ragazze e ai ragazzi del liceo Mamiani.
Abbiamo provveduto a cancellare il nome del destinatario/a della letterea per evitargli ulteriori rappresaglie
Di seguito le ragioni dell’occupazione
Il mamiani è occupato
Collettivo.autorg.mamiani
Oggi noi studenti del Liceo Mamiani abbiamo deciso di occupare il nostro istituto per lanciare un messaggio che possa arrivare a tutti, agli studenti, ai professori e chi deciderà di ascoltarci.
Ci teniamo a sottolineare che non abbiamo nulla contro la Preside e il corpo docenti, la protesta sarà pulita e organizzata, per questo ci appelliamo al buon senso di tutti gli studenti affinché rispettino le norme, e questa scuola che tanto amiamo.
Ci sentiamo chiamati a reagire in prima persona al malessere che quest’anno, per via di una società che da sempre considera noi giovani dei bambini non ancora adulti, incapaci di autodeterminarsi accusati di essere la causa principale e troppo spesso il capro espiatorio di una situazione che non dipende da noi e che per primi ci sta colpendo.
Il nostro gesto si pone a seguito di mesi di mobilitazioni nei quali abbiamo avuto modo di sperimentare momenti di auto formazione e di aggregazione che ci hanno reso coscienti di quanto sia necessario oggi più che mai reagire; non possiamo pretendere di poter riassumere le motivazioni personali di ogni studente che è qui con noi oggi, poiché riteniamo che ora come non mai la focosa energia che contraddistingue la nostra età sia stata bollata come un difetto, un problema da risolvere, più che qualcosa da tutelare e indirizzare verso una crescita e una presa di coscienza, e che ognuno di noi abbia riportato dei danni che potevano essere evitati. Il timore per il futuro tormenta la nostra generazione, ma oggi, a seguito di mesi di privazioni, temiamo davvero che i bisogni degli studenti siano messi in secondo piano, che prevalgano logiche di profitto che tendono a utilizzarci come facili consumatori per poi demonizzare la nostra naturale necessità di incontro e condivisone. La scuola ha bisogno di ricostruirsi, e ciò è possibile oggi, quando più che mai siamo stati messi di fronte a un sistema che per auto tutelarsi ci sta lasciando in dietro. Chiediamo di essere i primi interlocutori in un discorso che ci riguarda più che mai, rivendichiamo la necessità di una generale rivalutazione della nostra posizione in questa società.
Pubblichiamo inoltre la lettera di solidarietà da parte dei collettivi Castelli a Scuola” e Ninand@
Agli studenti e alle studentesse del Mamiani
Insieme a molti altri/e vi siete mobilitati/e, dopo un anno di pandemia provocata dagli stessi adulti che non hanno saputo prevenirla, non l’hanno saputa gestire e che hanno molte responsabilità per aver edificato un sistema che l’ha generata.
Un anno di distanziamento fisico, di precauzioni, di sostituzione della scuola in presenza con pesanti e, spesso, inutili ore di lezione davanti a uno schermo.
Le promesse, le cantate dai balconi, gli striscioni con su scritto “Andrà tutto bene” sono evaporate.
E siete apparsi voi, con i vostri corpi, le vostre idee, i vostri slogan e la vostra necessità di esprimervi.
Vi hanno dipinto come untori, ora che i “runners” o i “vecchietti che fanno la fila 3 volte al giorno al supermercato” non attirano più l’attenzione mediatica.
Insomma, siete tutti singolarmente aperitivisti, fancazzisti, ingenui, menefreghisti, viziati e incoscienti.
Senza distinzione alcuna.
Salvo nei momenti in cui state zitti e buoni, chiusi in un angolo a chattare tra di voi senza esprimere nulla che vada contro le decisioni già prese. In pratica, quando non esistete come soggetto politico siete riconosciuti come una passiva categoria di individui da intervistare per dare qualche esempio singolo di “buone maniere”.
Vi criticano, coloro che 18 anni, o giù di lì, li hanno già vissuti.
Predicano alla grande, ma in tutti questi anni cosa hanno fatto per impedire la pandemia e per evitare di trovarsi del tutto impreparati ad una qualsiasi emergenza?
Dove erano quando hanno tagliato sanità, istruzione e trasporti, devastato l’ambiente, prodotto guerre e miseria oltreconfine, costruendo sistemi di schiavitù legalizzata nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici?
Se voi siete “colpevoli” di esservi finalmente rivisti in presenza, non per andare a sciare o in crociera, ma per aver dato luogo ad uno spazio concreto di incontro e di riflessione, lo siamo anche noi.
Per averlo fatto tutte le volte che lo abbiamo ritenuto necessario.
Per esserci presi quello spazio e quel tempo che sono propri di ogni lotta e che le controparti vedono come il fumo negli occhi, ci sentiamo al vostro fianco.
Per tutte le dinamiche che state vivendo: genitori rompicoglioni, docenti sull’orlo di una crisi di nervi che non vedono l’ora di sfogarsi, giornalisti che tifano per gli sgomberi a colpi di manganello e, dulcis in fundo, le aggressioni fasciste, il controllo delle forze dell’ordine e le minacce di sanzioni disciplinari nei vostri confronti.
Non siete e non sarete soli.
Con questa nostra lettera, ci rivolgiamo anche a chi non ha preso parte alle vostre forti iniziative perché nessuna “ginnastica d’ubbidienza” ha mai storicamente prodotto alcun avanzamento sociale.
Nessun immobilismo è stato mai artefice di qualcosa di positivo, anzi, ha sempre garantito lo status-quo.
È vero che niente è risolutivo, del resto se bastasse qualche giorno vissuto a tempo pieno, avremmo già fatto la rivoluzione 10 o 20 volte…
Ma il non far niente sa di rinuncia aprioristica.
Dato che non ci sembra che vi siate mossi “tanto per fare qualcosa” ma ascoltandovi e leggendo quanto scrivete è evidente che la reazione che avete scatenato, dalle minacce della dirigente alle infamate fasciste, c’entra poco o nulla con l’aver occupato un edificio scolastico ma è molto più dovuta ai contenuti che esprimete.
Certi di vedervi nelle prossime occasioni di discussione e nelle mobilitazioni cittadine, auspichiamo che proseguiate e rafforziate il vostro autonomo percorso.
Collettivo “Castelli a Scuola”, collettivo Ninand@














Lascia un commento